Paywall, ecco perché in Italia non funziona

Le news a pagamento allontanano il lettore saltuario. E riducono la pubblicità. Anche il Corriere ci prova. Ma Quintarelli: «Fare soldi così da noi è impossibile».

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22 Dicembre 2015

Laura Cioli.

(© Imagoeconomica) Laura Cioli.

Il Corriere.it va a pagamento con un sistema di paywall.
Vuole far pagare soltanto alcuni singoli articoli, seguendo con un anno di ritardo quelli che erano i programmi dell'ex amministratore delegato di Rcs MediaGroup, Pietro Scott Jovane.
Il quale, a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio del settembre 2014, aveva fatto sapere che «a dicembre sarà introdotta la piattaforma di pagamento per il Corriere».
CIOLI RIPRENDE IL PROGETTO DI JOVANE. Da allora sono successe tante cose in via Solferino e adesso è toccato al nuovo ad, Laura Cioli, rilanciare lo stesso progetto, nella speranza di rafforzare maggioramente i ricavi del più famoso quotidiano d'Italia sull'online, molto indietro rispetto al primatista Sole24Ore (215.849 copie digitali l'ultimo dato disponibile) contro le sue 81.864, ma più avanti rispetto a Repubblica (60.233).
L'operazione è complessa. Racconta a Lettera43.it Stefano Quintarelli, oggi presidente del Comitato di indirizzo dell'Agenzia per l'Italia digitale, ma in passato pioniere dell'Itc in Italia (è stato partner di i.Net e direttore dell'area digital del Gruppo Sole24Ore): «Fare i soldi con questi strumenti, da noi, è quasi impossibile. Convertire l'utente in cliente è un qualcosa di difficile, perché dipende dalla sua disponibilità a pagare un servizio e dal valore che si dà al lavoro giornalistico».
I PRECEDENTI DI NEW YORK TIMES E FT. La Cioli dovrebbe fare tesoro dell'esperienza fatta dal gruppo in Spagna con il quotidiano El Mundo, lasciando accessibile gratuitamente parte dei contenuti e facendo pagare soltanto articoli, video e immagini più pregiati e pensati direttamente per il web.
Ma oltre che aumentare i ricavi dal digitale, l'obiettivo è soprattutto fidealizzare i lettori, trasformarli in comunità omogenea come quando il giornale era ancora la voce della borghesia italiana, sul modello realizzato dal New York Times o dal Financial Times, sfruttando il lustro e la riconoscibilità della testata.

Non tutti gli utenti riconoscono il giornalismo di qualità

Stefano Quintarelli

(© Imagoeconomica) Stefano Quintarelli

Prima dei soldi, quindi c'è il tentativo di trasferire l'autorevolezza del Corriere dalla carta all'online. Per certi aspetti operazione meno complessa di fare quattrini vendendo in rete contenuti giornalistici.
«Da noi spesso il gioco può non valere la candela», dice Quintarelli. «Passando a sistemi come il paywall rischi di limitare gli utenti che oggi ti seguono perché [possono farlo] gratis e perché sono poco sensibili alla differenza tra il giornalismo di qualità e quello popolare. In quest'ottica è favorito un giornale come il SoleOre24, con i suoi lettori che vedono i suoi contenuti come strumentali per il lavoro e che spesso vengono pagati anche dalle stesse aziende».
I TENTATIVI DI STAMPA E REPUBBLICA. In Italia, infatti, nessuno ha avuto successo con i sistemi di paywall, che pure sono stati lanciati da due quotidiani come Repubblica o La Stampa.
Lo stesso Sole24Ore, il giornale che ha avuto maggiore successo sul versante dell'online, lo deve alla vendita delle copie sui device, facilitato anche dal fatto che ha un'utenza professionale.
Senza contare che i servizi di paywall finiscono gioco forza per ridurre la platea dei potenziali destinatari dei messaggi pubblicitari, in una fase storica dove un banner viene pagato - a parità di lettori - anche la metà di una manchette di un quotidiano o di un settimanale tradizionale.
«RESTERANNO IN PIEDI I VERI EDITORI». Ed è proprio a questa voce che va visto l'aumento dei ricavi sul digitale che Mediobanca ha calcolato nel biennio 2013-2014 per le maggiori realtà del settore: +12,2% per il Sole, +9,5 per Rcs MediaGroup e +6 per L'Espresso.
«Nessuno può pensare di trasferire gli alti introiti di un tempo della carta stampata (vendite, pubblicità, sovvenzioni) sull'online», conclude Quintarelli. «Ma mai come in questa fase resteranno in piedi i veri editori, quelli che monetizzano con l'informazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

oct326 26/dic/2015 | 22 :47

Trasferire l'autorevolezza del Corriere dalla carta all'online?
I siti di informazione italiani hanno una forte tendenza a mettere in risalto notizie frivole, sciocche, inconsistenti; sono pieni di notizie-spazzatura, e mi dispiace dire che da questo punto di vista corriere.it è uno dei peggiori. È veramente indegno della tradizione del Corriere, e se si vuole "trasferire l'autorevolezza del Corriere dalla carta all'online" si dovrebbe iniziare col rifare il sito, che così com'è oggi è qualcosa di cui RCS dovrebbe veramente vergognarsi. Se poi questo avrebbe senso dal punto di vista economico non lo so.

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