La Germania non può fare a meno dei migranti

Prima l'apertura ai siriani. Poi lo stanziamento di 12,1 miliardi per l'accoglienza. L'economia tedesca dipende dai profughi: dalle pensioni al costo del lavoro.

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19 Gennaio 2016

Angela Merkel e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

Angela Merkel e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

Lo scorso settembre il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziere, diede un calcio a Schengen e sospese il traffico ferroviario dall'Austria. I treni trasportavano troppi clandestini.
A novembre Angela Merkel commosse l’Europa, accogliendo 1 milione di siriani in fuga dalla guerra.
A inizio gennaio le violenze di Colonia spinsero Berlino ad annunciare espulsioni di massa e a studiare la creazione di una mini area di libera circolazione aperta soltanto alla Francia e al Benelux.
Due settimane dopo ecco Wolfgang Schaüble annunciare che i 12,1 miliardi di euro garantiti dal surplus di bilancio sarebbero stati usati per l’assistenza agli immigrati.
CITTADINI CONTRO IL GOVERNO MERKEL. Tanta schizofrenia è spiegabile perché la Germania è nel contempo il Paese che in Europa ha più bisogno di immigrati (l’aumento degli arrivi ha comportato lo scorso anno e comporterà nel prossimo un aumento della crescita del 0,2%) e quello dove la sua cancelliera rischia di essere “rottamata” proprio per la sua politica realistica sull’immigrazione.
Un sondaggio della tivù pubblica Zdf ha testimoniato il malcontento dei cittadini verso le scelte del governo: il 60% è convinto che la Germania non riuscirà a gestire l’ondata migratoria. Quattordici punti percentuali in più di contrari rispetto a dicembre. Il 56% dice poi che non voterà per la Merkel, perché «la sua gestione della crisi dei profughi non è positiva».
SPESA PREVIDENZIALE ALLE STELLE. La Germania ha circa 24 milioni di anziani, la spesa previdenziale più alta d’Europa e un tasso di natalità molto basso. Nel 2030 i tedeschi in pensione saranno il doppio di quelli attività. Il Paese ha bisogno per quella data di almeno 5 milioni di bambini in più, ma i tedeschi non vogliono farli. Brutalmente, è più facile e meno costoso “importarli”.
Già oggi gli immigrati garantiscono il 5% dei consumi e un decimo dei contributi necessari per pagare gli assegni di chi è in quiescenza.
Per non parlare del fatto che il made in Germany, per tenere il passo delle economie più dinamiche, deve mostrarsi competitivo sul costo del lavoro: o delocalizza sfruttando tutti gli strumenti offerti dal pacchetto Hartz IV oppure assume personale straniero, che si accontenta anche di un terzo in meno dei salari medi.

Oltre 12 miliardi per l'accoglienza dei profughi

Migranti sbarcano alla stazione ferroviaria di Passau, Germania meridionale.

(© GettyImages) Migranti sbarcano alla stazione ferroviaria di Passau, Germania meridionale.

Già da un decennio è in vigore nel Paese la Blue card che garantisce agli immigrati diplomati sussidi un corso di lingua per imparare il tedesco, formazione continua e facilitazioni per il ricongiungimento familiare.
Per questo motivo la Merkel ha aperto la porta ai lavoratori siriani, Paese che prima dell’inizio della guerra vantava il più alto livello di scolarizzazione del Medio Oriente. Mentre Schaüble, così deciso nel tentativo di cacciare la Grecia dall’Europa, ha scelto di aggiungere 12,1 miliardi al miliardo già previsto per l’accoglienza dei profughi.
Sanno che soltanto così si frena il declino della Germania, che non è più la locomotiva di un tempo.
DATI ECONOMICI INFERIORI ALLE STIME. A novembre il surplus della bilancia commerciale si è fermato a 19,7 miliardi di euro, contro i 20,5 registrati a ottobre. I numeri sono risultanti inferiori alle stime degli economisti. Soprattutto rallentano le esportazioni (cresciute soltanto dello 0,4%) e schizzano in alto le importazioni (+1,6 nello stesso periodo).
Rispetto al passato, e complice la crisi degli emergenti o il rallentamento della ripresa di Usa e Europa, le imprese faticano a vendere all’estero auto di lusso o macchine di precisione.
Contemporaneamente i tedeschi, storicamente delle formiche, spendono e s’indebitano come cicale, vincendo le loro remore perché si sono risvegliati in un’era di benessere mai registrata dalla fine della Seconda Guerra mondiale in poi.
RALLENTA IL TASSO DI CRESCITA. Ma questo benessere è destinato quanto meno a ridursi. Soprattutto se il tasso di crescita (quest’anno è previsto un aumento del Pil dell’1,4%) continuerà a rallentare come adesso.
E tanto basta perché in un Paese storicamente accogliente come la Germania possano scattare forme di ritrosia se non di invidia verso lo straniero.
In quest’ottica anche i 14 miliardi che Merkel e Schäuble vogliono investire nella risorsa dell’immigrazione vengono visti come risorse levate al welfare dei cittadini. Potrebbero essere utili per mantenere l’alto livello di vita dei tedeschi.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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