«Vi presento il mio Pubblico»

L'ex di Current parla di lui e Telese.

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07 Luglio 2012

La «rivoluzione degli spettatori», Tommaso Tessarolo ha già provato a farla una volta. Da general manager di Current Tv, l'emittente che nel 2008 promise di dare battaglia ai media mainstream puntando sull'indipendenza, sul giornalismo investigativo e, soprattutto, sui contributi degli utenti. «Ora anche tu puoi dire la tua», era il claim della campagna di lancio. Fu un successo di critica ma non di pubblico e nel 2011, Current Italia dovette interrompere le trasmissioni.
LA NUOVA AVVENTURA DI PUBBLICO. «Epilogo tragico», lo definisce oggi Tessarolo, evocando la valanga di polemiche politiche che accompagnarono la chiusura dell'emittente e preparandosi ad affrontare la sua nuova avventura editoriale: Pubblico, il quotidiano diretto da Luca Telese che sarà nelle edicole il prossimo settembre, di cui l’ex consulente strategico di Mediaset per il digitale sarà amministratore unico.
INVESTIMENTO INIZIALE: 650 MILA EURO. Investimento iniziale: 650 mila euro. Costo del quotidiano: 1,50. Telese, Tessarolo e l’avvocato bolognese Maurizio Feverati detengono il 51% delle azioni, il resto è distribuito tra gli altri soci, una decina in tutto, tra cui molti giornalisti.
L’idea è quella di fare un giornale «generazionale, post-ideologico e multicanale», spiega Tessarolo a Lettera43.it. «Da Current mutueremo innanzitutto lo spirito partecipativo. Pubblico significa proprio questo: il coinvolgimento totale dei nostri lettori su più media, contemporaneamente».
LA QUALITÀ SI PAGA. Attenzione però ai falsi miti della gratuità e dell’accesso senza condizione a qualsiasi tipo di contenuto. «L’aver inaugurato la stagione dell’informazione web sotto il segno del tutto free è stato un errore», dice l’ex general manager di Current. «Ora non si può tornare indietro ma l’informazione di qualità costa e bisogna pagarla».


