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Economia 

EDITORIA

Libri, ripresa digitale

Alla Fiera di Francoforte tirano gli e-book. Italia indietro.

di Pierluigi Mennitti

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Il grande e il piccolo si incontrano quest’anno alla Fiera del libro di Francoforte, che ha aperto i battenti il 12 ottobre. Piccolo è il Paese ospite, l'Islanda che, con i suoi 320 mila abitanti, è la nazione meno popolata e meno estesa d'Europa alla quale sia mai stata dedicata una edizione della Buchmesse. E grandi, se non iperbolici, sono i numeri del più importante appuntamento mondiale dell'editoria mondiale.
PIÙ DI 280 MILA VISITATORI. Per rendersi conto della portata dell'evento, basta dare un'occhiata alle cifre: 7.384 espositori in rappresentanza di 106 Paesi, 172 mila metri quadrati di esposizione, 1.000 autori invitati, 3 mila eventi pianificati e 280 mila visitatori attesi, concentrati nel fine settimana quando la Fiera, giunta alla sua 63esima edizione, sarà aperta anche al pubblico.
Gli stand sono 155 meno della passata edizione, ma il direttore Jürgen Boos l'ha definita una flessione fisiologica: «Non è per nulla indicativa di una crisi del settore», ha detto a Lettera43.it, «anzi, il mercato dell'editoria è di nuovo in crescita dopo la crisi del 2008 e quella attuale non sembra al momento avere ripercusioni».

La crescita del settore si affida al digitale

Il libro rappresenta a suo modo una sorta di bene rifugio. Lo testimoniano le statistiche degli acquisti: quando c'è una crisi, si risparmia sui beni considerati superflui ma le spese per la cultura tornano a crescere. Insomma, le case editrici possono avere qualche difficoltà nel reperire i capitali necessari, ma le vendite vanno a gonfie vele.
Gli operatori del settore, che nei cinque giorni della Buchmesse si scambiano impressioni, stringono contatti e concludono contratti, questa volta sono arrivati sull'onda dei bit più che su quella delle pagine stampate.
CONVIVENZA PAGINA-BIT. La parte del leone la fanno i tedeschi, giocando in casa, ma più della metà degli espositori si è mossa dall'estero: in prima fila ci sono gli americani. «È proprio il mercato Usa a rappresentare la locomotiva della nuova sfida digitale», ha confermato Boos, «e la crescita impressionante registrata negli ultimi anni testimonia come i nuovi media non producano alcun effetto di cannibalismo sui prodotti tradizionali: gli uni aiutano gli altri, si cresce tutti assieme».
L'attenzione per l'editoria digitale non è una novità a Francoforte, anzi è stato il leit-motiv di tutte le ultime edizioni, ma mai come quest'anno si è presa prepotentemente il centro della scena. Se nelle edizioni passate al 2.0 erano state dedicate le sale sotterranee, quasi si trattasse di un settore underground, questa volta gli sono stati riservati tre padiglioni, per di più al centro dello sterminato labirinto di corridoi e androni che formano la planimetria della Fiera.
EDITORIA SOCIAL. Lì, tra espositori di e-book e computer, si svolgono dimostrazioni su come si confeziona un prodotto digitale. «Non si tratta più solo di proporre in versione elettronica il semplice testo di un romanzo», ha spiegato il direttore, «ma di capire come si può realizzare un prodotto del tutto diverso. Oggi il settore si confronta con aspetti del tutto nuovi, un autore può utilizzare i social media per capire se una sua idea può aver successo e metterla in pratica solo dopo aver raccolto un consenso beneaugurante, magari anche saltando l'intermediazione della casa editrice e affidandosi al self publishing».

