Repubblica cambia direttore: arriva Calabresi

Mauro e De Benedetti ufficializzano il passaggio di consegne. Tra cambiamento e continuità.

15 Gennaio 2016

Ezio Mauro.

(© Ansa) Ezio Mauro.

A 40 anni dalla sua nascita Repubblica volta pagina. Dopo aver avuto due soli direttori (il fondatore Eugenio Scalfari, prima, Ezio Mauro, poi), il quotidiano ne abbraccia un terzo: Mario Calabresi.
Il passaggio di consegne è annunciato sul giornale del 15 gennaio con un editoriale del direttore uscente Ezio Mauro, e un comunicato dall'editore Carlo De Benedetti.
«Nella velocità dei tempi che viviamo, quarant'anni sono il tempo di un cambiamento che supera lo scarto tra due generazioni», è l'esordio di Mauro, che evidenzia come, dalla fondazione del giornale, si siano succeduti eventi di rilevanza storica, dalle stragi di Stato a quelle di mafia, dalla caduta del Muro di Berlino all'11 settembre, passando per l'arrivo di internet che ha rivoluzionato il modo di fare comunicazione.
INNOVAZIONE E LAICITÀ. La storia del Paese corre accanto a quella di Repubblica, nelle parole di Mauro, che omaggia «il genio di Scalfari» per aver «cambiato il giornalismo», rivendica uno «sforzo continuo di innovazione» elencando iniziative come 'Repubblica delle idee', D, Domenica, R2, oltre alla nascita del sito repubblica.it, ribadisce la laicità ricordando la 'lettera a chi non crede' inviata da papa Francesco a Scalfari, ripercorre la battaglia contro le leggi ad personam e il conflitto di interessi.
Una filosofia legata alla speranza di vedere «un'Italia in cui si confrontino una sinistra riformista, di governo, e un partito conservatore autenticamente liberale».
L'editoriale di Mauro si chiude con i ringraziamenti alla redazione, ai lettori, all'editore, con l'introduzione del suo successore Mario Calabresi e una promessa: «Vent'anni fa avevo scritto che dovevamo 'cambiare, restando noi stessi'. Succederà ancora, nel modo migliore, e Repubblica continuerà a essere un attore di quel cambiamento di cui ha bisogno più che mail il nostro Paese».
DE BENEDETTI: «PASSAGGIO NON BANALE». Di passaggio «non banale» parla Carlo De Benedetti, che indica in Scalfari colui senza il quale «Repubblica non sarebbe mai esistita» e Mauro come colui che «ha raccolto il testimone» e con cui «Repubblica si è consolidata non solo come il principale giornale veramente nazionale, ma anche come un baluardo per la difesa dei diritti e degli equilibri costituzionali».
Dando il benvenuto a Calabresi, «un professionista solido, esperto, che è cresciuto tra noi e ha dato prova di saper coniugare una solida cultura democratica al gusto dell'innovazione e della modernità», De Benedetti parla di «continuità», lasciando al nuovo direttore la «piena autonomia» per «elaborare e portare avanti i piani editoriali che riterrà».
Ma quello del 15 gennaio 2016 è un cambiamento epocale per Repubblica, che con la fine dell'era Scalfari-Mauro chiude una pagina della sua storia.

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