Michele Masneri

Carlo Perrone, la quota nobile della ReStampa

Ha solo il 5% di Repubblica-Stampa. Ma porta con sé un sapore di antico blasone. Piemontese doc ed editore puro. Storia di Carlo Perrone e della sua famiglia.

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03 Marzo 2016

L'editore Carlo Perrone.

L'editore Carlo Perrone.

C'è qualcosa di nuovo anzi d'antico nella fusione dell'anno o addirittura del secolo, quella Stampa-Repubblica, molto osannata per i ricambi generazionali e le sinergie e le integrazioni col prestigioso web, in cui però - siamo pur sempre tra fusioni 'bene', torinesi - si tiene un posto rispettoso per soci minoritari magari non decisivi ma assai decorativi e chic, come insomma i vari Biscaretti di Ruffia e la squadra nobile che fece la Fiat a fine Ottocento insieme al senatore Agnelli; o come anziani duchi e marchesi nelle cene proustiane.
Ed è assai proustiano mister 5%, Carlo Perrone, gentiluomo torinese-romano già proprietario del Secolo XIX, già precedentemente fuso con La Stampa e che oggi entra con un piccolo quarto di nobiltà nel corpaccione della rotativa nazionale.
UN RARISSIMO EDITORE PURO. Passa dal 23% in ItEdi (la società Stampa-Secolo ove gli Elkann hanno il 77%) al 5% del mejo gruppone editoriale italiano, in carico oltretutto a un rarissimo editore puro, essendo figlio del proprietario del Messaggero (che poi fu venduto a Caltagirone) e appunto del quotidiano genovese (che invece si tenne).
E un blasone ancora più puro, Perrone è infatti Perrone, Carlo Maria detto Carlino, di San Martino, con questo predicato sommamente piemontese (alla «Budino di Semolino», per dirla con Arbasino), di quelli che agli Agnelli piace tenersi vicini. Discendente di una famiglia di fondamentali militari sabaudi, Perrone è il nuovo Piero Ferrari: cioè come il figlio del 'Drake', che pure non deciderà ma ha un invidiato 10% nella casa di Maranello, e il cognome più fico del mondo.
ALLA CACCIA DI STEMMA E NOME. Però anche Perrone, come cognome, non è male, e qui i nomi sono importanti, anzi i cognomi: e certo la nuova entità editoriale, con la crisi, non sarà la Ferrari, e bisognerà inventare forse uno stemma che non sarà mai sexy come il cavallino, e ci saranno degli addetti al naming per trovare qualcosa di non cacofonico (Stampubblica non funziona, Restampa pare peggio; si potrebbe sfruttare il talento di Stefano Bartezzaghi, cominciando con le sinergie).
Forse si potrà utilizzare proprio lo stemma Perrone, dei signori di San Martino Canavese, più torinesi dei De Benedetti, più antichi degli Agnelli, e di certo Carlino, amante del mare e velista più dell'Avvocato, ha più quarti di tutti, pur avendo solo il 5%, in questa operazione come si dice di sistema.
UN MATRIMONIO D'ALTO RANGO. Sistemato oltretutto benissimo, con una delle meglio dame romane, sicuramente quella col brand più sofisticato, si chiama addirittura Polissena di Bagno, signora diafana, ascendenza romagnola-malatestiana-dantesca.
Ascendenza anche automobilistica: lei fu infatti già coniugata Malagò, dei principi dei concessionari romani (senza blasone, ma con vicino autosalone). E portatrice oltretutto in dote di particella catastale, non solo nobiliare: il meraviglioso villino pinciano, già teatro del delitto romano più araldico di sempre, quello Casati-Stampa: lì la coppia editoriale grandiosamente abita, senza patemi né  superstizioni.
Quando sono a Parigi, invece, i Perrone abitano ancor più grandiosamente nell'Hôtel de Pompadour, a Fontainebleau, una delle case più belle di Francia. Perché Carlino sarà pure azionista di minoranza ma è nipote di Marie Laure de Noailles, mitologica viscontessa amica di Dalì, Cocteau e Balthus, pronipote di Laura de Noailles, nata de Sade, ispiratrice della duchessa di Guermantes. L'azionista proustiano-sadico, seppur di minoranza, gli altri gruppi editoriali se lo sognano.
L'azionista proustiano, seppur di minoranza, gli altri gruppi editoriali se lo sognano. 

 

Twitter @michimas

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