Corriere, spunta la candidatura di Enrico Mentana

Anche il direttore di La7 nella corsa per dirigere il quotidiano. Con lui Cairo e Della Valle. Ma sul dopo-De Bortoli si acuisce la guerra tra gli azionisti Rcs.

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15 Gennaio 2015

Il direttore del TgLa7 Enrico Mentana.

(© ImagoEconomica) Il direttore del TgLa7 Enrico Mentana.

Ormai la corsa alla successione di Ferruccio de Bortoli alla direzione del Corriere della sera è affollata quasi quanto quella dei “quirinabili” canditati (o candidabili)  a prendere il posto di Napolitano.
L'ultimo che si è aggiunto alla rosa è tuttavia un nome pesante, ovvero quello di Enrico Mentana.
Il direttore del Tg di La7, nonostante abbia riaffermato in una recente intervista al Fatto quotidiano la bontà dei suoi rapporti con Urbano Cairo, il padrone dell'emittente, non disdegnerebbe certo di insediarsi nel palazzo di via Solferino.
LA SPINTA DI CAIRO. Maliziosamente, nei corridoi de La7 si sussurra che a fare il nome di Mentana sia stato proprio il suo attuale editore il quale, combinazione, è anche detentore di una partecipazione di poco superiore al 3% in Rcs.
Una partecipazione che, direbbe Enrico Cuccia, si pesa e non si conta. Un po' perché nella variegata compagine degli azionisti del Corriere lui è uno dei pochi che ci capisce veramente di giornali. Un po' perché, guardando ai disastrati conti dell'azienda,  la sua fama di risanatore dalla forbice inflessibile tornerebbe buona.
L'ENDORSEMENT DELL'AMICO DELLA VALLE. Sarà pur vero che tra Cairo e il suo giornalista principe la convivenza è buona, certo è che, con alcuni suoi stretti collaboratori, l'uomo cresciuto alla corte di Silvio Berlusconi non ha perso l'occasione di definire Mentana come un personaggio a volte molto ingombrante.
Ma Cairo non è il solo che lo vedrebbe bene come successore di De Bortoli. Anche Diego Della Valle - che del direttore di La7 è amico di lunga data, tanto da avere ospitato nella sua villa la festa di nozze di “Mitraglia” con Michela Rocco di Torrepadula - vedrebbe con grande favore la cosa.

Continua la guerra interna: Consiglio di amministrazione spaccato in due

John Elkann, Diego Della Valle,Pietro Scott Jovane, Giovanni Bazoli, Ferruccio De Bortoli.

John Elkann, Diego Della Valle,Pietro Scott Jovane, Giovanni Bazoli, Ferruccio De Bortoli.

Per capire se quella che sinora è una ipotesi più che legittima nel toto nomine che impazza non occorrerà aspettare molto.
A fine aprile infatti, oltre a De Bortoli - la cui uscita è già stata (inopinatamente) annunciata da mesi - scade anche il Consiglio d'amministrazione dell'azienda.
E se la sorte dell'amministratore delegato Pietro Scott Jovane non è ancora decisa (nonostante l'endorsemet di John Elkann, nel 2015 il manager non raggiungerà gli ottimistici obiettivi scritti nero su bianco nel piano industriale), sicura è l'uscita del presidente Angelo Provasoli.
Per prender il suo posto, si segnala un certo attivismo di Paolo Mieli, ex direttore del Corriere e oggi presidente della Rcs Libri.
BAZOLI E PALENZONA, SCHIAFFO A ELKANN. Ma la partita cruciale, quella che avrà sicuramente un riflesso sugli assetti societari, si gioca intorno al nome del futuro direttore.
Nelle scorse settimane due grandi vecchi della finanza italiana, ovvero Giovanni Bazoli e Fabrizio Palenzona (Banca Intesa e Unicredit), hanno recapitato all'erede Agnelli un messaggio dai toni piuttosto perentori: «Se vuoi nominare tu il direttore del Corriere della Sera metti mano al portafoglio e comprati la casa editrice».
Fiat infatti possiede una quota di circa il 20%, abbastanza per farne l'azionista di riferimento, ma lontana dal consentirle di comandare a sua assoluta discrezione.
Tant'è che in previsione della battaglia di aprile si è coagulato un fronte che può contare su una partecipazione superiore a quella posseduta da Torino.
Insomma, si sarebbero creati due blocchi contrapporti il cui potenziale destabilizzante, per una azienda in crisi che abbisogna di soluzioni rapide, rischia di portare alla paralisi.
CON PRODI AL COLLE, DE BORTOLI RESTA AL CORSERA. Come sempre poi, quando si parla di Corriere, si intravvedono sullo sfondo battaglie di più vasta portata destinate a mutare lo scacchiere del sistema politico-finanziario.
Giovanni Bazoli, che tutti davano in uscita da Banca intesa nel 2016 (ci sta seduto dal 1981), sta serrando le fila per ottenere un altro mandato al vertice dell'istituto di credito. Discreti ambasciatori intessono con Bankitalia e, soprattutto, con Mario Draghi la trattativa destinata ad agevolargli la strada.
La Fiat, soprattutto nella persona del suo dominus Sergio Marchionne, è sempre più schierata a sostegno di Matteo Renzi, che trova proprio nel Corriere un interlocutore piuttosto freddo e critico.
Naturalmente molto dipenderà anche dalla partita per il Quirinale, dove tutto è in movimento. Ma una cosa è certa: se toccasse a Romano Prodi, De Bortoli a lui piacendo resterà direttore a vita e Bazoli, se - come tutti gli auguriamo - sarà assistito dalla salute, potrebbe avere davanti non solo un altro mandato.

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