Adinolfi, Pardolesi: «Non è sessista»

Adinolfi nella bufera su donne e preservativo. La moglie Silvia lo difende: «Essere perno della famiglia è amore». E sui condom spiega come l'ha convinta.

di

|

22 Gennaio 2015

Sottomessa. Mite. Pietra fondante su cui si edifica la famiglia.
No, non si tratta del precetto di un imam integralista. Ma della dichiarazione di Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, ex parlamentare Pd e teo-con convinto.
«INVIDIO CHI HA UN SOLO PARTNER NELLA VITA». «La condizione ideale è quella di avere un solo uomo o una sola donna nella vita», ha detto il giornalista divorziato ai micorfoni della Zanzara su Radio24, «io non lo posso dire ma invidio chi ha questa possibilità». E poi ha spiegato: «Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse».
LA TRADIZIONE GIUDAICO CRISTIANA. Nonostante le critiche, Adinolfi non ha ritrattato, limitandosi a sottolineare che nella tradizione «biblica giudaico-cristiana la figura femminile ha questo ruolo decisivo, fondante appunto come la pietra su cui tutto poggia, notoriamente la donna è perno».
Ma non si è limitato qui. Nota la sua battaglia contro l'uso dei preservativi. «Se avessi un figlio che vuole andare a puttane sulla Salaria», ha scritto su Facebook, «io non gli direi di mettersi il preservativo. Gli direi di restare a casa. Questo è per me essere liberi: scegliere per il bene».
«UNA DICHIARAZIONE D'AMORE». A difendere Adinolfi dalla tempesta perfetta è stata la moglie, Silvia Pardolesi, sposata a Las Vegas con un servizio social completo. «Più che di una provocazione si è trattato di riprendere una verità della tradizione giudaico-cristiana», dice a Lettera43.it. «Le parole di San Paolo, che dice: 'Le mogli siano sottomesse ai mariti come la Chiesa sta sottomessa a Cristo' ma poi aggiunge: 'E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei». Dunque nella esegesi dell'Adinolfi pensiero, «i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso». Nessun attacco sessista, quindi. Anzi. «A mio avviso è una vera e propria dichiarazione di parità fra i sessi e di amore all'interno di una famiglia. Penso sia stato tutto molto strumentalizzato».

 

  • Mario Adinolfi con la seconda moglie Silvia Pardolesi (Facebook).

 

