Economia
ECONOMIA
Una nuova Bce antidoto a una crisi sistemica
La possibile uscita di Atene dall'euro un precedente pericoloso. All'Ue serve una banca centrale autentica.
di Walter Joffrain
Quanto stiamo vivendo nelle ultime settimane non è altro che l’epilogo di una crisi manifestatasi in ambito immobiliare nel 2008 con i famigerati subprime, migrata al settore finanziario nel 2009 con i fallimenti bancari, trasformatasi in crisi economica nel 2010 ed evolutasi come crisi del debito sovrano nel 2011.
Rilette a distanza di qualche mese le parole pronunciate da Jean Claude Trichet, all’epoca governatore della Bce, che disse «la Grecia non fallirà», sembrano espressioni vuote. In realtà sono state dette quando nessuno osava pensare che, nel XXI secolo, un Paese europeo potesse fallire. Invece, in poco tempo la Grecia è fallita e con lei gran parte della politica economica europea.
LE IPOTESI SUL TASSO DI CAMBIO PER ATENE. Negli ultimi giorni, dopo la consultazione elettorale, la Grecia si è confermata fonte di grande incertezza e preoccupazione per il futuro dell'Unione monetaria europea. Dopo il fallimento del negoziato per costituire un nuovo governo e il ritorno ad elezioni, che in molti interpretano come vero e proprio referendum greco sull’euro, le istituzioni europee stanno già lavorando sull'ipotesi di una Grecia fuori dall'euro e si chiedono quale tasso di cambio potrà essere applicato da Atene.
IL RISCHIO DI CREARE UN PRECEDENTE. Il problema, però, è che l’uscita di Atene dall’euro non sarà percepita come conclusione dell’odissea greca del XXI secolo, bensì come un precedente. Un precedente a cui ci si potrà rifare qualora il grado di difficoltà nella tenuta dei conti pubblici da parte di un altro Paese europeo divenisse tale da non poter essere più sostenibile: anche in questa circostanza, applicando il precedente greco, i Paesi mitteleuropei potrebbero suggerire a qualche Paese mediterraneo «...di star fuori un giro».
E da questo rischio l’Italia non sarà immune: attendiamo da anni una ripresa economica che non ci sarà e se arriverà non sarà in grado di riportarci ai livelli del 2007. L’Italia, come molti altri Paesi europei, da sola non ce la può fare e i mercati finanziari lo hanno capito: ci puniscono dimostrando di non credere nelle nostre millantate strategie di crescita.
L'arma dell'inflazione per uccidere il debito di alcuni Paesi europei
È inutile pensare che i singoli Paesi europei possano opporre ulteriori barriere ad una crisi sistemica che ormai dura da quasi cinque anni: ad una crisi sistemica si può replicare solo con una soluzione di sistema.
Il sistema per noi è rappresentato dall’Europa, dove non è più procrastinabile la messa a fattor comune di risorse e mezzi. A breve, solo l’emissione degli eurobond e la trasformazione della Bce in una vera e propria banca centrale, consentirebbe di allentare le tensioni sui mercati e ottenere condizioni più favorevoli per il superamento della crisi. Infatti, una banca centrale come prestatore e garante di ultima istanza dell’euro verrebbe messa nelle condizioni di battere moneta e quindi, potenzialmente, di poter ricorrere anche all’arma dell’inflazione per uccidere il troppo debito accumulato da alcuni Paesi europei.
LO SPETTRO DI UN NUOVO PIANO MARSHALL. Se però, anche questa volta, dovessero prevalere egoismi nazionalistici, per la stabilità dell’euro e per l’Unione monetaria rimarrebbe poco da fare: dovremmo farci soccorrere, come in un nuovo piano Marshall, da Paesi come Cina, Brasile e India che sono divenuti i salvatori del debito pubblico americano prima e, con molta probabilità, di quello europeo ora.
NUOVI EQUILIBRI NELLA GOVERNANCE MONDIALE. Infatti, con grande nemesi storica, questa grave crisi sistemica ha fatto sì che quei Paesi, che fino a qualche decennio fa indicavamo come facenti parte del Terzo mondo e che ora, più rispettosamente, definiamo Paesi emergenti, siano chiamati a valutare la possibilità di un’azione congiunta di sostegno al debito dei Paesi della vecchia Europa. Questa conseguenza, più di tante altre, conferma come da questa crisi usciremo con nuovi equilibri economici e politici nella governance mondiale.
Giovedì, 17 Maggio 2012
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