Canone Rai 2016, si paga in base alla residenza

Prime indicazioni sulle modalità di pagamento. Ma il decreto attuativo ancora non c'è. Chicco Testa di Assoelettrica: «Rischiamo di arrivare impreparati alla scadenza di luglio».

15 Febbraio 2016

Regna ancora l'incertezza sulle modalità di pagamento del canone. La Legge di stabilità prevedeva che il decreto attuativo arrivasse il 15 febbraio: la finanziaria aveva infatti dato al governo 45 giorni di tempo, a partire dal 1 gennaio, per definire le nuove norme. Eppure il termine è trascorso senza che il provvedimento abbia visto la luce.
Il tempo stringe visto che è previsto che il canone sia addebitato in rate nelle bollette a partire da luglio per un importo complessivo di 100 euro.
CONFERMATO IL CRITERIO DELLA RESIDENZA. Intanto arriva una nuova conferma da parte del ministero dello Sviluppo economico: sarà la residenza in un immobile il criterio per stabilire chi si troverà il canone Rai addebitato nella bolletta elettrica e chi no. 
Ecco gli altri punti fermi.

Canone: paga l'inquilino, esclusi gli over 75

La presunzione di possesso di un televisore si applica solo all'utenza attivata nel luogo in cui un soggetto ha residenza anagrafica, ovvero solo sulle prime case. 
Se un utente attiva una fornitura di energia a novembre o dicembre 2016 pagherà il canone da gennaio 2017. 
PAGA L'INQUILINO. L'inquilino che non ha l'utenza elettrica intestata dovrà comunque pagare il canone con modalità da stabilire nei decreti attuativi. Il proprietario, invece, è tenuto al pagamento solo per la casa nella quale ha residenza.
È stato inoltre deciso che due coniugi residenti in due abitazioni diverse, con una utenza elettrica di tipo residenziale, pagheranno due volte il canone.
ESCLUSI GLI ANZIANI CON OLTRE 75 ANNI. Non dovranno pagare gli anziani oltre i 75 anni con un reddito proprio e del coniuge fino ai 6.713,98 euro all'anno. Esclusi anche i titolari di utenza elettrica per la seconda casa e chi ha comunicato alle Entrate di non avere un televisore nel 2016.
UNA DICHIARAZIONE PER NON PAGARE. Per non pagare il canone chi non possiede un televisore deve presentare una dichiarazione all’agenzia delle Entrate (nello specifico alla direzione provinciale I di Torino - ufficio territoriale di Torino I - sportello S.a.t.) nelle modalità che saranno stabilite con provvedimento del direttore dell’agenzia stessa. L’Erario deve però aspettare l'approvazione del decreto attuativo.
VALIDA UN ANNO. Al momento si sa solo che la dichiarazione avrà validità per l’anno in cui è stata presentata ed espone a responsabilità penale in caso di false dichiarazioni. Il viceministro all'Economia, Enrico Zanetti, ha spiegato che dichiarare di avere un apparecchio televisivo non farà scattare i controlli per gli anni precedenti. 

 

  • Lo spot del canone Rai.

Il decreto: da definire sanzioni e modalità di comunicazione

Ora il primo problema da risolvere è trovare un modo per garantire lo scambio di informazioni relative agli utenti tra imprese elettriche, Comuni e agenzia delle Entrate, per avere gli elenchi corretti di coloro che devono pagare il canone per evitare duplicazioni nell’addebito. L’agenzia delle Entrate dovrà predisporre entro maggio il modello per queste comunicazioni in modo tale da consentire alle compagnie elettriche la fatturazione da luglio.
DA CHIARIRE LE MODALITÀ DI FATTURAZIONE. Il decreto attuativo dovrà poi fare il punto sulle modalità di fatturazione, anche per chi cambia fornitore in corso d’anno. Rimangono ancora da definire sia le sanzioni per i morosi sia quelle per le imprese elettriche in caso di violazione degli obblighi di comunicazione e versamento dei canoni.

 

  • Chicco Testa, presidente di Assoelettrica.

Assoelettrica lamenta i ritardi

I ritardi nella pubblicazioni dei decreti cominciano a innervosire l'associazione delle imprese elettriche: «Siamo al 15 febbraio, ma le imprese del settore ancora non sanno come dovranno esigere il canone Rai che il governo ha voluto inserire nelle bollette dell'energia elettrica», ha tuonato Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, «il rischio è che si arrivi impreparati alla scadenza del prossimo luglio». 
SISTEMI INFORMATICI DA PREDISPORRE. L'allarme di Testa è chiaro: «Le imprese devono predisporre i necessari sistemi informatici per emettere le nuove fatture modificate, bisogna incrociare le banche dati, occorre chiarire una lunga serie di problemi che ancora non sono stati sciolti, dalla questione dei ritardati pagamenti, alla morosità, dall'eventualità di un cambio di fornitore ai pagamenti parziali, dai reclami ai contratti non residenti». 

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