Italia, torna lo spauracchio di una manovra bis

Renzi semina ottimismo. Ma Fmi e Commissione ancora non si fidano di Roma. E premono per una correzione dei conti. Sullo sfondo, il pressing di Berlino.

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01 Gennaio 2016

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

(© Imagoeconomica) Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

Su Palazzo Chigi aleggia lo spettro di una correzione dei conti.
Di quello che un tempo si chiamava manovra bis.
La Commissione europea ha rimandato all’autunno la Legge di stabilità da 35 miliardi che riporta l’Italia a fare politiche in deficit per smuovere l’economia.
I falchi sono in agguato. Ma Matteo Renzi è convinto di passare l’esame previsto a marzo.
L'OTTIMISMO DI RENZI. L’ha ripetuto anche nella conferenza stampa di fine anno: «È scontato», ha detto, «che Bruxelles accolga le nostre richieste sulla flessibilità. Anche perché non abbiamo usato tutti i margini di cui avremmo diritto. Ma quelli che do per scontati».
Il premier si riferisce a un maggior deficit dello 0,5% legato alle riforme, uno 0,3 (inferiore allo 0,5 secondo lui disponibile) per gli investimenti, uno 0,2 per risarcire gli sforzi per l'emergenza immigrazione.
Facendo intendere che, con i ritardi che l'Italia ha dimostrato sul versante dei fondi infrastrutturali e della coesione sociale, è meglio non scherzare.
Ma finora la Ue non ha ancora autorizzato la clausola per gli investimenti e considera troppo ampia la quantificazione fatta da Roma per la gestione degli sbarchi dei migranti.
IL MESSAGGIO DI LAGARDE. Se non bastasse, c’è chi scommette che anche l’anno prossimo l’Italia dovrà rivedere al ribasso il dato sulla crescita, oggi stimato in un +1,3%.
Lo scenario internazionale non è dei migliori se il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha dichiarato al quotidiano tedesco Handelsblatt: «In molti Paesi il settore finanziario ha ancora dei punti deboli e nei mercati emergenti i rischi finanziari stanno aumentando. Tutto questo significa che la crescita globale sarà deludente e irregolare nel 2016».
Per poi aggiungere: «Bassa produttività, invecchiamento della popolazione e gli effetti della crisi finanziaria globale sono ulteriori freni alla crescita, fattori che hanno indebolito le prospettive a medio termine». Sembra la fotografia del nostro Paese.

Il braccio di ferro con Bruxelles sulla flessibilità

Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, presidenti di Commissione e Consiglio Ue.

(© GettyImages) Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, presidenti di Commissione e Consiglio Ue.

L’Italia deve ancora recuperare quasi 8 punti di Pil per tornare ai livelli di crescita precedenti alla crisi.
E non è riuscita a dare uno choc alla sua attività neanche sfruttando appieno il crollo del prezzo del petrolio (che per Renzi è una iattura), la liquidità a costo zero garantita dalla Bce e l’indebolimento del dollaro.
Pier Carlo Padoan ha messo da parte 1 miliardo legato al reserve change, ma potrebbe non bastare se Bruxelles bocciasse le richieste di flessibilità italiane.
E non mancano segnali da parte europea che vanno in questa direzione.
LA COMMISSIONE NON SI FIDA. Roma si fa forte dell’ennesimo sconto concesso alla Francia, anche quest’anno saldamente in deficit, ma l’atteggiamento verso il nostro Paese è diverso: infatti la Commissione ha finora respinto tutte le richieste italiane sul versante bancario, bad bank, salvataggio delle Bcc fallite con il meccanismo di salvaguardia, estensione della garanzia europea ai depositi sotto i 100 mila euro, immigrazione, sanzioni alla Russia, e spinge, con la Germania, per dare un maggiore valore di rischio ai Btp in bilancio agli istituti italiani.
Al di là dei numeri – Roma non è in deficit e può vantare un aumento primario costante da almeno un decennio – la Commissione non si fida dell’Italia.
Vorrebbe maggiori interventi sul debito pubblico e considera la sua economia ingessata.
UN MERCATO INTERNO RIGIDO. Come ha raccontato il Corriere della Sera, Dino Pinelli, István P. Székely e Janos Varga – i tre alti funzionari europei che per Bruxelles stanno studiando e valutando sia la Legge di stabilità sia le riforme di Renzi – hanno scritto in un loro rapporto pubblicato su www.vox.eu che la terza economia dell’area è in pieno declino.
Il suo mercato interno è rigido, la produttività langue, la ricchezza media (quindi i consumi sui quali tanto scommette il premier) cala.
Ce n’è abbastanza per una bocciatura a marzo e per una richiesta di nuove riforme.
A meno che – come avvenuto dopo gli attentati di Parigi – l’Europa si ritrovi in una nuova emergenza e la Commissione decida di dare ancora tempo ai Paesi meno virtuosi come l’Italia.

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Canoi 02/gen/2016 | 09 :49

Fare politiche espansive per di più con deficit spending, in queste condizioni, è suicida. L'Europa aveva detto di tagliare il cuneo fiscale e mantenere la tassazione sulla casa; operazione che taglia consenso al Governo (e infatti è andato in senso contrario). Se riusciremo a debellare ISIS in tempi rapidi, 6 mesi, la ripresa potrebbe arrivare dalla ricostruzione di nord Africa e medio oriente, apertura all'Iran e ripresa "regolare" con Russia. Intanto assistiamo alla forte flessione dei BRICS. Pensare a politiche espansive con ottica da cortile è stupido.

Cesidio 02/gen/2016 | 01 :28

Nuove Riforme?
L'Unione Europea non riesce a dire che Nuove Riforme; quali sarebbero? Le Riforme che stanno imbarbarendo l'Europa intera o, finalmente riforma che allontanino le ricette economiche da suicidio?

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