Italia e Ue, braccio di ferro infinito sulla flessibilità

Bordate tra Renzi e Juncker sugli 'sconti' in manovra. E Padoan chiede di sforare pure per le misure extra su migranti e sicurezza. Ma gli Stati membri frenano.

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14 Gennaio 2016

da Bruxelles

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

(© GettyImages) Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.


Che il tema centrale della sua visita a Bruxelles sarebbe stato quello della flessibilità il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan lo aveva già capito il 14 gennaio prima di entrare alla riunione dell'Eurogruppo: «Quella che l'Italia chiede è esattamente prevista dalla Commissione, quindi non c'è né troppa né poca, c'è quello che l'Italia ritengo sia titolata a chiedere».
Così Padoan, all'inizio della due giorni nella capitale europea, ha risposto al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici che proprio la mattina, in un'intervista a La Stampa, aveva detto che l'Italia avrebbe chiesto troppa flessibilità.
E così ha concluso anche il 15 gennaio, dopo l'Ecofin.
CLAUSOLE BOLLENTI. Nella conferenza stampa finale, Padoan, oltre a rispondere alle accuse rivolte al governo italiano dal presidente Jean-Claude Juncker, è nuovamente tornato sulla questione più calda che in questi mesi rischia di far saltare il tavolo negoziale tra l'Italia e l'Ue: la richiesta di applicare, nella Legge di stabilità per il 2016, le clausole di flessibilità previste dalle regole Ue.
«Senza alcun tono polemico», ha ribadito il titolare del Tesoro, «stiamo aspettando che la Commissione ci risponda», sapendo che «darà una risposta complessiva sulle richieste italiane in primavera perché questo ha implicazioni sulla Legge di stabilità».
«L'ITALIA SARÀ IN LINEA». E se la flessibilità dovesse essere applicata come previsto, l'Italia sarà «assolutamente in linea» con le regole Ue, ha puntualizzato Padoan.
«Stiamo parlando di un aumento del rapporto deficit/Pil dello 0,1% per la clausola sulle riforme strutturali, dello 0,3% per quella sugli investimenti, e dello 0,2% per le misure dovute a eventi eccezionali e nuovi (in questo caso per immigrazione e sicurezza, ndr). Quindi aspettiamo dalla Commissione giudizi e indicazioni più precise».


Moscovici: «Non sarà la flessibilità a cambiare l’economia»

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

(© Ansa) Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

Per ora a essere preciso è stato però Moscovici, che da tempo - prima indirettamente e il 14 gennaio ufficialmente - ha rivolto un messaggio chiaro all'Italia: «Può ottenere la clausola sugli investimenti o delle riforme strutturali e, nonostante tutto, critica. E dice “non abbiamo abbastanza” quando hanno più di chiunque altro», ha detto il commissario francese.
L'invito in pratica è ad accontentarsi delle prime due clausole senza chiedere un ulterirore sconto per l'emergenza migranti/sicurezza.
ALTRI PAESI IN PRESSING. Uno sconto che in Europa molti Paesi non sono disposti ad accettare, per questo hanno iniziato un pressing serrato sulla Commissione europea.
E i risultati sono già visibili: più che chiedere altra flessibilità, Moscovici ha suggerito all'Italia di adottare «un atteggiamento di cooperazione e compromesso», ritenendo questo «più efficace del conflitto».
Un consiglio, un avvertimento visto le sparate del premier Matteo Renzi, che a Bruxelles negli ultimi mesi non ha risparmiato critiche a un'Unione europea sempre più attenta allo zero virgola e alla stabilità che alla crescita e alla solidarietà.
Un modus operandi comunitario che però non sembra aver smosso l'Italia dalla sua posizione.
LEGGE DI STABILITÀ REGOLARE. E Padoan l'ha sottolineato ancora una volta il 15 gennaio proprio a Bruxelles: la legge di Stabilità non contiene niente di irregolare, per questo restano immutate le richieste fatte all'esecutivo europeo.
Come lo 'sconto' di 0,2 punti di Pil per le spese che l'Italia dovrà affrontare per accogliere i migranti e garantire la sicurezza.
REGOLE PIÙ 'ANTICHE'. Per quanto riguarda gli 'eventi eccezionali', infatti, il ministro ha ricordato che si tratta di una clausola 'più antica' della Comunicazione sulla flessibilità del 2015 (è stata introdotta con il '6 pack', che aveva riformato il Patto di Stabilità Ue), e che comunque la manovra finanziaria del governo ha previsto che il deficit/Pil salga dal 2,2 al 2,4% nel caso in cui Bruxelles non la rendesse operativa per l'Italia.
Ma come la Commissione ha già fatto sapere a fine 2015, la questione 'eventi eccezionali' sarà analizzata caso per caso nell’ambito del Patto di Stabilità sulla base dei dati che forniranno le autorità degli Stati.
Solo allora l'esecutivo Ue valuterà (ex post) le deviazioni temporanee rispetto alle richieste per il 2015 e 2016.
E sarà “ex post” anche l’eventuale concessione di flessibilità legata alle riforme.
NON SI PUÒ SEMPRE SFORARE. Un messaggio chiaro che Moscovici ha ribadito: «Non sarà certo la flessibilità a cambiare la tendenza dell’economia», ovvero non è con lo sconto dello 0,2% che si può continuare a sforare.
Che la legge di Stabilità non piaccia alla Commissione europea si sa: già a novembre 2015 Bruxelles aveva chiesto di rivederla.
Pur essendo in regola sul deficit l'Italia aveva infatti come obiettivo per il 2016 un deficit all’1,8% del Pil, ma secondo la legge di stabilità il deficit sarà invece al 2,2% del Pil.
Le previsioni di novembre fatte dalla Commissione Ue lo prevedevano addirittura al 2,3%.
Un dato che già allora aveva fatto ritenere il nostro Paese «a rischio di non conformità al Patto di stabilità e crescita».
TEMPO FINO A PRIMAVERA. Non una bocciatura definitiva. Quella potrebbe arrivare in primavera, quando la Commissione dovrà esprimere il proprio parere definitivo sulle leggi di stabilità dei vari Paesi e la situazione economica. Sino ad allora c'è ancora margine di trattativa.

