Editoria, carta di credito

Lo Stato dimezza gli aiuti. Dal '90, 700 mln ai fogli di partito.

di Carmine Gazzanni

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10 Febbraio 2012

Il governo Monti ha ridotto del 45% il finanziamento pubblico ai giornali.

Il governo Monti ha ridotto del 45% il finanziamento pubblico ai giornali.

Tempi duri per la carta stampata. La procedura di liquidazione coatta avviata l'8 febbraio dal ministero per lo Sviluppo economico per la cooperativa editrice Il Manifesto (guarda la photogallery) potrebbe essere la prima di una lunga serie.
L'austerity ha colpito infatti anche i contributi diretti all'editoria. Per il 2012, come ha reso noto Palazzo Chigi, i fondi sono stati ridotti a 53 milioni e mezzo di euro netti.
TAGLIO DEL 45%. «Negli ultimi tre anni il taglio tra contributi diretti e indiretti è stato del 45%», ha confermato a Lettera43.it il presidente della Fnsi, Franco Siddi. A questo intervento si è poi aggiunto quello contenuto nel decreto salva-Italia che, all’articolo 29, ha stabilito la definitiva chiusura dei rubinetti per l’editoria a partire dal 2014.
CRITERI DA RIVEDERE. Per evitare però che il costo dei tagli gravi esclusivamente su giornalisti e lavoratori, aveva precisato l'ex sottosegretario Carlo Malinconico, vanno rivisti «i criteri per l'erogazione di risorse che si stanno restringendo». Il 2012 sarà così «un anno di transizione, complesso e delicato, in cui cominceranno ad applicarsi i criteri del regolamento Bonaiuti del 2010».
I nuovi parametri, i cui dettagli devono ancora essere stabiliti, agganciano di fatto l'assegnazione dei contributi alle vendite reali e all'occupazione a tempo indeterminato nelle redazioni con l'obiettivo di evitare le truffe e distrazioni di fondi. Ma non si applicheranno, guarda un po', ai giornali di partito.
AGGRAPPATI AL FONDO LETTA. Fatta la regola, ecco poi servita l'eccezione. Nonostante i tagli 'di facciata' che dimezzano i contributi, i giornali - in crisi di vendite (-2,6% nel 2011) e di investimenti pubblicitari (-4,6%) - potranno ricorrere al fondo Letta per la copertura delle emergenze. Un tesoretto di 50, 60 milioni di euro a cui si aggiungono altri 15 milioni recuperati da altri tagli che porterà il totale a circa 120 milioni di euro. Una cifra, insomma, non molto lontana dai 170 milioni erogati nel 2011 e dai 150 milioni del 2010 (leggi le tabelle).

Per 29 testate edite da cooperative sborsati 45 milioni

Homepage del sito www.ilmanifesto.it (8 febbraio 2012).

Homepage del sito www.ilmanifesto.it (8 febbraio 2012).

Dal 1981, anno in cui entrò in vigore la legge 416 sui finanziamenti all'editoria, lo Stato ha versato fiumi di denaro ai giornali di cui è quasi impossibile fare una stima precisa. Questo perché gli aiuti statali diretti sono solo una parte dei finanziamenti che ricevono i giornali. Grazie a una serie di leggi, le case editrici possono usufruire infatti di riduzioni tariffarie sull’energia elettrica, sconti sull’abbonamento ai servizi telefonici e postali e, addirittura, sull’acquisto della carta.
LE TRE CATEGORIE DI BENEFICIARI. A beneficiare dei finanziamenti sono i quotidiani editi da cooperative o fondazioni; quelli che ricadono sotto la categoria 'organi di partito' e quelli in lingua francese, ladina e tedesca nelle regioni a Statuto autonomo.
Andiamo per ordine. Della prima categoria, i giornali editi da cooperative di giornalisti, nel 2010 la parte del leone l'ha fatta Il Manifesto che ha incassato quasi 4 milioni di euro. Ma anche L’Avanti! del latitante Walter Lavitola che ha ricevuto 2 milioni e mezzo di euro.
In totale, per 29 testate nazionali e locali - dal Corriere di Forlì al Corriere del Giorno di Puglia e Lucania - lo Stato ha sborsato 45 milioni di euro.
IL CASO DE IL FOGLIO. A godere della generosità pubblica sono stati anche i quotidiani nati come organo di partito e poi trasformatisi in cooperative. A ben rappresentare la categoria, Il Foglio di Giuliano Ferrara (che era nato come organo del movimento Convenzione per la giustizia ideato da Marcello Pera e Marco Boato) che ha beneficiato di quasi 3 milioni e mezzo di euro.

Avvenire sul podio con 6 milioni di aiuti

La sede di Avvenire a Milano.

La sede di Avvenire a Milano.