DOMANDA. Ma al di là di San Paolo, lei si sente sottomessa e mite?
RISPOSTA. Se sentirsi sottomessa significa essere al servizio della mia famiglia e, quindi, fare tutto ciò che è in mio potere per rendere armoniosa la vita insieme a mia figlia e mio marito, allora sì, sono sottomessa.
D. Lo dica sinceramente: quando ha ascoltato suo marito, cosa ha pensato?
R. Sapevo quello che intendeva dire. Non c'è niente di degradante per la donna in quello che ha detto se compreso nel suo reale significato. Le sue parole sono state estrapolate da un'intervista complessa e strumentalizzate, facendole passare per quello che non significano. 
D. Quindi è stato travisato?
R. Capisco che andare un po' più a fondo nei ragionamenti richieda tempo e voglia, ma se non si fa questo esercizio si rischia sempre di etichettare a caso. In questo caso come «sessista», «retrogrado».
D. Vediamo, c'è una donna che ammira?
R. Fin da ragazza sono stata colpita dalla figura di giovane artista di Jeanne Hébuterne e dal suo amore assoluto per Amedeo Modigliani, forse per via dei lunghi studi di Storia dell'Arte che ho compiuto.
D. E suo marito?
R. Mario ha una vera e propria devozione per Marguerite Yourcenar, abbiamo in casa tutti i suoi scritti. È una scrittrice omosessuale e per questo sorridiamo sempre insieme quando gli danno dell'omofobo. Mentre il suo mito maschile è Jim Parsons, l'attore della serie americana The Big Bang Theory, gay anche lui. Ma contrario al matrimomio omosessuale. Come Mario.
D. Sottomessa e angelo della famiglia. Molte donne non si ritrovano in questa definizione. Soprattutto dopo decenni di battaglie femministe.
R. Sicuramente il percorso di emancipazione delle donne non è stato facile. Ma oggi, in Italia, non credo esista una profonda disparità.
D. Cosa sono per lei le pari opportunità?
R. Non vedo perché queste debbano scontrarsi per forza con l'essere, da parte di una donna, il pilastro della propria famiglia. Non vorrei che il femminismo alla lunga avesse perso di vista il vero obiettivo...
D. E cioè?
R. Cioè il ribaltamento di logiche secondo le quali la donna è posta in posizioni subalterne nella società.
D. Esiste la parità dei sessi?
R. Uomini e donne hanno uguale dignità, ma non sono uguali. Hanno diversità caratteristiche che li arricchiscono. L'ideologia unisex è semplicemente stupida. Il Vangelo contiene una dimensione più alta di rispetto della donna rispetto a qualsiasi testo femminista.
D. Non è che suo marito ha deciso di fare questa boutade per lanciare La Croce?
R. Mario ha stima di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, hanno idee opposte su tanti temi ma so che sono colleghi che si conoscono da decenni. Io ascolto spesso La Zanzara e sono contenta quando sento loro tre battagliare, quando c'è Mario in onda si sa che non si parlerà di stupidaggini. E credo non abbia mai nominato il giornale.
D. Nessun intento pubblicitario dunque.
R. Non è interessato a farsi pubblicità, è convinto che sono i temi del giornale a farsela da sé.
D. E lei da lettrice che voto dà al giornale diretto da suo marito?
R. È un'avventura che richiede coraggio e un po' di incoscienza, considerando il lato pratico delle cose. Ma è anche un modo per portare avanti concretamente una serie di idee e chiamare a raccolta una vasta comunità di persone che le condividono.
D. Solo?
R. E poi, fatemi fare la laureata in Storia dell'Arte, dal punto di vista estetico credo che sia il più bel quotidiano italiano. Grande, ben disegnato, con quella testata così particolare. Invoglia alla lettura.
D. Da uno a 10, quanto è difficile essere la moglie di Adinolfi?
R. Io sono la moglie di mio marito, non «di Adinolfi».
D. Eppure suo marito è spesso nell'occhio del ciclone. L'uscita sui preservativi lascia un po' il tempo che trova...
R. Riguardo ai preservativi sono d'accordo sul fatto che prima di distribuire preservativi gratis a destra e a manca servirebbe distribuire un po' più di informazione riguardo al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
D. Non ha mai usato il preservativo con lei? Nemmeno all'inizio?
R. No, mai.
D. Non crede che sia un messaggio pericoloso soprattutto per i più giovani?
R. Mio marito mi ha convinto con una frase: «Se avessi un figlio che mi dice che va a prostitute sulla Salaria non gli insegnerei a mettersi il preservativo, gli direi di restare a casa».
D. Non è che esistono solo le prostitute sulla Salaria...
R. Credo che una cultura della sessualità responsabile e di rispetto del corpo della donna facciano molto di più di una meccanica cultura del preservativo.
D. E come la mettiamo con le dichiarazioni non proprio friendly sui gay?
R. Le uscite sui gay non so quali siano.
D. Per dirne una ha definito le unioni gay «il male»...
R. Mio marito viene tacciato di omofobia, ma chi lo dice non ha mai evidentemente letto il suo libro, Voglio la mamma.
D. Eppure qualche macchia suo marito ce l'ha. È un amante del poker e il papa ha criticato il gioco d'azzardo...
R. Anche questo andrebbe approfondito e capito meglio. Il poker sportivo non è un gioco d'azzardo. È un gioco di abilità. Nell'immaginario collettivo credo ci siano troppi film, ma nel poker sportivo non ci si gioca la casa o cose simili.
D. E come funziona?
R. Si paga una quota di iscrizione, come d'altronde si fa a qualsiasi gara anche al minigolf, e se si vince bene, altrimenti si è persa la quota. Mario odia il gioco d'azzardo, lo definisce «una tassa sui cretini».
D. Ed è bravo come si dice?
R. Pericolosamente bravo ed è molto bello da vedere: alla fine è riuscito a far diventare anche me una discreta giocatrice dilettante. Non a caso ci siamo sposati a Las Vegas.
D. Una sottomessa giocatrice di poker...ma ci sarà qualcosa che rimprovera a suo marito.
R. Io nulla in particolare, mi piacerebbe fosse più presente in casa. Nostra figlia Clara, quattro anni, ultimamente non si capacita del fatto che papà non sappia cucinare.
D. Cosa ammira di più in lui?
R. Io non lo ammiro. Lo amo.
D. Allora cosa ama di lui?
R. Amo la sua determinazione. E la capacità di sopportare i travisamenti delle sue parole, gli insulti, le cattiverie che subisce in nome delle sue idee e della nostra fede cristiana. È una pecora nera, anche in Chiesa stiamo agli ultimi banchi perché a 20 anni è stato sposato e dunque nella condizione di divorziato risposato non può fare la comunione e io con lui.
D. Ne soffre molto?
R. Quando viene il momento e tutti vanno verso il prete, lui mi stringe forte la mano e so che soffre, ma non me lo direbbe mai. Questa sua capacità di sopportare ogni vento avverso e ogni difficoltà senza mai cedere al vittimismo o scaricare su altri la tensione, mi ha fatto innamorare di lui. Chiunque lo conosca sa che è un uomo speciale. Ma conoscerlo davvero non è facile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Export, terremoto, costo del denaro: che nubi su Renzi

Cala la fiducia di famiglie e imprese. Aumenta il debito. Preoccupa la deflazione. L’economia italiana è piena di incognite. Il colpo di grazia? Se la Fed alza i tassi...

prev
next