Fondi all'editoria, sulla tassa è rivolta dei pubblicitari

Un prelievo dello 0,1% sul fatturato per finanziare le cooperative giornalistiche? Le concessionarie fanno muro. Lele Panzeri: «La carta è morta». Palla all'Aula.

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23 Febbraio 2016

Anche colossi internazionali Google a rischio stangata per colpa della riforma del fondo per l'editoria.

Anche colossi internazionali Google a rischio stangata per colpa della riforma del fondo per l'editoria.

Non solo Mediaset, la Rai o ''Mondazzoli''.
Anche colossi internazionali come Amazon, Apple e Google.
Annalisa Pannarale ha ampliato il suo raggio d’azione per quella che Confindustria definisce «una stangata» per il mondo della pubblicità.
RIFORMA DELL'EDITORIA. La deputata di Sinistra ecologia e libertà ha presentato un nuovo testo del suo emendamento alla delega che riforma il Fondo per l’editoria, per coinvolgere il settore nel finanziamento delle cooperative giornalistiche che vanno a contributo pubblico.
Ma rispetto alla prima versione, il prelievo dello 0,1% alla quale saranno soggetti concessionarie e centri media non sarà calcolato sui ricavi, bensì sul fatturato.
PRELIEVO SUL GIRO D'AFFARI. «In questo modo», spiega a Lettera43.it la parlamentare pugliese, «risolveremo la questione della residenza fiscale, che permette ai colossi di internet di incassare alte cifre in Italia e di spostare utili e tasse oltreconfine. Il prelievo viene fatto su quello che si fattura, sul giro d’affari. In questo modo coinvolgeremo anche i grandi gruppi che operano in Rete».
Quelli che, come dimostrano i contenziosi aperti con Google o Apple, sono anche mirino nel nostro Fisco e sono stati chiamati in causa già dal governo francese con la famosa legge di internet.
ASTE E APPALTI SCIVOLOSI. La Federazione concessionarie pubblicitarie, interpellata da L43, preferisce sospendere il giudizio in attesa del testo definitivo che è stato inviato dalla commissione Cultura all’aula di Montecitorio.
Anche perché il provvedimento apre fronti non meno scivolosi sul versante degli appalti o delle aste.
Confindustria è sul piede di guerra, vista la crisi del settore, e teme che la carta stampata venga penalizzata a favore del web.

Hearst Italia: «Settore in crescita, ma è presto per 'colpirlo'»

Lele Panzeri, uno dei padri nobili della pubblicità italiana.

Lele Panzeri, uno dei padri nobili della pubblicità italiana.

Giacomo Moletto, amministratore delegato di Hearst Italia, ricorda che «l’anno si è aperto in crescita di qualche punto, ma è presto per fare valutazioni. Il clima non è negativo, ma c’è molto da recuperare sul versante della raccolta. Può valere il concetto che non ha senso colpire il settore pubblicitario quanto quello secondo cui il comparto, che campa grazie all’editoria, deve restituire qualcosa ai giornali»*.
PANZERI CONTRARIO. Non ha remore, e ne ha per tutti, Lele Panzeri, uno dei padri nobili della pubblicità italiana: «Mi sembra una cazzata! Intanto che senso ha tenere in vita qualcosa di morto come la carta stampata, che ha lo stesso futuro delle carrozze a cavallo. E lo dice uno che inizia la giornata comprando almeno due quotidiani, che amava i settimanali perché erano i più belli cataloghi pubblicitari esistenti, ma che adesso è bollito».
«COSA CI FAI CON LO 0,1%?». Poi, entrando più nel merito del provvedimento, l’uomo che ha inventato lo slogan «Liscio, gassato o Ferrarelle», si chiede: «Che cosa ci fai con lo 0,1%? Che poi la cosa davvero divertente è che c’è qualcuno in parlamento che pensa di andare a prendere soldi a gente come quella dei centri media, i responsabili della fine delle agenzie pubblicitarie. Ma quelli pur di non cacciare un centesimo sono disposti a truccare i conti».

Raccolta pubblicitaria italiana, business superiore ai 7 miliardi

Il premier Matteo Renzi assieme al sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti.

(© Imagoeconomica) Il premier Matteo Renzi assieme al sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti.

In realtà è proprio l’impatto economico del provvedimento a dividere editori e mondo della politica.
Ma come si applicherà il balzello?
Nell’ultima versione dell’emendamento Pannarale si legge che sono coinvolti accanto ai «concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali» anche «gli altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, comprese le reti elettroniche».
Una formula nella quale la deputata di Sel fa rientrare sicuramente i centri media.
IL WEB ATTRAE 2 MILIARDI. Complice la piccola ripresa registrata nell’ultimo trimestre del 2015, la raccolta pubblicitaria italiana ha un giro d’affari di poco superiore ai 7 miliardi.
Poco più di due miliardi li attrae il web. Ma questi numeri hanno un impatto relativo sul fatturato, visto che tutte le realtà (tra le poche eccezioni c’è Mediaset) presentano bilanci in rosso per l’anno appena trascorso.
Nel settore qualcuno stima che al fondo potrebbero andare non più di 30 milioni di euro.  

Sel: «È l'unica fonte per finanziarie il fondo per il pluralismo»

Annalisa Pannarale di Sel.

Annalisa Pannarale di Sel.

Pannarale dice di «non aver fatto ancora simulazioni per calcolare l’introito. Ma è certo che questa è l’unica fonte concreta per finanziare il fondo per le piccole testate e per il pluralismo, visto che le altre, le multe all’Agcom o parte del recupero dell’evasione del canone Rai, sono a dir poco incerte. Ma parliamo di cifre irrisorie rispetto ai ricchissimi bilanci del settore pubblicitario».
Il provvedimento è passato in commissione Cultura con un via libera molto trasversale: hanno detto sì Partito democratico, Sel, centristi, parte del centrodestra e Movimento 5 stelle.
Anche perché le testate giornalistiche che vanno a contributo sono di diverso colore politico.
ORA TOCCA ALLA CAMERA. Ora serve l’ultima parola la Camera, per un testo al quale deve seguire una delega del governo. I margini per un colpo di bianchetto ci sono tutti.
Proprio nell’esecutivo l’emendamento non trova grandi fan. Come ricorda Pannarale, «il sottosegretario Luca Lotti aveva espresso alcuni dubbi rispetto alla prima stesura dell’emendamento, dove il prelievo valeva lo 0,2% dei ricavi. Poi, dopo una serie di discussioni siamo scesi allo 0,1 del fatturato».
Il mondo della pubblicità invece spera che venga cancellato del tutto.


Twitter @FrrrrrPacifico

 

* Rettifica di Hearst Italia

«Egregio Direttore, in riferimento all’articolo dal titolo “ Fondi all'editoria, sulla tassa è rivolta dei pubblicitari” del 23 febbraio 2016, desideriamo fornire alcune precisazioni con richiesta di pubblicazione.
Giacomo Moletto, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Hearst Magazines Italia Spa, precisa che, nel corso dell’intervista telefonica, ha più volte  ribadito al giornalista di lettera43 che è troppo presto per valutare un provvedimento del quale ancora non conosce i dettagli. In particolare, Giacomo Moletto non ha espresso di ritenere  che il provvedimento “colpisca” il settore e non si riconosce assolutamente nella verbalizzazione del virgolettato riportato».

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