DOMANDA. C’è già una sede per Pubblico?
RISPOSTA. Abbiamo individuato tre ipotesi, le due più papabili sono nel centro di Roma, tra via del Tritone e piazza del Viminale.
D. E la squadra è già completa?
R. La selezione la sta facendo Luca Telese. Ha già ricevuto oltre 1.000 curricula, c'è molto entusiasmo da parte soprattutto di giovani giornalisti. Ma anche da parte delle firme che collaboreranno con noi.
D. Ce ne dica qualcuna.
R. Ritanna Armeni, Francesca Fornario, Corrado Formigli, Tommaso Labate.
D. Dalla tivù satellitare alla carta stampata. Il suo è un ritorno al futuro?
R. Il mio percorso per 10, 15 anni si è sviluppato in Rete, tra editoria online, web e net tivù. Current era un progetto molto particolare, tendeva a unire il più possibile il lato televisivo con quello di internet e a dare spazio alle nuove forme di giornalismo indipendente.
D. E adesso arriva Pubblico.
R. Sì. E mixerà molti elementi di queste passate esperienze.
D. Cosa ruberà a Current?
R. Il giornalismo investigativo, di approfondimento. Su questo con Telese ci siamo trovati subito. E poi lo spirito partecipativo, di collaborazione con i nostri lettori, su più piattaforme.
D. Partecipazione equivale alla ormai consueta sezione 'video degli utenti' forniti a costo zero?
R. No, per realizzare video di qualità su argomenti complessi serve una certa professionalità, non c'è nulla da fare. Raccogliere i video da chiunque è un esperimento che non ha funzionato, né per Current né per tutti gli altri che ci hanno provato.
D. Cosa intende quando dice che sarà «un giornale riflessivo»?
R. Meno strillato, meno sensazionalistico dei giornali mainstream. Pubblico sarà una testata di racconto, di storie.
D. Il flusso di news passerà dal sito?
R. Non faremo un sito di flusso come quello del Corriere o di Repubblica. È un terreno già densamente popolato e, per altro, da attori di grande spessore. Il sito sarà una sorta di magazine, di compendio al giornale.
D. E il cartaceo?
R. Cercheremo di dare quasi esclusivamente notizie che gli altri non danno, con molto spazio all'approfondimento e alla cultura.
D. Quante pagine avrà il quotidiano?
R. Tra le 22 e le 24. Sarà un giornale molto colorato, molto vivo, con una grafica accattivante e tanto spazio alle fotografie.
D. Come vi finanzierete, abbonamenti e pubblicità?
R. In prima istanza con le copie che venderemo in edicola: 15 mila ci bastano a tenere in piedi i conti, con una tiratura di 30 mila. Poi ci sono gli abbonamenti, abbiamo già lanciato una campagna di sottoscrizione. E infine c'è la pubblicità.
D. Telese ha parlato di «modello Poidomani». Puntate a replicare il successo de Il Fatto?
R. Il «modello Poidomani» significa massima attenzione ai costi di struttura e di gestione. Da Il Fatto poi prenderemo davvero poco.
D. Perché fare un giornale di carta nell'era del web?
R. Innanzitutto questo è un progetto multicanale. Usciremo da subito anche in versione iPad, iPhone e Android. Poi abbiamo in animo di sviluppare applicazioni per i nuovi device online particolarmente evolute.
D. Per esempio?
R. Penso all’edizione per iPad di Wired Usa. Una esperienza di lettura straordinaria. Il progetto Pubblico poi prevede di evolvere in altri media, abbiamo già in cantiere la creazione di una radio, prima online e poi in Fm, e di una web tivù.
D. Però partite dalla cara vecchia carta.
R. Perché, nonostante tutto, è ancora oggi un mezzo molto utilizzato per informarsi soprattutto dai giovani di un certo orientamento progressista. E secondo noi manca un punto di riferimento per una nuova generazione di lettori, che userà la carta come l'ha sempre usata, navigando contemporaneamente su altri media.
D. Progetto multicanale, ma con contenuti free o a pagamento?
R. Una premessa: io non credo che la soluzione migliore sia quella di offrire tutto gratis e farsi sostenere solo dalla pubblicità. Sul web si è partiti con il piede sbagliato, aprendo tutti i contenuti, anche quelli dei grandi giornali e questo, paradossalmente, ha limitato la democratizzazione dell’informazione più che potenziarla.
D. In che senso?
R. L’idea del tutti possono e devono accedere a tutto, gratuitamente, ha legato la sopravvivenza di ogni nuova iniziativa editoriale online solo alla pubblicità che comunque sul web è ancora esigua e poco redditizia. Questo ha fatto sì che progetti editoriali anche di ottima qualità non sopravvivessero.
D. Il sito di Pubblico quindi sarà in parte a pagamento?
R. No, perché ora è impossibile tornare indietro.
D. Dunque anche voi 'piegati' alla ideologia del “free è bello”.
R.
Proporre un sito di informazione a pagamento, ora, in concorrenza con tutti gli altri che non lo sono, sarebbe impensabile. Quello che faremo sarà offrire gli altri tipi di contenuti, la versione iPad e Android, a pagamento. Certo deve essere un costo basso, accessibile a tutti.
D. La qualità costa.
R. Chi vuole l'informazione gratuita è allo stesso tempo chi giustamente vuole essere pagato per il lavoro che fa. E anche i giornalisti devono essere pagati per il lavoro che fanno. Chiunque abbia realizzato un progetto editoriale e ha un minimo di buon senso sa che per tenere in piedi una redazione ci sono dei costi e anche alti.
D. Non temete di sovrapporvi agli altri giornali d’area, progressisti, come Unità e Manifesto?
R. No, perché Pubblico non è un giornale di partito, non è un giornale che fa riferimento a un'area politica.
D. Telese ne ha fatto coincidere la nascita del quotidiano con una telefonata dalla Irisbus. Sarà il giornale della Fiom?
R. No. Sarà, vuole essere, un giornale generazionale, post-ideologico, di storie e di approfondimento.
D. Leggeremo anche firme di destra?
R. Bella domanda, ce la siamo fatta anche noi. Sì, ci piacerebbe dare spazio a tutte le opinioni, ma la risposta è no. Almeno all’inizio, molto probabilmente ci saranno in futuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Costa 09/lug/2012 | 12 :09

SPRONARE LA SINISTRA A FARE LA SINISTRA
Auguri di cuore e buon lavoro.
Serve proprio un giornale che serva ad SPRONARE LA SINISTRA A FARE LA SINISTRA !!
Oppure saremmo governati sempre di più dalle oligarchie finanziarie con i suoi potentissimi mezzi, quotidiani e TV.

Gabriella 07/lug/2012 | 15 :31

no, non prenderanno finanziamenti pubblici.

aNakedView.com 07/lug/2012 | 14 :09

finanziamenti pubblici?
dallìintervista non si capisce bene se prenderanno finanziamenti pubblici oppure no. Dice che si finanzierà con la pubblicità, le vendite e gli abbonamenti. Però non dice esplicitamente se rifiutano i finanziamenti pubblici. Mi piacerebbe sapererlo.
Anche se poi non comprerò il giornale perchè telese proprio non lo sopporto.

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