Lavoro, contratto nazionale: la trattativa tra sindacati, Confindustria e governo

Salario minimo. Produttività. Sistemi di cogestione. Tra imprese e sindacati le posizioni sono lontane. E i Renzi boys premono per interventi draconiani.

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13 Gennaio 2016

Per una volta Giuliano Poletti ha avuto la meglio sui giuslavoristi del giglio magico. Se i Nannicini, i Taddei e i Del Conte continuano a chiedere una rivoluzione draconiana sui contratti nazionali (in estrema sintesi il suo superamento attraverso l'introduzione del salario minimo), Matteo Renzi si sarebbe convinto di seguire l'approccio più diplomatico del ministro del Lavoro: la riforma la faranno le parti sociali, partendo dalla proposta dei sindacati, che il 14 gennaio presentano nei loro direttivi.
In cambio le sigle accetteranno che il governo legiferi su materie un tempo monopolio dei rappresentanti di lavoratori e imprese: la rappresentanza e la partecipazione dei dipendenti alla gestione aziendale. «Ma saranno delle norme fatte soltanto per rafforzare l'intesa», dicono dal governo.
LA PIATTAFORMA DI FEDERMECCANICA. Questo, Confindustria permettendo, dovrebbe essere l'esito di una trattativa che dura da prima che Renzi arrivasse a Palazzo Chigi. Sì perché viale delle Astronomia, che promette un documento ad hoc, porta avanti la sua proposta di riforma attraverso la piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici presentata da Federmeccanica. Questo testo in parte è stato bocciato dai confederali (soltanto la Fim Cisl si è mostrata più aperta al dialogo), anche perché recepisce in maniera più articolata e ambiziosa quello che è l’approccio del governo.
NIENTE AGGANCIO AGLI INDICI. Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, ha spiegato a Repubblica: «Gli obiettivi che i sindacati si prefiggono, rilancio della competitività delle imprese e creazione delle condizioni per lo sviluppo, sono condivisibili. Gli strumenti che mettono in campo, però, si muovono in direzione opposta». Per poi chiarire: «Sicuramente non condividiamo l'idea di una dinamica retributiva a livello nazionale che prevede erogazioni salariali agganciate a indici macroeconomici». 

Si discute su argomenti un tempo tabù: produttività e partecipazione

Le distanza tra le parti sulla riforma generale stanno avendo ripercussioni anche a un altro tavolo, quello degli alimentaristi, saltato nelle ultime ore.
LA LOGICA DI MUTUE CONCESSIONI. Leonardo Colavita, vicepresidente di Federalimentare con delega alle relazioni industriali, ha attaccato i confederali, spiegando che «è assolutamente ingiustificato l'abbandono del tavolo da parte sindacale e penso che molti lavoratori saranno dello stesso avviso. Non abbiamo mai detto che vogliamo ridurre i salari, ma il concetto è quello di entrare in una logica di reciproche concessioni, com'è normale in qualsiasi trattativa». L'obiettivo è «trovare un punto di equilibrio anche mediante soluzioni di contenimento di costi per le imprese, realmente misurabili e di vera flessibilità produttiva, termini a cui i sindacati al di là di formali dichiarazioni rimangono sordi».
IL SUPERAMENTO DI VECCHI VETI. In termini assoluti Confindustria e sindacati sono pienamente d'accordo soltanto su un punto: evitare che sia il governo a fare (per legge) la riforma dei contratti nazionali di lavoro. Ma a ben guardare le parti, che si rivedono il prossimo 21 gennaio, hanno inserito nelle loro proposte argomenti un tempo tabù: legare salari a produttività per i sindacati, la partecipazione dei lavoratori per le imprese.
NUOVO PESO AL SECONDO LIVELLO. Al centro delle due proposte c’è il futuro del contratto nazionale. Sul primo livello le imprese propongono di aumentare la paga base soltanto se questa è sotto il minimo di garanzia. In chiave perequativa, per esempio, sono disponibili a offrire dal 2017 una cifra pari a 37,31 euro. Il grosso dei soldi (in totale 260 euro tra contanti e servizi), Confindustria li vuole allocare sulla contrattazione di secondo livello: quella aziendale. Dove però le risorse sono collegate ai risultati: guadagna più chi lavora  negli impianti più produttivi.
L'IDEA DELL'ASSICURAZIONE MEDICA. Viale dell’Astronomia, poi, è pronto a riconoscere una parte del bonus sotto forma di welfare: come in America valuta la copertura integrale sanitaria al 100% per i dipendenti e i propri familiari. E la cosa potrebbe dare la stura alla nascita di un sistema assicurativo, che aiuterebbe non poco lo Stato a limitare la spesa sociale.

