Sussidio disoccupazione europeo, il piano di Padoan

Proposta del ministro del Tesoro a Bruxelles: uno strumento targato Ue per aiutare chi resta senza lavoro.

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27 Gennaio 2016

da Bruxelles

La bandiera dell'Unione europea.

La bandiera dell'Unione europea.


Un sussidio di disoccupazione europeo: è la proposta che il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha presentato il 26 gennaio a Bruxelles alla Commissione Lavoro e Affari sociali del parlamento Ue.
Un'idea che nasce dall'esigenza «di rendere l'Unione monetaria strumento di stabilità, ma anche di crescita e lavoro».
E se davvero si vuole continuare il suo processo di implementazione, «allora bisogna iniziare a considerare anche due parole poco in uso: riduzione e condivisione del rischio».
EREDITÀ DELLA CRISI. Ma per riuscirci c'è un problema che l'eurozona deve prima di tutto imparare a condividere e risolvere: la disoccupazione.
«Un'eredità pesante» che la crisi finanziaria ha lasciato «in termini di conseguenze sociali», dice il ministro. Basta guardare il tasso di disoccupazione che dal 7% nella primavera 2008 è salito all'11% nel 2013, con 9 milioni di senza lavoro in più.
Un numero che da allora si è gradualmente ridotto, ma resta comunque alto: a settembre 2015 la quota segna comunque 6,5 milioni di persone in più rispetto al marzo 2008.
RISCHIO DI EMARGINAZIONE. «Una fenomeno grave», la definisce Padoan, «sia per valore assoluto che per estensione nel tempo».
Ad aumentare è infatti la disoccupazione per più di un anno e oltre i quattro anni, «e il rischio di emarginazione sociale», ricorda agli europarlamentari, «aumenta in base al periodo di disoccupazione».
Una situazione che diventa ancora più critica se si prende in considerazione il tasso sui giovani, «che anche in Italia», deve ammettere Padoan, «ha cifre elevate».

Come funziona il sussidio: integra i meccanismi nazionali

Giovani in cerca di lavoro.

(© ImagoEconomica) Giovani in cerca di lavoro.

Per questo nonostante l'ottimismo europeo e la ripresa annunciata dal governo Renzi, è lo stesso ministro del governo italiano a presentare un piano per dare vita a una assicurazione comune contro la disoccupazione di breve periodo, di natura ciclica, che «rappresenta», chiarisce, «un elemento di complemento alle altre politiche».
Un collegamento, quindi, tra la politica nazionale ed europea, perché «il processo di integrazione della zona euro deve andare avanti attraverso questi due pilastri».
CONDIVISIONE DEL RISCHIO. Il progetto per un sussidio europeo presentato agli europarlamentari era già stato mostrato a ottobre 2015 ai 28 ministri dell'Ue durante l'Ecofin a Lussemburgo.
«Si tratta di uno strumento di condivisione del rischio contro la disoccupazione di dimensione europea», spiega Padoan.
Nell'unione monetaria «è uno strumento che rende meno costoso l'aggiustamento», perché laddove non c'è tasso di cambio, «l'aggiustamento avviene con la compressione del mercato del lavoro, e la pressione che avviene in un singolo Paese può essere molto forte».
Per questo è proprio in un'Unione monetaria che «c'è più bisogno di un meccanismo che faciliti l'aggiustamento 'dolce' del mercato del lavoro di fronte a choc ciclici».
UNA IDEA DEGLI ANNI 70. L'idea, spiega Padoan, non è nuova: risale agli Anni 70, ma oggi «è più attuale che mai».
In sintesi si propone di creare un sussidio comune di disoccupazione, capace di creare una sorta di rete di protezione per i lavoratori che restano senza posto dopo uno choc economico che colpisce il proprio Paese.
Sarebbe un meccanismo complementare ai meccanismi presenti nazionali.
LA COMMISSIONE GESTISCE. «Le risorse potrebbero essere prese dai bilanci statali o da fondi nazionali di assicurazione sociale», precisa il ministro.
Il sussidio potrebbe essere gestito dalla Commissione Ue in coordinamento con le autorità nazionali, e collocato in un  linea separata all'interno del bilancio Ue esistente.
Le parti sociali a livello nazionale e dell'Ue dovrebbero invece svolgere un ruolo nella sua definizione e nel monitoraggio.

Padoan: «L'Italia non chiede l'elemosina»

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

(© Ansa) Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

Perché il meccanismo funzioni, bisogna però evitare il moral hazard, mette in guardia il ministro, e quindi trasferimenti permanenti.
«La misura è di breve periodo, di natura temporanea, sarebbe controproducente se ci fosse un trasferimento permanente di risorse da un Paese all'altro».
Il progetto studiato da Padoan potrebbe inoltre incentivare l'introduzione di iniziative nazionali, basterebbe «fornire misure a medio termine là dove il Paese si impegna a introdurre misure a lungo termine» di contrasto alla disoccupazione.
BENEFICI PER TUTTI. E a beneficiarne non sarebbe solo il Paese che riceve le risorse, «ma anche tutti quelli che fanno parte dall'unione monetaria perché ne deriverebbe una maggiore stabilità macroeconomica».
Un meccanismo che secondo Padoan non solo è necessario, ma facile da implementare: non richiede infatti nessuna modifica dei Trattati, «quindi l'implementazione è relativamente breve, e sarebbe un elemento di rafforzamento dell'unione monetaria particolarmente importante».
MA QUALCUNO STORCE IL NASO. Eppure non è a tutti che il progetto sembra piacere, a partire dagli europarlamentari britannici dell'Ecr, il gruppo dei conservatori di David Cameron: «Sono molto scettico perché penso che gli strumenti per contrastare la disoccupazione debbano essere di unica competenza degli Stati membri», ha commentato Amjad Bashir, che ha inoltre chiesto di «avere garanzie per far sì che i Paesi che non sono membri dell'eurozona non partecipino al finanziamento e non debbano essere obbligati in futuro a entrare in questo programma».
«L'Italia non chiede l'elemosina», ha detto Padoan rivolgendosi all'eurodeputata britannica Jane Collins, dell'Ukip, che durante il dibattito sulla proposta di creare un sussidio anti-disoccupazione ha paragonato la condotta del governo italiano con l'Ilva a quella del governo britannico che «chiedeva l'elemosina a Bruxelles», ovvero il via libera della Commissione agli aiuti, per le sue acciaierie, anziché «chiedere una deregulation per essere più competivivi e rispondere ai cambiamenti globali».
 

Twitter @antodem

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