Olimpiade 2024, rischio fallimento per l'Italia

Renzi lancia la Capitale per l'appuntamento del 2024. Ma l'evento può costare fino a 8 miliardi. E il Pil crescerebbe meno dell'1%. Salvini: «Una follia».

di

|

15 Dicembre 2014

Il premier Matteo Renzi.

(© Ansa) Il premier Matteo Renzi.

Ora è ufficiale, Roma è candidata a ospitare l'Olimpiade del 2024. Dove non è riuscito Enrico Letta, ha potuto Matteo Renzi.
Lunedì 15 dicembre, il premier ha annunciato la candidatura della Capitale per i Giochi, con grande felicità del presidente del Coni Giovanni Malagò.
GIOCHI, ROMA IN CORSA. Per Renzi l'occasione di realizzare un progetto promosso da Letta a settembre 2013, deve essere stata troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. E così, a distanza di quasi un anno dalle prime discussioni, Roma è tornata in campo per i Giochi.
Chissà cosa ne penserà l'ex presidente del Consiglio Mario Monti che nel 2012 aveva stoppato il progetto di ospitare l'edizione del 2020 - nel frattempo l'Olimpiade è andata a Tokyo (ha vinto la concorrenza di Istanbul e Madrid) - per salvaguardare i conti del Paese.
PAESE IN RECESSIONE. Che oggi l'economia sia migliorata rispetto a quando il Professore governava? Certo ora il timore di andare incontro a un disastro per i conti pubblici è decisamente attenuato dalla scelta del Cio di adottare nuovi modelli low cost, nel segno della flessibilità e della sostenibilità, ma i dubbi restano. Anche se le novità sono il principale incentivo per partecipare alla selezione.
Il sindaco di Roma Ignazio Marino è convinto che il progetto possa realizzarsi, proprio perché i conti sono stati messi in ordine. Eppure il debito pubblico è tornato a salire, toccando a ottobre quota 2.157,5 miliardi secondo le stime di Bankitalia.
MONTI STOPPA ROMA 2020. L'ultima volta che abbiamo ospitato i Giochi (estivi) era il 1960. Non c'era ancora il Muro di Berlino e negli Usa la lotta razziale era agli albori.
Dopo 64 anni, quindi, potremmo avere buone possibilità di vincere, anche se l'Africa attende da ben più tempo di noi.
Ma, entusiasmo a parte, per organizzare un'Olimpiade servono conti in ordine. E proprio perché Monti non credeva che fosse il momento giusto decise di ritirare la candidatura per il 2020. Ma ora c'è Renzi e quindi i «gufi» devono tacere. E fa niente se Roma è da poco finita nel ciclone di Mafia Capitale che ha svelato gli intrecci tra la malavita e parte dell'amministrazione della città.

Per Roma 2020 sarebbero serviti quasi 10 mld di euro

Enrico Letta con l'ex presidente del Consiglio Mario Monti.

(© Getty Images) Enrico Letta con l'ex presidente del Consiglio Mario Monti.

Quando Monti decise il dietrofront su Roma 2020, il comitato promotore aveva calcolato che per l'Olimpiade sarebbero stati necessari 8,7 miliardi di euro. La Commissione di valutazione economica aveva poi rivisto la cifra fissandola a 9,8 miliardi, di cui 8,2 a carico dello Stato.
A inizio 2012, inoltre, quando il Professore fermò la macchina organizzativa dei Giochi, questa era già stata messa in moto, tanto che si è parlato di oltre 1 milione di euro di spese già sostenute.
Ancora in piena crisi economica, l'ex premier decise quindi di rinunciare all'evento sportivo.
RIPIANATI I DEBITI DI TORINO 2006. Nella mente erano infatti ancora vivi i ricordi dell'Olimpiade 2006 di Torino: per i Giochi invernali, secondo uno studio del London east research institute (Leri) - Lettera43.it l'ha già utilizzato proprio per spiegare perché su Roma 2020 avesse ragione Monti - è stato utilizzato un budget di 2 miliardi di euro, con una spesa pagata dai contribuenti di 1,4 miliardi (il resto era a carico del Comune di Torino e di altri enti).
Alla fine dell'Olimpiade, il comitato organizzatore ha realizzato un introito di poco inferiore a 1 miliardo di euro. E a ripianare i debiti è ovviamente intervenuto lo Stato.
Per non parlare poi delle strutture rimaste inutilizzate dopo i Giochi invernali: per esempio, la pista da bob di Cesana (è costata 61 milioni di euro), i trampolini di Pragelato (34 milioni) e lo stadio di freestyle di Sauze d'Oulx (8 milioni).
NEL 2011 SI PAGAVA PER ITALIA 90. Pure il precedente di Italia 90 ha forse influito sulla decisione di Monti.
Per il Mondiale di calcio, dai dati pubblicati dal Leri, risulta che furono spesi 6 mila miliardi di lire (circa 3 miliardi di euro) destinati alle strutture del torneo, tra cui strade, aeroporti, stazioni ferroviarie e ovviamente stadi.
Quando il nostro Paese mise in moto la macchina organizzativa nel 1986, agli ordini dell'allora manager della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, la spesa prevista era di circa 500 milioni di euro, poi lievitata dell'84%.
Anche in quel caso l'Italia si ritrovò in eredità impianti afflitti da molti problemi, come il Delle Alpi di Torino costato 117 milioni di euro e demolito nel 2009 per far spazio allo Juventus Stadium.
Inoltre nel bilancio di previsione del 2011, Palazzo Chigi aveva dovuto inserire un capitolo sui mutui per la costruzione degli stadi di Italia 90. Segno che gli errori di 20 anni prima erano ancora lì da cancellare.

