Economia
IL CASO
Padania, debito on-air
Dalla radio alla stampa: i guai dei media lùmbard.
di Jonathan Russo
Salta la rassegna stampa e Radio Padania torna a far discutere. È stata una brutta figura quella in cui è incappato il conduttore Giulio Cainarca, che il 7 febbraio si è trovato impossibilitato a fare la rassegna quotidiana delle prime pagine dei giornali perché l’edicolante si è rifiutato di consegnare la “mazzetta”, il pacco con le testate del giorno.
Motivo: un contenzioso economico, qualche vecchia fattura non saldata. Apriti cielo. La radio, che come il resto della macchina editoriale leghista è in difficoltà economiche, è finita subito sulla bocca di tutti.
LE PRODEZZE FINANZIARIE DI BELSITO. Il primo commento che ha iniziato a diffondersi ha subito collegato il disagio di Radio Padania alle prodezze finanziarie del tesoriere leghista Francesco Belsito: il quotidiano L’Indipendenza, fondato da ex leghisti, in un corsivo scherzava chiedendosi se «magari si sono sbagliati e hanno mandato in Tanzania anche i soldi per i giornali del povero Cainarca».
UN BONIFICO DALLA TANZANIA ALL'EDICOLA. Ma le ironie non sono mancate nemmeno all’interno del partito, con il presidente della provincia di Bergamo, Ettore Pirovano che ha suggerito di «chiedere alla banca della Tanzania di inviare un bonifico all’edicola per saldare gli ultimi mesi dei giornali non pagati, in modo da riprendere la rassegna stampa per gli ascoltatori di Radio Padania».
Una radio classificata come «comunitaria nazionale»
Cattiverie e frecciatine a cui la Radio deve sottostare in un periodo non florido, nonostante l’abbondanza di contributi pubblici di cui è destinataria: circa 700 mila euro l’anno. Radio Padania, del resto, è nota per essere al tempo stesso un po’ corsara e un po’ istituzione. È una delle due emittenti radiofoniche in Italia ad essere classificata come «comunitaria nazionale» (l’altra è Radio Maria), merito di un emendamento alla finanziaria 2001 pensato e realizzato dai leghisti Cesare Bossetti, storico amministratore della radio, e Davide Caparini, altrettanto storico ex amministratore di Editoriale Nord, la società editrice da cui sono nati tutti i media del Carroccio e che oggi controlla il quotidiano La Padania.
FREQUENZE NAZIONALI SENZA LIMITI. Agevolazione fondamentale garantita alle radio comunitarie nazionali è quella di occupare le frequenze sul territorio nazionale senza limiti, in regime di semi monopolio, con l’unico limite di non occupare frequenze altrui.
È successo così che la radio corsara dei lumbàrd si è diffusa non solo in lungo e in largo per tutta la Padania, dal Friuli alla Valle d’Aosta, ma anche ben oltre i confini del Po, arrivando persino in Sicilia: a Palermo e Lampedusa Radio Padania si sente benissimo sintonizzandosi rispettivamente su 104,0 e 88,2.
IL CASO PUGLIA E RADIO NICE. Pochi anni fa si era tentata anche un’incursione in Puglia, nel Salento, finita male nonostante gli accorgimenti della legge: la frequenza occupata da Radio Padania apparteneva già a Radio Nice, e il Carroccio ha dovuto fare un passo indietro.
E ora è finita l’epoca delle avventure per l’emittente padana? Di certo l’inciampo sui pagamenti al giornalaio non è un bel segnale, ma è noto che tutto il settore editoriale che fa capo alla Lega ultimamente si trova nei guai.
A fine 2011 era stato il quotidiano la Padania a far andare in fibrillazione i suoi giornalisti, che avevano messo in atto uno sciopero delle firme per protestare contro una situazione economica difficile e poco chiara; si parlava della transizione a un giornale di quattro pagine, in stile Il Foglio, oppure solo online, cercando di trovare un accordo con la proprietà per evitare il taglio dei giornalisti.
LA SOCIETÀ EDITRICE IN SUBBUGLIO. Di recente il direttore Leonardo Boriani è stato poi sostituito con Stefania Piazzo. Per il quotidiano della Lega del resto la situazione è ancora più complessa rispetto alla radio, perché nonostante i consistenti introiti di contributi pubblici (quasi 4 milioni di euro l’anno, per la precisione 3 milioni e 896 mila nel 2009 secondo i dati del governo; tiratura dichiarata circa 60 mila copie), la Editoriale Nord che fa da editrice per la testata è anche al centro del subbuglio politico interno al partito: il suo consiglio di amministrazione è composto dal famoso Cerchio magico (Federico Bricolo, Rosi Mauro, Stefano Stefani, Marco Reguzzoni e Roberto Cota) che in questi mesi è in guerra costante con i «barbari sognanti» di Roberto Maroni. E la gestione della “cassa”, inclusi i fondi destinati al settore media della Lega, è uno dei terreni di scontro principali.
Mercoledì, 08 Febbraio 2012
(3)
Dire puttanate non rende.
BARBONI!
difetti
la Lega ha eletti in 6000 enti locali,ha fame di soldi e potere,di propaganda,ecco perchè è stata contraria al governo Monti,perchè non ha sostenuto l'abolizione di Provincie e comuni,o della RAI pubblica,non è un partito diverso dagli altri
700.000 Euro l'anno di contributi statali a Radio Padania... non c'è alcun commento.
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