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Economia 

Le Monde-Libé, niente nozze

Francia: come è saltata l'unione tra il secondo quotidiano d'Oltralpe e il foglio di sinistra.
Sull'ipotesi di accordo, in ballo una partita milionaria e delicati equilibri politici.

IL RETROSCENA

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Poteva essere il matrimonio mediatico del secolo. Capace di unire le due anime, una istituzionale e l'altra movimentista, dell'intellighenzia francese. Se tutto fosse andato secondo i piani Le Monde, il secondo quotidiano d'Oltralpe e Libération, il foglio di sinistra nato negli Anni '70 dal genio di Jean Paul Sartre, si sarebbero ritrovati insieme nelle stesse ricche mani.
IL TRIDENTE BPN. Quelle del tridente formato dal banchiere Matthieu Pigasse, dall'imprenditore delle telecomunicazioni Xavier Niel e dal cofondatore del gruppo Yves Saint Laurent, Pierre Bergé, subentrati nel 2010 alla guida di Le Monde, nonostante l'opposizione dell'ex presidente Nicolas Sarkozy che avrebbe preferito loro perfino l'italiano Carlo De Benedetti. Sull'ipotesi di accordo, è chiaro, si giocavano una partita milionaria e anche delicati equilibri politici.

Carte pronte per la firma

A orchestrare tutta l'operazione sarebbe stata Anne Lauvergeon, per un decennio alla testa di Areva, big del nucleare francese, prima di divenire presidente del Consiglio di sorveglianza di Libé.
Sulla stampa francese si sono rincorse indiscrezioni per tutta l'estate del 2012: i documenti, hanno rivelato a Lettera43.it fonti vicine alla trattativa, erano già pronti.
Il barone della finanza, Édouard de Rothschild, amico intimo dell'ex presidente Sarkozy e proprietario di Libé con una quota di controllo pari al 38,87% del capitale, dopo l'ennesimo tentativo di risollevare le sorti del giornale, era finalmente pronto a vendere.
CESSIONE GIÀ PREVISTA. Con la sua sarebbero state cedute anche le altre partecipazioni, compreso il 33,3% delle azioni nelle mani degli eredi di Carlo Caracciolo, il cofondatore del quotidiano italiano La Repubblica e presidente del Gruppo L'Espresso, divenuto secondo azionista di Libération nel 2007, a un anno dalla morte.
Alla fine però la trattativa si è arenata, le parti si sono ritirate sulle loro posizioni e l'accordo è definitivamente saltato.
Peccato. Perché la gestione Pigasse, Bergé e Niel ha dimostrato con Le Monde di essere capace di rimettere in sesto i conti.
UTILI A 6,1 MILIONI. Grazie a una cura da cavallo, nel 2011 l'ammiraglia ha incassato il miglior risultato in 10 anni: 6,1 milioni di euro di utili su 366 di fatturato e il 65% di aumento di traffico online. Un bel traguardo rispetto ai 10 milioni di perdite l'anno dell'amministrazione precedente.
La cura, magari, avrebbe fatto bene anche a Libé, quotidiano rosso in rosso. Ma la battaglia della redazione qui sarebbe stata certo più dura. I combattivi cronisti detengono ancora il 18,45% del capitale del giornale, attraverso la società Scpl (societé civilie personel di Libération).

Citizen Pigasse, editore tra stampa e web

Il passaggio di Libé nelle mani del trio Bergé, Niel, Pigasse avrebbe rafforzato ancora l'astro nascente dell'economia e forse anche della politica francese: Matthieu Pigasse, direttore generale di banca Lazard, allevato a partito socialista e odore di buona stampa.
A 44 anni, con il poster dei Clash alla parete dell' ufficio affacciato sulla scintillante Rockfeller Plaza di New York, il gatto Pigasse ha giù vissuto tre vite. E si prepara ad apparecchiarne almeno altre due.
Non ancora 30enne frequentava le stanze dei più importanti esponenti del partito socialista francese, in nome della vicinanza a Dominique Strauss Kahn. Fu collaboratore dell'attuale sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, di Laurent Fabius, ora ministro degli Esteri, e anche dell'attuale responsabile degli Interni, Manuel Valls.
IL TRASLOCO A LAZARD. Con l'arrivo di Sarkozy all'Eliseo, Pigasse lasciò la pubblica amministrazione e in sette anni, dal 2002 al 2009, arrivò ai vertici della Lazard, piccola e potentissima banca d'affari, chiamata a Parigi la boutique della finanza. Qui è diventato un super consulente, ha trattato per la nazionalizzazione del gas boliviano come per la ristrutturazione del debito greco, ma anche per il passaggio di Libération all'impero Rothschild.
Nel frattempo il professionista rampante ha continuato a frequentare il quartier generale socialista: tanto che nel 2007, quando Ségolène Royale si candidò alle presidenziali, Pigasse ammise che non avrebbe disdegnato una poltrona di ministro. La carta stampata, primo amore, gli rimase però nel cuore.
UNA FAMIGLIA DA PRIMA PAGINA. E non poteva essere altrimenti, con padre ex direttore di un quotidiano locale, lo zio ex direttore dell'Express e due fratelli giornalisti, alla fine, alla carta stampata è tornato.
La sua scalata da Citizen Kane è iniziata con il settimanale Les Inrockuptibles, icona rock-chic della gioventù parigina, è proseguita nel 2010 con Le Monde, con l'acquisizione del 20% del capitale al prezzo di 33 milioni di euro. E non si è più arrestata, dirigendosi sul web: è investitore privato di Huffington Post France, diretto dall'ex moglie di Dsk, e ha finanziato il giornale online Rue89, dell'ex giornalista di Libé Pierre Haski. La conquista del quotidiano della gauche (poi persa) sembrava, insomma, scritta nel suo destino.

I contrasti tra Libé e Niel

L'arrembaggio a Libé sarebbe stato facilitato dalla presenza dell'anziano Bergé nell'azionariato, da sempre libertario e progressista. Non si può dire però la stessa cosa del terzo socio, l'innovatore fuori dagli schemi, Xavier Niel.
Niel, oggi 45enne, mise in piedi il primo provider internet d'Oltralpe nel lontano 1993. Di origini popolari, indifferente alle distinzioni tra destra e sinistra, prima di avere successo nella telefonia mobile con Free Mobile e di guadagnare il settimo posto tra i ricchi di Francia, l'imprenditore delle Tlc ha percorso business alternativi. Prima ha creato un sistema di messagistica hot e poi si è lanciato nella gestione di due locali a luci rosse, che gli sono costati una condanna per sfruttamento della prostituzione.
LA SCONFITTA IN TRIBUNALE. Un particolare che les enfants terribles di Libération hanno sempre tenuto a ricordare in articoli e prime pagine, al punto da essere trascinati in tribunale dal miliardario, uscito però nuovamente sconfitto.
Per Niel, insomma, il matrimonio mancato alla fine è stata una fortuna. Di cui ha avuto conferma quando Libération ha dedicato una copertina al vetriolo al re del lusso Bernard Arnault, numero uno del gruppo Lmvh (Luis Vuitton e Moet Hennessy) e padrone dei marchi Christian Dior e Kenzo. «Togliti di mezzo ricco coglione», aveva titolato Libé, citando le parole che Sarkozy rivolse a un (povero) manifestante. Peccato che Arnault sia anche il padre della compagna di Niel. Viva la libertà di stampa, ma il suocero non avrebbe apprezzato.

Sabato, 22 Settembre 2012


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