L'Unità va male. I Pessina vogliono mollare

Costi alti, pochi lettori, tanti debiti. E salta pure la gara per i nuovi soci: futuro incerto.

di Alessandro Da Rold e Gabriella Colarusso

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19 Gennaio 2016

Non c'è pace per la nuova Unità rilanciata dal segretario del Pd e premier Matteo Renzi. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è tornato nelle edicole a giugno, diretto da Erasmo D'Angelis.
Ma nelle ultime settimane il problema dei debiti della vecchia gestione ha messo in agitazione i nuovi proprietari: la nuova società Unità Srl, controllata all'80% da Pessina Costruzioni e al 19,05% dalla Fondazione Eyu del Partito democratico, non vorrebbe sobbarcarseli. O almeno non per intero.
BONIFAZI CERCA NUOVI SOCI. Nelle ultime settimane Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd, si sarebbe attivato per individuare un nuovo socio che sostenga l'operazione anche se, secondo il quotidiano Milano finanza, i rapporti tra lo stesso Bonifazi e i Pessina non sarebbero dei migliori. 
Il 18 dicembre scorso è stato chiuso il concordato preventivo messo a punto a settembre dai liquidatori della Nie, la vecchia società editrice, guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Meli. I debiti erano pari a 32 milioni di euro, si è trovata la quadra per coprire una percentuale del 21% dell'ammontare complessivo, un buon risultato per un concordato. 
IL LIQUIDATORE NON HA ANCORA INDETTO LA GARA. Eppure il liquidatore, a distanza di un mese, non ha ancora aperto la gara per vendere la testata, utile anche a sondare l'interesse di possibili nuovi soci. Se l'asta non viene indetta, non scatta neppure la fidejussione da 10 milioni di euro che i Pessina hanno sottoscritto con Banca Intesa prima di rilevare il quotidiano e che dovrebbe servire a coprire il pagamento dei debiti qualora i costruttori-editori non avessero le risorse per farlo.
Ma qui bisogna fare un inciso. Perché i Pessina, secondo fonti ben informate, avrebbero provato a sostituire la fidejussione di Banca Intesa con una di Gbm Finanziaria, società di consulenza finanziaria, che dallo scorso ottobre è in amministrazione straordinaria.
LO STOP DEGLI AVVOCATI DI NIE E BANKITALIA. Non solo. La Banca d'Italia l'ha inserita il 29 dicembre scorso «nell’elenco generale degli intermediari finanziari previsto dall’art. 106 del T.U. bancario, per l’attività di concessione di finanziamenti per cassa, senza essere abilitati al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico (quali le fidejussioni a favore di enti e amministrazioni pubbliche o a imprese e privati in genere)».
In pratica la holding non era abilitata a offrire garanzie. Aspetto rilevante di cui si è accorto il giudice che ha fatto presente la situazione al tribunale facendo saltare l'operazione.
La situazione ora è bloccata e trovare un nuovo socio che si sobbarchi i debiti del passato e i costi per lo sviluppo futuro de l'Unità potrebbe risultare difficile.
Anche perché dati ufficiali sulle vendite del quotidiano non ce ne sono, visto che la testata non è iscritta all'Ads.
Indiscrezioni raccontano che la diffusione sarebbe ben al di sotto delle 10 mila copie al giorno, un numero molto lontano dalle 20 mila che dovrebbero portare al break even nel giro di quattro anni.
Non solo. La raccolta pubblicitaria non decolla. E i costi di gestione, circa 30 giornalisti, compresi quelli della sede, sono onerosi.

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