Il Mucchio Selvaggio, una storia di sprechi

«Fondi pubblici per fini personali». I direttori della rivista nel caos.

di Alberto Gallo

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02 Luglio 2013

È una delle riviste culturali più longeve del panorama editoriale italiano. Grazie al contributo di firme storiche del giornalismo e a un approccio particolarmente irriverente, nei decenni Il Mucchio Selvaggio si è costruito un seguito fedele di lettori.
Negli ultimi due anni, però, da quando il fondatore Max Stefani non è più direttore, si è scoperchiato un vaso di Pandora: reciproche accuse tra la nuova direttrice Daniela Federico, alcuni ex collaboratori e lo stesso Stefani, in concomitanza con un costante calo di lettori, hanno fatto precipitare la rivista nel caos, mettendo in forse la sua stessa sopravvivenza.
17 ANNI DI CONTRIBUTI STATALI. Pietra dello scandalo: l’utilizzo dei contributi statali all’editoria, di cui Il Mucchio gode dal 1996, anno in cui venne fondata la cooperativa di giornalisti Stemax, che da allora pubblica il giornale.

L'ex collaboratore Cilìa: «Siamo pronti a sporgere denuncia»

La copertina-appello del Mucchio Selvaggio.

La copertina-appello del Mucchio Selvaggio.

In tanti hanno il dente avvelenato, primo fra tutti Eddy Cilìa, per 20 anni tra le firme più prestigiose del Mucchio. 
«Io e altri ex collaboratori contestiamo l’uso che negli anni è stato fatto dei fondi pubblici, prendendo in giro i lettori, cui si chiedeva di abbonarsi per salvare la rivista, e noi giornalisti, pagati miseramente mentre Federico e Stefani facevano quello che volevano con i soldi dello Stato», ha detto a Lettera43.it
«Siamo anche pronti a sporgere denuncia, come soluzione estrema, ma non per ottenerne un guadagno economico: solo per avere giustizia».
«AUTO COI SOLDI PUBBLICI». In un agguerrito post pubblicato sul suo blog personale, Cilìa ha sottolineato gli aspetti più oscuri della vicenda: citando documenti ufficiali e l'autobiografia dello stesso Stefani, Wild Thing, il giornalista parla di automobili, appartamenti, ristrutturazioni immobiliari, rimborsi telefonici, polizze: tutto, a suo dire, pagato con i soldi versati dallo Stato alla cooperativa. «Stefani e Federico, che dopo l’uscita del primo dal giornale hanno cominciato a rinfacciarsi reciprocamente le accuse più infamanti, sono stati ingordi», ha continuato Cilìa. «Il Mucchio poteva diventare leader assoluto nel suo settore, con tutti i soldi che percepiva e che in parte ancora percepisce. Invece adesso sta morendo».
OLTRE 3 MLN DI EURO IN OTTO ANNI. Tra il 2003 e il 2011, la rivista ha ricevuto dallo Stato più di 3 milioni e 291 mila euro in soldi pubblici (il dato non comprende i fondi erogati nel 2005). Ciononostante, fa notare qualcuno, per anni ha pagato diversi collaboratori meno di 400 euro al mese per 11 mensilità.
«Ho deciso di andarmene quando mi hanno proposto di continuare a collaborare a titolo gratuito», ha rincarato la dose Massimo Del Papa, altra firma storica del Mucchio. «Tutto ciò quando, per 14 anni, non ho avuto nemmeno il rimborso per le trasferte. E intanto amiche, amanti e fidanzate venivano assunte in piena regola al giornale. Ora sto cercando di capire se esistano presupposti di una rilevanza tale da poter procedere per via legale».
STEFANI CONTRO FEDERICO. Finito nell'occhio del ciclone, Stefani ha respinto ogni tipo di accusa: «È vero che per tanti anni la rivista ha preso soldi dallo Stato, ma abbiamo anche dato da mangiare a tanta gente», ha detto l'ex direttore. «Ora tutti, amplificati dalla Rete, sono pronti a fare accuse, ma il fatto è che per anni hanno preso i loro stipendi senza fiatare. Se non gli piaceva la situazione potevano andarsene prima».
Riguardo alle presunte irregolarità nella gestione dei soldi pubblici, Stefani ha bene in mente il suo colpevole: «Il mio errore è stato dare le chiavi del potere in mano a Daniela Federico (contattata dalla redazione, l'attuale direttore ha preferito non parlare della vicenda, ndr). Anche secondo me sono state fatte cose poco chiare, ma io non avevo voce in capitolo e appena ho cominciato a protestare sono stato messo alla porta». 