Altro giro, altro regalo. Lo Stato non ha dimenticato nemmeno i giornali «editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali». Anche in questo caso le cifre stellari: quasi 42 milioni di euro per soli 17 giornali.
E qui il podio va senza dubbio all’Avvenire: il giornale dei vescovi si è portato a casa poco meno di 6 milioni di euro.Seguito di misura da Italia Oggi che ha ricevuto 5 milioni e 300 mila euro circa.
TUTELA DELLE MINIRANZE LINGUISTICHE. Si passa poi ai quotidiani «editi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle D'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige». Il bottino di 5,3 milioni di euro se lo sono spartiti Die Neue Sudtiroler Tageszeitung, Dolomiten, Primorski Dnevnik.
SUSSIDI AI PERIODICI. Lo stesso trattamento vale per i peridici, siano essi editi da cooperative o da imprese editrici «la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali». Per i primi, per esempio, ci sono riviste come Trenta giorni nella chiesa e nel mondo, Rassegna Sindacale o Motocross: tutti hanno ricevuto circa 506 mila euro. Tra i secondi ritroviamo, tra gli altri, Sprint e Sport (506.660 euro), Famiglia Cristiana (312 mila euro ), Car Audio&FM (297.400 euro).

La legge Mammì e il fiume di finanziamenti

Dal 2009, 37 aziende editoriali sono entrate in stato di crisi.

Dal 2009, 37 aziende editoriali sono entrate in stato di crisi.

Poi arrivano i big, i partiti. La prima legge sul finanziamento all’editoria risale al 1981. Fino ad allora erano sovvenzionati enti no-profit, cooperative, imprese che editavano organi di stampa. I partiti cominciarono a godere dei fondi grazie alla legge del 1990 firmata da Oscar Mammì, che ben pensò di erogare aiuti anche alle «imprese editrici di quotidiani o periodici che […] risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o nel Parlamento europeo avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano».
LA MOLTIPLICAZIONE DELLE TESTATE. I soldi dovevano andare, però, a forze politiche, non ai partiti. E non è un dettaglio. Per essere una «forza politica» e avere accesso ai finanziamenti è sufficiente che due parlamentari (o uno italiano e uno europeo) si accordino anche senza il benestare del partito.
Così non sono nati giornali da partiti, ma è successo esattamente il contrario: giornali esistenti sono stati editati da movimenti che prima non esistevano. Proprio per ricevere le sovvenzioni (fu il caso de Il Foglio). Finalmente, nel 2000, si decise di ritenere “organo di partito” il giornale espressione di un intero gruppo parlamentare. Ma in 10 anni sono andati ai giornali di partito più di 697 milioni di euro.
TIRATURE E VENDITE. Detto questo, va ricordato che i finanziamenti dei giornali 'politici' sono direttamente proporzionali alle copie stampate. Inoltre, mentre tutti i quotidiani, nazionali e regionali, forniscono i dati su tiratura, diffusione e vendite all’Accertamenti diffusione stampa (Ads), i giornali di partito non rilasciano nulla. «Chiaramente», hanno riferito a Lettera43.it fonti interne dall’Asd, «noi abbiamo fatto richiesta anche a questi giornali, ma ognuno poi è libero di mandarci o meno tali dati. Loro non l’hanno fatto».
I NUMERI DELLA RESA. E i numeri della resa - la differenza tra copie stampate e copie vendute - non sono confortanti. Il Corriere della Sera, per esempio, ha una resa del 22% (tiratura media: 626.123; giornali invenduti: 139.610). Sulla stessa percentuale si muove anche La Repubblica: 23% con una tiratura media di 575.639 e una resa  di 137.210.
Liberazione (uno dei giornali che ha chiuso) ha preso più di 3 milioni di euro sebbene vendesse, stando agli ultimi bilanci, meno di 3 mila copie effettive. Il giornale pidiellino Il Secolo d’Italia ha venduto circa 700 copie al giorno (ma esce solo 260 volte all’anno) e ha ricevuto dallo Stato quasi 3 milioni. Lo stesso dicasi anche per il quotidiano del Pd, Europa: a fronte delle 1.500 copie al giorno, ha goduto di un finanziamento di 3,5 milioni. E ancora, il Socialista Lab per poche centinaia di copie al giorno ha incassato 2,9 milioni di contributi. Mentre Liberal pur non arrivando alle 100 copie al giorno ha ricevuto 2,7 milioni di sussidio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

dottort43 10/feb/2012 | 18 :15

Contributi per l'editoria
Quando iniziamo a risparmiare anche questi "pochi €2,compresi quelli per I Lavitola,ma non solo.Se vendono ,stanno sul mercato altrimenti........pochi piangeranno.
VOGLIAMO PARLARE ANCHE DEI RIMBORSI AI GIORNALI DI PARTITI?

Niccolò 10/feb/2012 | 17 :24

Evviva
Le "miniranze" linguistiche!

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