Paolo Madron

Sole-Corriere, pronto un piano per la fusione

Una riunione segreta in Mediobanca con i soci forti Rcs. E l'elaborazione di un progetto per controbattere a Stampa-Repubblica. Confindustria permettendo.

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16 Marzo 2016

La sede del Corriere della Sera e quella del Sole 24 ore, al centro, Gianfelice Rocca.

(© Imagoeconomica) La sede del Corriere della Sera e quella del Sole 24 ore, al centro, Gianfelice Rocca.

Il cavaliere del Lavoro dottor Benito Benedini (acronimo CavLavDott) da qualche tempo si affanna a smentire. Nel giro di un mese lo ha fatto due volte, nelle sue vesti di presidente (ancora per poco) del Sole 24 Ore.
Il tono è perentorio. In sostanza: giù le mani dal glorioso quotidiano di Confindustria, che non ha alcuna intenzione di imparentarsi con nessuno. Specie con chi sta messo peggio di lui.
Il riferimento parentale, per altro mai esplicitato, è al presunto sposo, il Corriere della sera. Non è ancora chiaro se si tratterà di nozze con tutti i crismi oppure di unione civile ma l’idea, che già frullava nella testa di molti prima della fusione tra Repubblica e Stampa, a caldo è diventata un’ossessione. E a mente fredda una necessità per un settore che per molte stagioni ancora sarà alla prese con la crisi.
Quando, lo scorso 2 marzo, mentre gli eredi Agnelli e i De Benedetti annunciavano di aver abbattuto il muro di Torino, quella quarantennale rivalità che anche nei giornali li ha visti su sponde opposte, a Milano è stato il panico. Non importa che la clamorosa mossa fosse nell’aria, che negli ultimi tempi più di un indizio dicesse che si stava arrivando al dunque.
Un conto è leggere retroscena e indiscrezioni, un conto essere messi davanti al fatto compiuto.
LA FRAGILE TREGUA DI VIA SOLFERINO. Rabbia, sgomento, indignazione era quel che si respirava nel quadrilatero della finanza milanese dopo lo schiaffo subito. Nonché una forte irrtazione di cui di lì a qualche giorno dopo si è fatto interprete Urbano Cairo, che dalle pagine di Italia Oggi invitava il management rizzoliano a sbrigarsi.
Ma come accadeva un tempo, quando i destini dell’italico capitalismo sempre transitavano sui tavoli di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi, ancora una volta è  toccato a Mediobanca prendere il bandolo della matassa..
Perché la merchant bank di piazzetta Cuccia?
Semplice, l’ultimo riassetto della governance di Rcs è figlio della mediazione del suo amministratore delegato. Dopo che se ne erano dette di ogni, Alberto Nagel era riuscito a far convivere nella stessa lista maggioritaria votata in assemblea John Elkann (cui Diego Della Valle aveva signorilmente dato dell’imbecille), Giovanni Bazoli («arzillo vecchietto», sempre secondo il fervido frasario dell’imprenditore marchigiano) e lo stesso mister Tod’s che alla fine ha abbozzato.
Più che un accordo, una tregua tra nemici con interessi divergenti. Che però non è bastata a sopire i malumori, specie dei torinesi i quali, ottenuta la testa di Ferruccio De Bortoli, non erano riusciti a sostituirla con quella di Mario Calabresi.
Una Yalta di via Solferino in base alla quale Fiat esprimeva l’amministratore delegato nella figura del fu Pietro Scott Jovane (ora in Banzai), Banca Intesa, ovvero il vice di FdB Luciano Fontana, e Della Valle il presidente, nella persona di Maurizio Costa, per molti anni ad di Mondadori nonché numero uno della Fieg, la federazione degli editori.
Una trinità che ha retto lo spazio di un mattino, visto che Costa e Scott Jovane appena insediatisi si sono messi a litigare tra loro al punto da non rivolgersi più la parola.
Ma questa, se pur recente, è acqua del passato. Torniamo quindi al giorno in cui da Roma e Torino arrivò con l’effetto di una doccia gelata il grande annuncio.
L'ULTIMATUM DI MEDIOBANCA AGLI AZIONISTI. A quel punto le campane di Mediobanca suonarono come quando nei paesini per una calamità chiamavano a raccolta gli abitanti. Così che nello studio di Nagel sono arrivati, alla spicciolata, Costa, Della Valle, l’ad della Grande Unipol Carlo Cimbri, che dalla fusione con Fondiaria ha ricevuto in dote la partecipazione dei Ligresti nel Corriere. Last but not least, Luciano Fontana, il successore di De Bortoli.
Con un comunicato che a Milano ha mandato tutti in bestia: vi abbiamo salvato tre volte, recitava in sostanza il duro testo, adesso arrangiatevi.
Arrangiatevi? Destino cinico e baro, somma ingratitudine del primo azionista che se ne va sbattendo la porta dopo che il giornale ne aveva celebrato i trionfi dell’era Marchionne, eccezion fatta per quel Massimo Mucchetti (ora senatore della Repubblica) che l’uomo del pullover aveva preso di petto.
Indignazione, risentimento, voglia di vendetta mista all’orgoglio di chi si sente ingiustamente ferito. Tutti sentimenti leciti, che però non sarebbero serviti a spostare di una virgola quanto accaduto. Non una bazzecola, ma l’avvento di un nuovo scenario terribilmente competitivo per gli altri giornali. Che fare?
Giovanni Bazoli, il grande vecchio del Corriere, d’istinto aveva cercato qualcuno che prendesse il posto di Fiat, magari mettendoci anche soldi freschi per alleviare l’insostenibile indebitamento di Rcs. Ma Andrea Bonomi, dopo aver guardato il dossier, si era gentilmente sfilato.