Il deficit al 2,4% del Pil «è compatibile le clausole»

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

(© Ansa) Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Ed è su questo che Padoan continua a lavorare, insistendo sul fatto che se venisse accettata anche la richiesta dello sconto dello 0,2% si arriverebbe a un deficit al 2,4% del Pil, che, ha spiegato il ministro, «è compatibile con l'applicazione piena delle clausole di flessibilità di vario tipo, che rendono il profilo di bilancio dell'Italia coerente con il sentiero di aggiustamento all'interno delle regole Ue, in termini sia di indebitamento (deficit/Pil sotto il 3%, e continua a scendere) sia di saldo strutturale».
DISCUSSIONE APERTA. Insomma la discussione è aperta e Padoan non sembra avere alcuna intenzione di arrendersi.
«Lo scopo delle clausole», ha continuato il ministro, «è quello di consentire una deviazione dal sentiero verso l'obiettivo di medio termine (il pareggio strutturale di bilancio, ndr)».
E ancora: «La clausola per gli investimenti è possibile», ha ricordato Moscovici il 14 gennaio, «basta dimostrare che gli investimenti sono stati tali da giustificare la flessibilità aggiuntiva dello 0,3 auspicata».
È quello che l'Italia sta facendo, «continuando ad andare dove dobbiamo andare, ma con una deviazione temporanea», ha sottolineato Padoan.
«SAREMO COMPLIANT». Peccato che il ministro italiano, a differenza del commissario francese, spinga perché a questa si aggiunga anche a flessibibilità dello 0,2% sugli eventi eccezionali.
«Se ci sarà l'applicazione delle clausole di flessibilità così come l'abbiamo richiesta, saremo assolutamente 'compliant'», ha ribadito Padoan.
Una flessibilità che sono anche i socialisti europei capeggiati dal presidente italiano Gianni Pittella (presidente del gruppo europarlamentare dei socailsiti democratici S&D) a porre sul tavolo della Commissione.
FIDUCIA NON A PRIORI. Secondo quanto riferito da più fonti nella riunione di inizio anno organizzata il 13 gennaio dal gruppo, sarebbe stato proprio Pittella a ricordare che la fiducia accordata al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker «non è un assegno in bianco».
Un frase diventata ormai un mantra pronunciato più volte dal politico italiano, e ora ricordato come conditio sine qua non per avere una maggior forza politica nel condizionare le scelta della Commissione.
A partire dalla richiesta di dare maggiore slancio al piano di investimenti, uscire dall'impasse sulla gestione dei flussi migratori.
E soprattutto difendere la flessibilità, tanto invocata dall'Italia, davanti ai rigoristi europei.
RIGORISTI PURE TRA GLI S&D. Peccato che tra i rigoristi ci siano anche i socialisti tedeschi e olandesi che fanno parte del gruppo presieduto da Pittella.
E che nelle istituzioni europee ricoprono ruoli di potere, come per esempio il presidente dell'Eurogruppo, il socialista Jeroen Dijsselbloem, che da gennaio è anche a capo dell'Ecofin in quanto la presidenza del Consiglio europeo è olandese per i prossimi sei mesi.
Non proprio un socialista flessibile che potrebbe agevolare il difficile processo negoziale tra l'Italia e la Commissione Ue.


Twitter @antodem

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