INTERNET

Google, licenza di Rete

Le bozze di legge di Francia e Germania per il copyright.

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05 Novembre 2012

Su una cosa il presidente François Hollande e la cancelliera Angela Merkel sono d'accordo: fare la guerra a Google, nel tentativo di salvare l'industria editoriale di entrambi i Paesi.
Una battaglia, quella franco-tedesca per far pagare ai motori di ricerca una tassa sul copyright delle notizie riprese, alla quale si è presto accodata anche l'Italia. Con un documento, la Federazione italiana editori giornali (Fieg) ha sottolineato come sia stato deciso di «avviare un'azione congiunta, per la promozione e la tutela dei contenuti editoriali online», foriera dell'«inserimento, nell'attuale quadro normativo dei rispettivi Paesi, di una disciplina che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale».
LA GOOGLE TAX. In Italia, non è ancora chiaro in cosa sfocerà il pressing degli addetti ai lavori: il governo non ha studiato alcuna normativa sul copyright che regoli il far west di Internet, da porre all'esame del parlamento.
In Francia e in Germania, al contrario, esistono due progetti di legge che prevedono l'introduzione di una “Google tax” per i motori di ricerca che guadagnano, grazie alle notizie aggregate da altri editori di news.
L'Eliseo, in mancanza di un accordo raggiunto con il colosso di Mountain View, si appresta a varare il provvedimento all'inizio del 2013. In Germania, la bozza è in dirittura d'arrivo al Bundestag il 18 novembre.

Italia, Germania e Francia: crollano i lettori della carta stampata

Il profondo rosso della carta stampata non è un guaio solo italiano.
In Germania - paradiso europeo di lettori (il 70% della popolazione adulta), per passione solo dietro svizzeri (77%) e svedesi (81%) - dal 2000 al 2009 la lobby degli editori ha registrato un crollo di ricavi del 20%.
Oltralpe, la disaffezione per le letture è, come in Italia, di lunga data: con una percentuale di lettori, in entrambi i Paesi, attorno al 46% (dati della World association of Newspapers and News Publisher, Wan-Ifra), in Francia dagli Anni 80 il numero dei giornalisti della carta stampata è stato progressivamente ridotto del 30%, nonostante gli ingenti aiuti di Stato (circa 1,2 miliardi di euro l'anno), spesi per l'informazione.
FRANCIA, MINISTRI DIVISI. La giungla di Internet non aiuta. Così, il governo Hollande, oltre a una ristrutturazione del piano dei finanziamenti, ha pensato di introdurre anche una tassa in difesa degli editori. Non tutti i ministri sono d'accordo sull'obolo da imporre a Google: conscio che i motori di ricerca favoriscono il traffico degli internauti sui siti online dei gruppi editoriali, il responsabile all'Innovazione Fleur Pellerin è cauto sulla misura, promossa invece dal ministro alla Cultura Aurélie Filipetti.
GOOGLE, ACCORDO FALLITO. Deciso a bloccare la legge, lo scorso ottobre il numero uno di Google Eric Schmidt è corso a Parigi, per parlare con Hollande in persone.
Ma l'accordo non c'è stato e Mountain View ha minacciato il black out di Google News. Con conseguente, drastico, calo di lettori online dei siti giornalistici. Non solo in Francia.

Boom dei lettori online: la corsa alla cattura dei motori di ricerca

Nell'era del world wide web, il traffico di chi s'informa in Rete aumenta a vista d'occhio ovunque.
In Italia, tra il 2009 e il 2011, il numero di utenti di siti web di giornali, nel giorno medio, è salito da 4 a 6 milioni di visitatori. In Francia, 25 milioni di lettori, ogni mese, consultano almeno un sito d'informazione.
In Germania, invece, gli utenti unici mensili dei siti dei quotidiani tedeschi sono 27,7 milioni (il 39,5 % della popolazione) e il governo Merkel è convinto che il flusso di lettori non diminuirà, se a motori di ricerca come Google - ma anche gYahoo, Bing e l'italiano Virgilio, per citare i più noti - sarà imposto un giusto balzello, per fare profitti grazie ai pezzi altrui.
NO DEI LIBERALI TEDESCHI (FPD). Anche a Berlino, non tutti gli esponenti della coalizione sono d'accordo con la cancelliera. I liberali dell Fpd, soprattutto, ma anche alcuni compagni cristiano-democratici di partito (Cdu-Csu), hanno dichiarato scettici di «non appoggiare», in Parlamento, una legge che viola la libera circolazione di contenuti su Internet.
La maggioranza bipartisan, tuttavia, sta con il progetto di legge che il giurista Günter Krings, tra i compilatori, ha ribattezzato come il «fratello minore» della normativa sul copyright. Per i tedeschi, il vuoto legislativo va colmato e la possibilità che la bozza diventi legge è concreta.
GOOGLE MINACCIA IL BLACK-OUT. A differenza che negli Usa, dove i principali gruppi editoriali hanno scelto di far pagare le notizie online ai lettori, in Europa si tenta la linea di mantenere l'accesso ai siti gratuiti, rivalendosi sui motori di ricerca. La Germania potrebbe fare da apripista.
Per Google, convinta di avere ancora un largo margine di trattativa con gli editori a caccia di clic e di introiti pubblicitari finora scarsi, l'aut-aut franco-tedesco sarà una Caporetto non per l'azienda americana.
Ma per i giornali online europei, che fanno a gara per essere catturati e rilanciati dai motori di ricerca.

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