LAVORO

Statali, blocco stipendi e no aumenti dal 2014

Sindacati in protesta. Decide il nuovo Cdm.

28 Febbraio 2013

Fumata nera sul blocco degli stipendi per la pubblica amministrazione nel 2014. E tutto rimandato al prossimo Consiglio dei ministri (Cdm), in programma dalla prossima settimana. Ma il futuro si annuncia senza buone notizie per i 3 milioni di dipendenti pubblici.
A prevedere le «misure di blocco delle progressioni e degli scatti degli stipendi della pubblica amministrazione» era stato il decreto sulla spending review (quelle nome di contenimento della spesa pubblica varate dal governo di Mario Monti, ma ora sono stabilite da un decreto ministeriale (Economia e Funzione pubblica). Che deve essere discusso dal prossimo consiglio dei ministri.
«Nulla è ancora stato deciso», ha poi precisato il ministero dell'Economia, rimandando alla riunione del Cdm.
In quella sede si prevede venga posta l'ultima parola per una decisione impopolare, e di cui va valutata anche l'opportunità in un momento in cui il dossier è in mano a un governo uscente.
LA PROTESTA DEI SINDACATI. Intanto le indiscrezioni sulla possibilità di un imminente varo del provvedimento, hanno innescato lo scontro con i sindacati.
Per la leader della Funzione pubblica della Cgil, Rossana Dettori, sarebbe «davvero inopportuno un decreto approvato dal governo Monti, una forzatura ai danni dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni»: «Non credo», ha detto, «che l'esecutivo uscente possa permettersi di prendere scelte politiche così importanti proprio in questi giorni, non fin quando il quadro politico non sarà più chiaro».
«Il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi», si è chiesta la sindacalista, «dovrebbe smentire le voci che annunciano un decreto come imminente».
DECIDE UN GOVERNO BOCCIATO. Non è così, da Palazzo Vidoni è arrivata invece informalmente la conferma che «il nodo», non un provvedimento già definito, è destinato ad arrivare presto sul tavolo dell'esecutivo.
«Un governo al termine del suo mandato e bocciato sonoramente dal voto popolare, non può continuare a colpire le condizioni di lavoro in tutti i comparti pubblici», ha avvertito il segretario generale Flc-Cgil, che rappresenta anche i lavoratori della scuola, Mimmo Pantaleo.
«Si pone una questione democratica», ha detto, «perché un atto di tale rilevanza per le condizioni dei lavoratori dovrebbe essere discusso con le organizzazioni sindacali e attraverso una piena assunzione di responsabilità da parte del parlamento».
«Un'altra proroga al blocco dei contratti pubblici sarebbe inaccettabile», hanno aggiunto i segretari generali Funzione pubblica e Scuola della Cisl, Giovanni Faverin e Francesco Scrima: sarebbe, hanno detto, «un atto sbagliato che colpirebbe il bersaglio sbagliato. Non è la spesa per il personale che zavorra le finanze pubbliche, ma gli sprechi e la cattiva organizzazione».

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