Lavoro, la giustizia italiana frena le imprese

Processi infiniti. Fuori dai parametri Ocse. Ecco perché non si investe in Italia.

di

|

27 Settembre 2014

Il premier italiano Matteo Renzi a New York con la moglie Agnese, il presidente americano Barack Obama e la first lady Michelle.

(© Ansa) Il premier italiano Matteo Renzi a New York con la moglie Agnese, il presidente americano Barack Obama e la first lady Michelle.

Parlando alla comunità economica e finanziaria newyorkese, nel suo primo viaggio da premier negli Stati Uniti, Matteo Renzi è apparso molto determinato nell'indicare gli obiettivi che il governo intende realizzare in tempi brevi per rendere l'Italia un Paese più attraente agli occhi degli investitori stranieri. «Cambieremo la burocrazia, le regole del gioco sul lavoro, le istituzioni», ha promesso il presidente del Consiglio, «e daremo tempi certi alla giustizia».
OLTRE L'ART. 18. La riforma del lavoro è considerata dal governo una priorità. Lo scontro sull'articolo 18 e sulla sua possibile revisione ha infiammato il dibattito politico delle ultime settimane e promette di creare ancora nuove tensioni tra palazzo Chigi e i sindacati e tra il segretario del Pd e le minoranze del partito.
Poco si è discusso invece della lentezza e del malfunzionamento della giustizia civile italiana, che molti osservatori considerano il vero freno agli investimenti esteri e alla crescita delle imprese del nostro Paese.

 

Durata processo civile: media Ocse 788 giorni, in Italia otto anni

 

 

  • La durata dei processi civili in italia al confronto con gli altri Paesi Ocse (fonte ministero della Giustizia).

 


In uno studio del 2013, Doing Business 2013, diventato un punto di riferimento per gli investitori internazionali, la Banca Mondiale ha collocato l'Italia al 160esimo posto su 185 Paesi analizzati, per la durata delle controversie commericiali. In media, nel nostro Paese, un contenzioso giuridico di questo tipo per arrivare a una soluzione in primo grado con relativa esecuzione della sentenza, può richiedere un tempo di 1.210 giorni. La media Ocse è invece di 510 giorni.
ITALIA MAGLIA NERA IN UE. La durata di un processo civile in primo grado, secondo lo studio, è in Italia di 493 giorni, mentre la media europea è di 287. Per dare un'idea del divario con gli altri Paesi, la Germania è al quinto posto nella classifica stilata dalla Banca mondiale, la Francia all'ottavo, l'Inghilterra al 21esimo.
Da altre rilevazioni effettuate dall'Ocse nel 2013, risulta che, nei Paesi che fanno parte dell'organizzazione, la media per la risoluzione definitiva, ovvero fino all'ultimo grado di giudizio, di una controversia in ambito civile, è di 788 giorni. In Italia può arrivare fino a otto anni.
Lentezze e ritardi che costano a Roma anche un altro primato negativo: il nostro Paese ha il maggior numero di violazioni del principio di «ragionevole durata» dei processi stabilito dall'articolo 6 dalla Convenzione europea dei diritti umani.
LENTEZZA NEI PAGAMENTI. Anche il ministero della Giustizia, del resto, non nasconde le difficoltà. «Un’impresa operante in Italia per ottenere il pagamento di un credito vantato nei confronti di altra azienda ricorrendo al giudice, deve attendere per un tempo anche triplo rispetto ai concorrenti operanti in altri Paesi industrializzati», si legge in un compendio pubblicato il 2 luglio del 2014 sul sito del dicastero. Che dà conto anche di un altro studio realizzato dalla Commissione europea, pubblicato il 17 marzo 2014.
È lo scoreboard dei sistemi di giustizia nella Ue per il 2014, «da cui risulta che, a fronte di una riduzione dell’arretrato di cause in materia civile e commerciale, dovuta sia alla riduzione delle sopravvenienze (nel 2012 rispetto al 2010), sia al costante incremento della produttività dei magistrati italiani (dal 120% al 130% dal 2010 al 2012), i tempi di definizione delle medesime controversie continuano ad allungarsi passando da 500 giorni del 2010 ai 600 giorni nel 2012».

 

Più arbitrati e negoziazioni assistite per snellire i processi

 

Una catena di montaggio.

Una catena di montaggio.

Per tentare di risolvere il problema, il 12 settembre 2014 il governo ha varato il decreto legge 132/2014, che dovrebbe portare, nelle intenzioni del presidente del Consiglio, alla riduzione della durata media dei processi civili da tre anni a uno e alla riduzione dell'arretrato accumulato dai tribunali.
La logica ispiratrice del decreto potrebbe essere sintetizzata così: più i cittadini riusciranno a trovare accordi tra le parti attraverso strumenti altri come l'arbitrato e la negoziazione assistita, senza fare ricorso al giudice, e più i giudici avranno tempo per smaltire l'arretrato.
IL NODO DELLE FERIE DEI MAGISTRATI. Il testo però ha suscitato molte polemiche nel mondo giudiziario perché, tra le altre cose, riduce le ferie dei magistrati di 15 giorni all'anno e introduce poi una riduzione della sospensione feriale dei termini processuali, che dal prossimo anno interverrà dal 6 al 31 agosto e non più dal primo agosto al 15 settembre.
Gli strumenti che il decreto mette a disposizione sono due: l'arbitrato e la negoziazione assistita.
L'arbitrato potrà essere utilizzato quando nelle cause pendenti in primo o secondo grado, le parti si accordano per far ricorso a un collegio arbitrale e arrivare a un accordo condiviso. La possibilità del ricorso all'arbitrato però non riguarda le cause lavorative.
I LIMITI DEGLI STRUMENTI. La «negoziazione assistita da un avvocato», invece, prevede «la rinuncia o la transazione sui diritti del lavoratore» quando in presenza di un accordo sottoscritto dalle parti. Questo tipo di procedura non potrà riguardare i cosiddetti «diritti indisponibili», come la libertà personale e di pensiero.
Basterà a riportare l'Italia nella media dei Paesi Ocse e Ue?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

a>lè 02/ott/2014 | 08 :19

di casta in casta
libertà, uguaglianza e fratellanza ...
forse è questo pensiero che la società e la Repubblica italiana non hanno ancora recepito ... oppure, tramite qualche organismo o rito simbolico, lo hanno un poco stravolto e strumentalizzato ai propri fini ...
d'altronde, come affermano gli istituti di statistica, il PIL italiano fa forza per la sua crescita sul reddito e il capitale illecito

Lodovico Malavasi 30/set/2014 | 17 :29

Ordine
La magistratura è un ordine conta anche le prescrizioni.

Stefano Celli 28/set/2014 | 08 :27

Perchè non aggiungete anche ....
... Che i magistrati italiani, pur essendo in numero uguale ai francesi, definiscono circa un milione di cause in più rispetto a loro? In Italia 2.800.000 affari, in Francia 1.800.000. I dati sono del Consiglio europeo, non della Anm. Non vi ha mai sfiorato l'idea che se le cause sono sproporzionate al numero di magistrati la colpa non è dei magistrati?

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli

Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani. La storia.

prev
next