Con l'Olimpiade erano previsti 170 mila posti di lavoro

Tokyo ha conquistato l'Olimpiade 2020: ha superato in finale Istanbul e Madrid.

(© Getty Images) Tokyo ha conquistato l'Olimpiade 2020: ha superato in finale Istanbul e Madrid.

La scelta del Professore del 2012, tuttavia, non sembrò all'epoca indolore. A fronte delle enormi spese, la Commissione di valutazione economica aveva stimato che sarebbero stati generati 170 mila posti di lavoro in 14 anni, con un aumento di nuovi occupati di 12 mila unità all'anno e con il picco di 29 mila nel 2020.
Inoltre, era stato previsto che il Prodotto interno lordo italiano sarebbe cresciuto di 17,7 miliardi di euro tra il 2012 e il 2025 (+1,4%). E i benefici avrebbero coinvolto anche il Sud Italia.
Visti i dati, il 74% degli italiani intervistati dagli esperti della commissione si era detto favorevole ai Giochi.
TOKYO INVESTE 30 MLD. A sconfessare i numeri, però, sono state le stime arrivate da Tokyo non appena la capitale giapponese è stata scelta dal Comitato olimpico internazionale come sede dell'Olimpiade del 2020.
Secondo la banca Morgan Stanley, infatti, l'impatto dell'evento sportivo sul Pil, se in linea con i Giochi di Londra 2012, consentirebbe un incremento che oscilla tra lo 0,7% e lo 0,8%.
Mentre, per creare 150 mila posti di lavoro, Tokyo ha previsto un investimento di 2.960 miliardi di yen (30 miliardi di euro).
Quindi, le stime italiane erano troppo ottimistiche oppure i nipponici sono piuttosto cauti. Delle due, l'una.
ATENE NEL BARATRO COI GIOCHI. Visto l'entusiasmo sugli attuali conti dell'Italia, a far cambiare idea a Renzi avrebbe potrebbe essere l'esempio della Grecia.
Ben prima dell'Olimpiade di Atene 2004, l'economia ellenica godeva di buona salute, con un Pil in grado di crescere addirittura del 3%.
I numeri restarono sotto controllo solo fino al 2009, con il tasso di crescita che, dopo il picco del 2006, sprofondò del 12%. Inoltre Atene, un po' come accaduto per Torino 2006 e Italia 90, si ritrovò con molte strutture abbandonate: addirittura furono 21 su 22 gli impianti che, appena dopo un mese dai Giochi, erano già stati dimenticati.
OCCUPAZIONE AL PALO. Anche sul fronte occupazionale le cose non andarono meglio: nella sola Attica, la regione di Atene, rimasero a casa 70 mila persone al termine dell'Olimpiade.
Sia chiaro, l'Italia non è la Grecia, anche se in Europa a molti il paragone piace. La nostra economia è più stabile, ma pur sempre in bilico.
Per organizzare i Giochi ci vogliono conti solidi. Oppure un premier capace di smentire tutti i «gufi». Letta aveva dovuto accantonare il progetto per altri problemi. Ma almeno sognare sarebbe stato gratuito.

 

Twitter @Dario_Colombo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

citizen john 15/dic/2014 | 13 :34

per l'amor del cielo
ci mancano anche le olimpiadi. Spero che l'expo sia l'ultima "grande opera" che ci sia in italia. E comunque, non credo che ce le assegnerebbero dopo mafia capitale.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Brexit, i rappresentanti Uk sgraditi a Bruxelles

Londra temporeggia, ma Juncker vuole il divorzio rapido. Così i gli esponenti britannici dell'Ue si sentono di troppo. E arrivano le prime dimissioni.

prev
next