Quando Stefani scriveva: «Ognuno può pagarsi lo stipendio che vuole»

Max Stefani ha fondato il Mucchio Selvaggio nel 1977.

Max Stefani ha fondato il Mucchio Selvaggio nel 1977.

Eppure, sostengono gli ex collaboratori, Stefani non poteva non sapere cosa stava accadendo nel giornale da lui fondato nel 1977.
Nella sua autobiografia, è lo stesso ex direttore a parlare dei vantaggi che si possono ottenere dal fondare una cooperativa come la Stemax: «Quasi tutte le cooperative di questo genere [...] sono in effetti delle Srl truccate», si legge in Wild Thing
«Ci sono uno o due proprietari e sette amici o familiari che non contano niente ma servono solo a fare numero. [...] Ognuno può pagarsi lo stipendio che vuole e, per pagare meno tasse possibili, si caricano sull’azienda auto di lusso, case e ogni genere di benefit. La prima cosa da fare è comprarsi un ufficio e darlo in affitto (ovviamente solo sulla carta) alla cooperativa: praticamente la cooperativa paga il mutuo e dopo tot anni ti ritrovi casa gratis».
«ERO PIENO DI DEBITI...». A proposito delle automobili, nel 2012 Stefani scriveva: «La Stemax comprava in leasing la macchina a me e Daniela [Federico]. Quando finiva dopo tre anni, veniva riscattata non dalla società ma da Daniela che subito dopo la vendeva come privato». Il ricavato? «Ce lo dividevamo a metà e nello stesso tempo la Stemax comprava un’altra macchina sempre in leasing e il gioco ricominciava. Per me quei soldi erano una boccata d’ossigeno, pieno di debiti come sempre ero». 
La gestione burocratico-amministrativa della cooperativa è una questione spinosa: «La Stemax non è mai stata davvero una cooperativa di giornalisti», ha spiegato Cilìa. «Era formata da prestanome che cambiavano sempre, alcuni dei quali sconosciuti persino al direttore. E per di più alcune persone nemmeno sapevano di essere soci della cooperativa».
LE ACCUSE DI DEL PAPA E SCANZI. Del Papa, socio della Stemax per un paio d’anni, sostiene di non aver mai «firmato niente, mai vista una carta, mai partecipato a un’assemblea. Sono stato tirato dentro solo perché c’era bisogno di me in quanto iscritto all’Ordine dei giornalisti, ma non ho mai avuto voce in capitolo. E se ci sono mie firme in giro sono senz’altro false».
Anche l’ex collaboratore del Mucchio Andrea Scanzi, oggi firma del Fatto Quotidiano, 'sindaco' della cooperativa per ben cinque anni, sostiene di non avere mai saputo di aver ricoperto questa carica, né di avere partecipato ad assemblee dei soci o avuto occasione di visionare un bilancio.
35 MILA EURO PER RIPARARE UN TETTO. Federico Guglielmi, per anni colonna portante della sezione musicale del Mucchio e direttore di Mucchio Extra, ha confessato a Lettera43.it le proprie perplessità sulla gestione dei soldi da parte della cooperativa: «Com’è possibile che una rivista nazionale abbia avuto per qualche tempo un ufficio di rappresentanza in un paesino di 400 abitanti in provincia di Rieti (Montasola, ndr)? E che per questo 'ufficio' siano stati spesi 35 mila euro di riparazione per un tetto? È chiaro che prima o poi si dovrà fare luce su questi interrogativi e non escludo che per farlo non si agisca per vie legali, magari con un’azione di gruppo».
Dall’attuale direzione, finora, l’unica risposta alle accuse è stato il silenzio. Chissà che le continue minacce di un'azione legale da parte degli ex collaboratori non possano far cambiare idea a Daniela Federico e compagni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marvin 05/lug/2013 | 16 :37

Senso di giustizia a orologeria
Come mai Massimo Del Papa, nel suo blog, recensiva benissimo (eufemismo) il libro Wild Thing di Max Stefani? Ora quell'articolo lo ha (subdolamente) cancellato dal blog. Questa indignazione a scoppio ritardato è ridicola. RIDICOLA. Quando aveva letto il libro per recensirlo (le persone serie fanno così: leggi/ascolti/vedi qualcosa e poi lo recensisci) non si era accorto che Stefani ammetteva stupidamente le varie ruberie effettuate negli anni? Da qualsiasi punto la si guardi questa storia, la storia del Mucchio, è tristissima. Ladri contro parac#li (scusate il francesismo).

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