L'ago della bilancia sarà il nuovo presidente di Confindustria

Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di banca Intesa Sanpaolo.

Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di banca Intesa Sanpaolo.

Toccava dunque percorrere una strada alternativa. E qui ritornava ad aleggiare tra gli astanti l’idea, per la verità mai sopita, dell’altro matrimonio, quello tra il quotidiano di via Solferino e quello di via Monterosa, per far risplendere sull’editoriale cielo meneghino il Sol dell’avvenire.
Speranze, ambizioni, puntiglio del momento destinati a infrangersi contro la riluttanza di chi paventa l’innaturale accrocchio?
RCS VERSO UN AMENTO DI CAPITALE. Non proprio. La riunione segreta in Mediobanca è servita a fissare i cardini dell’operazione. Banca Intesa, attraverso il suo ad Carlo Messina, aveva dato disponibilità a un aumento di capitale di Rcs finalizzato alla riduzione del debito.
I tre grandi azionisti presenti - Mediobanca, Unipol e Della Valle - si sono detti disponibili ad aumentare la loro quota. Obiettivo: ripulire dai debiti la casa editrice in modo tale da presentarsi all’altare con i conti in ordine.
All’incontro di Piazzetta Cuccia c’era anche un convitato di pietra, ovvero Confindustria. Perché si celebrino le nozze il suo consenso è indispensabile. Ma nelle settimane passate telefonate e abboccamenti non erano mancati. Soprattutto con Gianfelice Rocca, potente presidente di Assolombarda, che nella corsa alla successione di Squinzi si è decisamente schierato con Alberto Vacchi chiedendogli, in caso di vittoria, proprio la presidente del Sole 24 Ore. Un caposaldo indispensabile da cui governare l’aggregazione con Rcs.
Di qui l’irritazione somma di Benedini, con tanto di irrituali comunicati per puntigliosamente ribadire come giammai il quotidiano rosa avrebbe rinunciato alla sua singolanza.
IL SOLE NECESSITA UNA RIDUZIONE DI COSTI E ORGANICI. Ma Benedini è a fine mandato, e non ha nulla da perdere rispetto al molto di cui rischiano gli entranti.
Perché se è vero che finanziariamente il Sole è messo assai meglio del Corriere, non è un mistero che anche il giornale di Confindustria (che nel 2015 ha rivisto un margine positivo) abbisogni di una profonda ristrutturazione. Termine elegante che nasconde in realtà una drastica riduzione di costi e organici.
Il sindacato degli imprenditori, incline alla pace interna al giornale, finora si è sempre rifiutato di usare il pugno di ferro.
Ma una compagine in cui, grazie al conferimento in Rcs, fosse non più unico azionista, la metterebbe nelle condizioni di poter condividere l’uso delle forbici.
Nel futuro Sole della sera si ritroverebbe in compagnia degli attuali soci forti di Rcs, con in più qualche nuovo nome che volesse approfittare della diaspora dei piccoli per subentrare.
Questo il progetto, che ora deve essere messo a punto, a partire dal prerequisito indispensabile a garantire la sua realizzazione: che Confindustria ci stia.
Per saperlo, basterà attendere pochi giorni. Dal nome di chi siederà nella poltrona ora occupata da Giorgio Squinzi si saprà se Il Sole della sera è solo un pensiero indecente o la reale risposta a chi dai pensieri è già passato ai fatti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 16/mar/2016 | 15 :05

Sole della Sera, sunset, tramonto.

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