Stop a Schengen? Un duro colpo al mercato del lavoro

Trattato a rischio. Zimmermann avvisa: i migranti qualificati sono una risorsa. Perché migliorano l'efficienza economica in Ue. E creano posti supplementari.

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22 Gennaio 2016

da Bruxelles

 

L'economista tedesco Klaus Zimmermann.

(© Getty images) L'economista tedesco Klaus Zimmermann.

Quando a metà settembre il governo di Berlino ha annunciato che Frank-Juergen Weise, il capo dell'agenzia federale per l'impiego, avrebbe diretto anche l'ufficio federale per l'immigrazione e i rifugiati (Bamf), molti tedeschi hanno pensato fosse solo un tentativo di razionalizzare le risorse nella pubblica amministrazione.
In realtà, davanti alla crisi migratoria, il governo ha visto un link tra rifugiati e occupazione. «In Germania, nei prossimi 20 anni perderemo circa 10 milioni di lavoratori per invecchiamento», dice a Lettera43.it Klaus F. Zimmermann, direttore dell'Istituto per gli studi sul lavoro di Bonn (Iza).
«UNA RISERVA DI FLESSIBILITÀ». Un problema che riguarda «molti altri Paesi europei come l'Italia», spiega l'economista.
I migranti rappresentano così «una riserva di flessibilità per un continente che invecchia, e forniscono una rete di sicurezza necessaria».
Il fenomeno migratorio, quindi, «dovrebbe essere accolto, non respinto», ricorda.
Sulle barricate c'è però prima di tutto proprio il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. Da Davos ha detto di non voler nemmeno immaginare come la Germania, che ha accettato più di 1 milione di rifugiati nel 2015, possa far fronte a un flusso simile anche nel 2016.
60 MILIONI DI RIFUGIATI. Uno dei punti messi al primo posto nell'agenda europea dal premier olandese Mark Rutte, presidente di turno del Consiglio Ue da gennaio a giugno 2016, è proprio il flusso migratorio: «Nelle prime tre settimane di quest'anno 35 mila persone hanno varcato i confini dell'Ue, numeri che saranno quadruplicati una volta che arriva la primavera», ha detto.
Eppure, rispetto al fenomeno globale, il numero dei rifugiati in Europa è ancora piccolo e dovrebbe essere gestibile.
Se a livello mondiale è aumentato di oltre il 60%, da 37,5 milioni nel 2005 a 59,5 milioni nel 2014, riporta Unhcr, secondo le previsioni economiche della Commissione Ue, entro le fine del 2017 altri 3 milioni di richiedenti asilo potrebbero arrivare in Europa.

 

Zimmermann: «Gli immigrati non portano via il lavoro»

Controlli dei guardacoste ai confini dell'Unione europea.

(© GettyImages) Controlli dei guardacoste ai confini dell'Unione europea.

L'aumento della popolazione europea dovuto al fenomeno dovrebbe essere di circa lo 0,4%.
«Sarebbe quindi del tutto inappropriato usare il tema dei rifugiati come spiegazione ai problemi della Germania e di tutta l'Europa», sottolinea Zimmermann, «sarebbe più corretto dire che l'enorme ondata di migranti sta semplicemente mostrando le crepe già esistenti nella casa Europa».
Ovvero, la disoccupazione da una parte e la mancanza di forza lavoro qualificata dall'altra: «Per quanto infatti mobilitare quella locale inserendo sempre più donne, anziani e disoccupati sia fondamentale, non è sufficiente».
DONNE E ANZIANI NON BASTANO. L'intera Europa è destinata ad affrontare «una competizione globale per attirare migranti qualificati».
Tuttavia, a differenza dei Paesi tradizionali di immigrazione come gli Stati Uniti, il Canada o l'Australia, l'Europa non ha ancora messo in piedi un mercato internazionale del lavoro di questo tipo. E si mostra incapace di sfruttare i flussi migratori, un bacino dal quale in reealtà potrebbe attingere.
Tecnicamente, i rifugiati sono considerati disoccupati a lungo termine. E rischiano quindi di rappresentare un problema economico e sociale.
In Germania, l'occupazione a lungo termine per rifugiati e migranti umanitari è di circa il 55%, sostanzialmente più basso di quella dei migranti economici, 75%. «E nel breve termine le loro probabilità di impiego non superano il 30%», osserva l'economista tedesco.
OCCORRE GARANTIRE UN'ISTRUZIONE DI QUALITÀ. Per questo è necessario garantire loro una istruzione e una formazione professionale di qualità in modo da potere agevolarne l'ingresso nel mondo del lavoro. E soprattutto riempire quel vuoto nel mercato europeo, considerando che in futuro saranno necessari livelli molto più elevati di manodopera qualificata proveniente da fuori Ue.
Un fenomeno che molti temono, ma in realtà è dimostrato che la migrazione di persone qualificate «promuove l'efficienza economica e crea anche posti di lavoro supplementari per i non qualificati e per i 'diversamente abili'».
Inoltre, promuovere una maggiore uguaglianza tra la manodopera locale e quella straniera «significa anche avere una maggiore efficienza del mercato del lavoro, accertato ormai che gli immigrati in genere non portano via il lavoro ai locali né fanno diminuire i salari», ricorda Zimmermann, citando ben tre studi dell'Iza sul tema.

Il flusso di rifugiati non può essere fermato chiudendo le frontiere

Un migrante tenta di entrare in Ungheria dalla Serbia.

(© Ansa) Un migrante tenta di entrare in Ungheria dalla Serbia.

Per raggiungere questo obiettivo, suggerisce Zimmermann, occorre: «Intensificare il coordinamento delle politiche nazionali in materia di immigrazione, attrarre gli studenti stranieri verso le migliori università dell'Ue in modo da trasformarli in immigrati di lavoro permanenti», e soprattutto, «organizzare programmi di migrazione circolare per i lavoratori qualificati e meno qualificati con gli Stati interessati, in particolare con l'Africa».
SCHENGEN A RISCHIO. Nel lungo periodo, rivitalizzare il partenariato tra l'Ue e i 12 Paesi del Sud del Mediterraneo (come deciso nella Conferenza di Barcellona nel 1995) «potrebbe creare una zona cuscinetto di prosperità capace anche di filtrare la pressione migratoria».
Un piano di azione che per ora rischia di rimanere inascoltato. Ben più forti sono le spinte isolazionistiche dettate dalla paura.
Così si alzano i muri, e l'ulteriore blocco delle frontiere interne diventa una realtà che mette a rischio Schengen.
«QUESTA CRISI PUÒ RAFFORZARE L'EUROPA». «Ma mettiamo in chiaro una cosa», conclude Zimmermann, «il flusso di rifugiati non può essere fermato chiudendo le frontiere, piazzando navi da guerra nel Mediterrano, o creando zone di transizione dentro l'Ue», conclude Zimmermann, «Più che esibire il nostro peggiore istinto di difesa, questa crisi, gestita in maniera appropriata, ha tutte le potenzialità per rafforzare l'Europa». E non solo.
Come ha ricordato anche l'ex primo ministro britannico Gordon Brown, ora inviato speciale delle Nazioni Unite per l'educazione, se non si garantisce a tutti i bambini rifugiati siriani l'accesso all'istruzione «il più grande disastro umanitario a partire dalla seconda guerra mondiale rischia di creare una generazione perduta». E di disoccupati.

 

Twitter @antodem

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