Bilancio La7, i big verso un taglio degli stipendi

Pubblicità in calo del 10,5% nel 2015. Perdita totale per 1,49 milioni. Share al 3,5%. Così il direttore di rete rivede i costi. Mentana, Gruber, Crozza e Floris decurtati?

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08 Gennaio 2016

Fabrizio Salini, nuovo direttore di La7.

(© Imagoeconomica) Fabrizio Salini, nuovo direttore di La7.

D’accordo, nell’occhio del ciclone c’è la Rai.
Anzi, il carrozzone Rai, con il suo solito valzer di nomine, le vendette consumate in diretta e le faide regolate nei corridoi.
Insomma, anche se a viale Mazzini è arrivato il vento renziano, in realtà nulla è cambiato.
Ma mentre la politica si accapiglia sulla tivù pubblica, l’attenzione degli addetti ai lavori è rivolta a La7, la televisione di Urbano Cairo che in questo 2016 potrebbe fare il grande salto.
SALINI FIGURA CHIAVE. In avanti o indietro sono le prossime scelte a stabilirlo, dato che l’editore torinese ha scelto di affidare le strategie manageriali, intese come investimenti e tagli dei costi, a Fabrizio Salini, nominato direttore di rete, «nell’ottica di rafforzamento del team», come ha chiarito la stesso Cairo.
Tradotto significa che Salini deve riportare direttamente all’amministratore delegato Marco Ghigliani e ha la responsabilità dei palinsesti, dei contenuti e dell’offerta multimediale.
MANAGER D'ESPERIENZA. Salini, giova ricordarlo, vanta esperienze rilevanti nel settore televisivo: da ultimo come amministratore delegato di Fox Italia e in precedenza, tra le altre, vice president content di Discovery Italia, partner e head of content di Switchover Media (dove curò il lancio del canali 'Giallo' e 'Focus'), direttore Cinema e intrattenimento di Sky Italia.
Insomma, un manager con una visione a 360 gradi della televisione.
Solo che a La7 deve mettere mano anche ai conti che non godono di ottima salute.

Pubblicità in calo del 10,5%, perdita totale per 1,49 milioni

Urbano Cairo, proprietario di La7.

(© Imagoeconomica) Urbano Cairo, proprietario di La7.

Gli analisti, per quanto riguarda l’emittente televisiva del gruppo Cairo, parlano di margini negativi e raccolta pubblicitaria in calo del 10,5% nei primi nove mesi del 2015.
Secondo le elaborazioni fatte dallo stesso gruppo editoriale a novembre, il mercato televisivo di casa nostra è calato del 10%.
Nonostante ciò lo stesso Cairo, sempre a novembre, ha affermato che La7 «conseguirà un sostanziale pareggio del margine operativo lordo a fine 2015», ritenendolo un grande risultato.
RIDUZIONE DEI COSTI. Nel dettaglio, il gruppo ha continuato a consolidare i risultati degli interventi di razionalizzazione e di riduzione dei costi nell’attività editoriale televisiva, in un mercato pubblicitario ancora debole.
A fronte di ricavi pubblicitari in calo del 10,5% a 66,961 milioni (74,839 milioni nello stesso periodo del 2014), il margine operativo lordo e il risultato operativo della tivù sono stati negativi: rispettivamente pari a -3,1 milioni e a -7,68 milioni.
L’attività televisiva ha chiuso così in perdita per 1,49 milioni.
NODO DEI SUPER STIPENDI. Ma il nodo vero è quello dei super stipendi.
Salini deve comunque mettere mano ai compensi delle star, che potrebbero essere ridiscussi in concomitanza con la stesura del palinsesto dell'autunno 2016.

Emittente legata al poker Mentana-Gruber-Floris-Crozza

Enrico Mentana, Lilli Gruber, Maurizio Crozza e Giovanni Floris.

(© Imagoeconomica) Enrico Mentana, Lilli Gruber, Maurizio Crozza e Giovanni Floris.

La7, al di là di ogni ragionamento, è legata a doppio filo al poker Enrico Mentana-Lilli Gruber-Giovanni Floris-Maurizio Crozza.
Gli ascolti, e gli introiti pubblicitari, dipendono essenzialmente da loro.
E se il direttore del telegiornale è ancora un pezzo appetibile sul mercato, tanto che nel totonomi della Rai appare e scompare sistematicamente per il Tg1, Crozza e la Gruber sono ancorati alla rete.
Entrambi costano e nessuno, al momento, è disposto a staccare assegni così elevati, considerato che la pubblicità non è in grado di coprire le spese.
TALK SHOW SACRIFICATI. Da qui la necessità di rivedere il posizionamento sul mercato dell’emittente, magari cedendo qualcosa allo spettacolo per sacrificare la striscia continua dei talk show politici, e conseguenze ristrutturazione dei costi.
Che nel caso specifico significa compensi alle star.
In questa logica Cairo e Salini potrebbero chiedere a Floris, a partire dall'autunno, un maggior impegno a fronte della stessa cifra.
Sempre che il mercato della pubblicità non dia segnali di ripresa.
ASCOLTI FERMI AL 3,5%. Infine gli ascolti. La media dello share, ovvero il giorno medio mensile basato sulle rilevazioni dell’Auditel, è sostanzialmente ferma al 3,5%.
Il che significa che molti programmi non centrano gli obiettivi prefissati, mente alcune fasce orarie sono scoperte.
Per Salini un’altra bella montagna da scalare.

 

*Aggiornamento del 9 gennaio 2016: Urbano Cairo ha replicato all'articolo inviando una lettera in cui smentisce i tagli. Clicca qua per leggere la sua risposta.

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