Bene la sanità, ma i sindacati vogliono anche il salario minimo

Ai sindacati piace la promessa di garantire a più lavoratori una sanità privata di qualità, come già avviene in alcune categorie professionali.
Spaventa lo svuotamento del contratto nazionale, che a loro dire impoverirebbe i territori dove sono minori le grandi aziende (le uniche dove si applica la contrattazione di secondo livello) e la produttività. Con non poche ripercussioni sulle già esistenti sperequazioni tra il Nord ricco e il Sud povero.
PROPOSTE CONTRO GLI SQUILIBRI. Per questo le sigle propongono un salario minimo per venire incontro alle posizioni del governo, da applicare in tutto il Paese. Contemporaneamente – e superando il mantra dei “minimi salariali” – mettono sul piatto nuovi istituti: un bonus per riconoscere anche una quota del cosiddetto salario di produttività per evitare sperequazioni tra territori ricchi e aree povere, dall’altro un premio in denaro per tutte quelle aziende (e in Italia sono la maggioranza) che non possono fare la contrattazione di secondo livello.
UN CONTRATTO DEPOTENZIATO. Anche i confederali però sono pronti a investire sulla contrattazione di secondo livello, negli ultimi anni finita nel mirino della segreteria della Cgil. Infatti, venendo incontro alle richieste delle imprese e del governo, accettano il principio di stabilire il grosso degli aumenti salariali proprio in fase di trattativa aziendale. L'obiettivo, come detto, è salvare il contratto nazionale, anche depotenziandolo come chiedono Renzi e Confindustria. L'altra grande differenza riguarda la proposta di Cgil, Cisl e Uil per lanciare uno strumento in grado di far recuperare in busta paga il fiscal drag e il costo dell’inflazione.
RECUPERARE SPEREQUAZIONI. L’attuale indice Ipca non tiene in considerazione la bolletta energetica, per esempio: il che ha finito per deprimere i salari e in teoria potrebbe anche spingere i datori a chiedere ai lavoratori di restituire parte degli aumenti, poiché in questi anni il caro vita è negativo. Di conseguenza vogliono un parametro perequativo che leghi prezzi e indicatori di crescita e dal quale scaturisca un bonus salariale da riconoscere alla fine della durata del triennio contrattuale (la Fiom di Landini spinge per una verifica annuale).
Confindustria, da un lato, accetta di aggiornare il peso dell’inflazione soltanto sul salario minimo, dall’altro propone di trasformare gli aumenti in servizi di welfare, come quelli per la sanità o per la formazione, proprio per salvaguardare il potere d’acquisto dei salari.
IL MODELLO TEDESCO DI COGESTIONE. Le parti sono lontane anche sulla partecipazione dei lavoratori alle strategie delle imprese. Viale dell’Astronomia guarda a dei comitati consultivi per migliorare il dialogo tra datori e dipendenti. Il sindacato studia la cogestione tedesca e spinge per avere un ruolo maggiore nella gestione delle crisi come nella politica di remunerazione dei manager.
Il prossimo 21 gennaio Cgil, Cisl e Uil si vedranno con Confindustria, entro il 28 le tute blu e Federmeccanica puntano a chiudere. Si preannuncia una trattativa molto dura, anche perché a questo tavolo il sindacato vuole presentarsi unito.
Sullo sfondo c'è anche il nuovo assetto di viale dell'Astronomia, dove Giorgio Squinzi è in uscita. Il suo vicepresidente per le relazioni industriali, Stefano Dolcetta, non soltanto ha criticato l'intesa soft raggiunta a ottobre sul contratto dei chimici, ma ha chiesto che il futuro numero sia un imprenditore metalmeccanico. Quindi una guerra nella guerra, che potrebbe fare il gioco dei Renzi boys.

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