Rai, le costose nomine di Renzi e Campo Dall'Orto

Bignardi, Verdelli e Parapini: big con uno stipendio che supera i 240 mila euro. Più una decina di esterni. Budget totale: 2,5 milioni. Com'è cara la Rai renziana.

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27 Febbraio 2016

Da sinistra Ilaria Dallatana, Angelo Teodoli, Monica Maggioni, Antonio Campo Dall'Orto, Daria Bignardi e Andrea Fabiano.

(© Ansa) Da sinistra Ilaria Dallatana, Angelo Teodoli, Monica Maggioni, Antonio Campo Dall'Orto, Daria Bignardi e Andrea Fabiano.

D’accordo, ora che le tanto attese nomine dei nuovi direttori Rai sono state fatte, con buona pace dei critici, forse è il caso di iniziare a fare un po’ di conti.
Perché il gioco delle porte girevoli, sempre in moto a Viale Mazzini, lo paga comunque il contribuente.
Dati ufficiali al momento non ce ne sono e quelle che circolano nei corridoi della Rai sono solo voci in attesa di conferma.
Però la storia del gossip della tivù pubblica testimonia che il verosimile, quasi sempre, si trasforma in vero.
INTERNI A 150-200 MILA. Partendo dai nuovi direttori di RaiUno e RaiQuattro, trattandosi di nomine interne, la variazione dei compensi non dovrebbe essere particolarmente onerosa.
Angelo Teodoli era già direttore e dovrebbe mantenere lo stesso parametro, compreso fra i 150 e 200 mila euro, più i soliti benefit.
Modifiche invece per il vertice della rete ammiraglia, dove si è insediato Andrea Fabiano, già vice direttore di RaiUno, che con i suoi 40 anni a maggio 2016 è il più giovane direttore della storia della rete.
Il passaggio a direttore dovrebbe portargli in dote un aumento di stipendio, in modo da essere in linea con il ruolo occupato.
Difficile che l’emolumento per l’allievo di Giancarlo Leone, passato al coordinamento dell’offerta di tutte le reti generaliste, sia inferiore ai 200 mila euro. 
LEONE OLTRE IL TETTO. L’ex direttore di RaiUno, invece, dovrebbe mantenere lo stesso stipendio, ben al di sopra del famoso tetto massimo, avendolo trattato a suo tempo con l’ex direttore generale Luigi Gubitosi.
Un ragionamento che dovrebbe valere anche per Antonio Marano, dirottato alla guida di Rai pubblicità.
Vicino al tetto massimo, pari a 240 mila euro, il “montepremi” degli esterni portati a Viale Mazzini.
A partire dalla super manager Ilaria Dallatana, un passato in Mediaset, fondatrice insieme a Giorgio Gori della casa di produzione Magnolia e ora alla guida di RaiDue. 
Sempre che la signora dei format non abbia ottenuto un chachet più elevato, dettato dall’esperienza e dal fatto che si tratta di un contratto triennale. Quindi modificabile verso l’alto.
BIGNARDI, BUSTA PESANTE. Stesso ragionamento vale per Daria Bignardi, approdata alla guida di RaiTre, che dopo l’esordio nella televisione pubblica è stata volto di punta di La7 e conduttrice del programma Le invasioni barbariche. Per la signora Sofri si mormora che il tetto dei 240 mila euro sia stato superato. 
Chi dovrebbe restare nel range, invece, è il neo timoniere di Rai Sport Gabriele Romagnoli, pronto ad adeguarsi alle regole del gioco.

Tutti i nuovi nominati pesano sul bilancio per 2,5 milioni di euro

Carlo Verdelli.

(© Imagoeconomica) Carlo Verdelli.

Sin qui gli ultimi arrivati.
Ma facendo un rapido passo indietro non si può non sottolineare il fatto che l’amministratore delegato Antonio Campo Dall’Orto, nei mesi scorsi, avesse già fatto circa otto nomine apicali, pescando dall’esterno.
Due, in particolare, i nomi di peso.
VERDELLI D'ORO. Carlo Verdelli al coordinamento dell’informazione, in pratica il commissario politico di Matteo Renzi per i telegiornali, e Giovanni Parapini neo direttore della comunicazione dell’Azienda.
Le voci interne a Viale Mazzini parlano di stipendi ben oltre la media, dunque superiori al famigerato tetto massimo dei 240 mila euro.
Insomma, disegnare la Rai a trazione renziana costa, e non poco.
UNA DECINA DI ESTERNI. Secondo le stime elaborate nei corridoi dell’azienda, in particolare da coloro che gli frequentano da tempo,  l’assunzione in Rai di tutti gli esterni voluti da Campo Dall’Orto - almeno una decina le posizioni di primo livello - andrebbero a pesare sul bilancio della tivù pubblica per non importo che si aggira sui 2 milioni e mezzo di euro.
Esborso che sarà coperto dal canone in bolletta, dato che la nuova modalità di riscossione è in grado di assicurare alla Rai un gettito di almeno 300 milioni in più rispetto al passato.
IN ARRIVO I COLLABORATORI? Sempre che ogni nuovo direttore di rete non decida di portarsi dietro collaboratori e consulenti e Campo Dall’Orto non faccia altre nomine, come sostengono i rumor aziendali.
Il tutto, poi, in attesa del valzer dei direttori di testata, che dovrebbe avvenire dopo le Amministrative 2016.
Se anche in quel caso lo spoils system dovesse avvenire tramite soluzioni esterne, il bilancio della Rai subirebbe un’altra bella variazione verso l’alto alla voce costi del personale.

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