Resuscita la letteratura accademica in inglese

Insomma, il mondo digitale è una sorta di pozzo che appena scoperchiato libera mille sollecitazioni che pongono all'industria editoriale opportunità sino a ieri neppure immaginabili. Anche se alcuni fondamentali restano gli stessi: «i bestseller», hanno fatto notare gli esperti, sono sempre più forti, mentre si restringono gli spazi per l'editoria di nicchia e diminuiscono le traduzioni».
SAGGISTICA ANGLOSASSONE. Colpa anche dell'inglese, che internet ha eletto indiscutibilmente a lingua di riferimento. La possibilità di acquistare i testi online, sia in versione cartacea sia su e-book, ha ridato respiro alla produzione accademica delle università americane e inglesi, rivalutando l'area della saggistica.
Ma vale, appunto, solo per chi scrive nella lingua di Shakespeare. E per capire come sarà il domani, bisogna gettare lo sguardo sui libri per l'infanzia. Qui, la prevalenza della produzione digitale è quasi assoluta e l'inglese la fa da padrone.
PERICOLO HACKER.Ma l'orizzonte digitale non è tutto rose e fiori. Restano le preoccupazioni legate alla pirateria. Il 60% circa dei contenuti prodotti per gli e-book vengono scaricati illegalmente, un problema con cui si sono già confrontati - con poco successo - i grandi consorzi della musica e della cinematografia.
«Siamo molto preoccupati e ci attendiamo risposte concrete sul piano legislativo da parte della politica», ha detto Gottfried Honnefelder, presidente dell'associazione degli editori tedeschi, «ma, almeno per quanto riguarda la Germania, ho paura che i legislatori non vogliano fare consapevolmente nulla, per non irritare gli elettori del Partito dei pirati».

Italia in affanno sul 2.0, ma lettori e librerie aumentano

Non tutti i mercati nazionali sono ugualmente reattivi alla sfida digitale. Se quello americano vola sull'onda della rivoluzione elettronica, sorprende la tendenza protezionistica di un Paese noto per la sua propensione tecnologica come il Giappone. I grandi gruppi editoriali appaiono restii a trasferire il pur ricco mercato dei libri di carta (circa 20 miliardi di dollari) sul versante digitale e i 31 principali editori del Paese hanno stretto un'alleanza per conservare il più a lungo possibile il tradizionale modello del business cartaceo.
FATTURATO INTORNO AI 3 MILIONI. Anche l'Italia ha molto terreno da recuperare. Il presidente dell'Associazione italiana editori (Aie), Marco Polillo ha ammesso che gli e-book crescono meno del previsto. Nel nostro Paese il mercato del libro elettronico è nato in Italia solo nel 2010 con 1.619 titoli e 1,5 milioni di euro stimati di fatturato a dicembre 2010. Quest'anno è cresciuto: i titoli sono circa 18 mila e il fatturato dovrebbe attestarsi sui 3-4 milioni di euro. «Ma rappresenta una quota ancora piccola del mercato complessivo, lo 0,04%, meno della metà delle stime iniziali», ha detto Polillo.
SPIRAGLI DI RIPRESA. Ma qualche segnale positivo l'editoria nazionale riesce comunque a mandarlo. Dopo due anni in flessione ha infatti ripreso a crescere il giro d’affari del settore librario (+0,3%), pur con segnali di allarme sul 2011. Cresce la lettura degli italiani, che raggiungono quota 26,4 milioni (+ 1,7% sul 2009). Tiene bene la libreria, che resta il canale d’acquisto privilegiato per i libri (51% del mercato) e che vale 1,1 miliardi di euro, in crescita del 2,6%.
Diminuisce invece del 2,8% il peso della libreria a conduzione familiare mentre sale del 2,9% quello delle librerie di catena, confermando una tendenza in atto già dallo scorso anno. Crescono, e con il maggior tasso in assoluto, le vendite online: +25%. Numeri in rosso, invece, per la produzione: calano i titoli, a quota 57 mila (-2,2%), le novità (37 mila, -2,6%) e le copie  (208 milioni -2,3%): una flessione che si ripete per il terzo anno consecutivo.
BOOM ALL'ESTERO. Ad aumentare sono invece le cessioni di diritti all'estero, soprattutto nel settore dei libri per ragazzi, dove dai 486 diritti venduti nel 2001 si è passati a 1.607. E aumentano anche le coedizioni, specie nei libri per bambini e d'arte, mentre diminuiscono le traduzioni di autori stranieri: 1.000 titoli in meno, dai 10 mila del 2009 ai 9 mila del 2010. «Un segnale positivo», ha sostenuto Polillo, ma il dato può anche leggersi esattamente al contrario, come una tendenza alla provincializzazione del mercato editoriale italiano derivata da minore curiosità e necessità di ridurre i costi di una buona traduzione.

Mercoledì, 12 Ottobre 2011


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