Alain Destexhe: «Salvare il Belgio? Ora è troppo tardi»

Il deputato Destexhe a L43: «Abbiamo creato comunità ripiegate su se stesse, favorendo la radicalizzazione». L'immigrazione? «Eccessiva e mal gestita».

22 Marzo 2016

«Lotta al terrorismo: l'insostenibile leggerezza dell'Europa»: a febbraio, appena un mese prima della serie di attentati che il 22 marzo hanno colpito Bruxelles, Alain Destexhe, deputato della regione capitale del Belgio, stesso partito del primo ministro Charles Michel, scriveva su Le Figaro il suo j'accuse contro l'Unione europea, incapace di reagire di fronte alla minaccia degli attentatori islamici, di mettere in comunicazione le sue tante banche dati, di fare progressi sul fronte della sicurezza comunitaria.
CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO. Politico sui generis, già segretario di Medici senza frontiere ed ex presidente dell'International crisi group, think tank non profit per la risoluzione dei conflitti internazionali, il rappresentante liberale negli ultimi anni è diventato un nemico del politicamente corretto e un critico controverso della gestione dell'immigrazione nel suo Stato, pronto a gettare i suoi strali sui quartieri ghetto che affollano il Paese.
«UN FALLIMENTO CHE DURA DA 20 ANNI». «Da mesi in Belgio il livello di allerta è ai massimi», osserva con Lettera43.it. «Ma guardi le immagini dell'aereoporto: passeggeri che si portavano le bombe nei bagagli. Cosa si può fare a questo punto? Qui non si tratta di un fallimento della sicurezza interna. Ma di un fallimento che va avanti da 15, 20 anni». 

 

  • Il deputato belga Alain Destexhe.

 

DOMANDA. Quale errore è alla base del fallimento di cui parla?
RISPOSTA. Abbiamo fatto proliferare comunità a sé stanti.
D. Come Molenbeek, dove Salah è stato protetto?
R. Buona parte degli abitanti di Molenbeek non sono belgi...
D. Sono cittadini del Belgio, invece, a tutti gli effetti.
R. Hanno la nostra nazionalità, è vero. Ma hanno mantenuto un legame forte con i Paesi di origine e il fondamentalismo vi attecchisce più facilmente. Abbiamo accolto tutti, a prescindere dal Paese di origine e dall'approccio religioso: gli islamici sufi come i salafiti di origine saudita. Molti si sono integrati, ma molte comunità no: si sono ripiegate su se stesse. Un comunitarismo esasperato.

 

 

D. Vede delle soluzioni?
R. Ora è troppo tardi. Paghiamo il prezzo dei nostri errori.
D. Quali?
R.
Un'immigrazione eccessiva.
D. Eccessiva o mal gestita?
R.
Entrambe. Il Belgio ha accolto più stranieri in rapporto alla popolazione degli Stati Uniti, del Canada e dell'Australia. C'è ovviamente una combinazione di fattori che si rafforzano mutualmente. Ma dobbiamo guardare la realtà in faccia. Le regole per l'immigrazione in Belgio sono sempre state favorevoli. E questo ha povocato un flusso eccessivo, poco monitorato e aumentato i rischi di radicalizzazione.
D. Cosa intende per regole favorevoli?
R. Abbiamo accolto rifugiati politici ceceni perchè perseguitati da Putin, per esempio. Poi uno di loro è andato in Danimarca a compiere un attentato e ci siamo resi conto che erano anche islamisti radicali. Aprire una moschea va bene, ma in Belgio un centro islamico può nascere senza alcuna autorizzazione. Vuoi aprire un centro salafita? Ecco, lo puoi fare.
D. È un fallimento dello Stato belga?
R. C'è stata una completa mancanza di controllo del fenomeno. In più il federalismo impedisce al governo centrale di decidere politiche d'integrazione univoche o i programmi scolastici. Decidono tutto le regioni. Il problema è la frammentazione totale delle responsabilità.
D. Quella che si ripropone a livello europeo?
R. Esatto. L'Ue non ha una strategia: il segretariato anti-terrorismo ha puramente funzioni amministrative. Ripeto: amministrative. Il coordinatore dell'anti terrorismo Ue, Gilles de Kerchove, non ha nessun potere operativo.
D. Cosa crede che succederà adesso?
R. L'Ue approverà finalmente il Pnr (passenger name record, ndr), il registro europeo dei passeggeri. Ed era ora. Il governo belga sulla sicurezza ha già fatto molto. Ma ecco, la verità è che adesso non ci sono soluzioni facili.

 

Twitter @GioFaggionato

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 24/mar/2016 | 15 :53

col senno di poi....è tutto facile
parlo da cittadino i cui figli frequentano scuole pubbliche multietniche. Mentre è facile integrare etnie o popoli di origine sudamericana o est europea, molto più difficile è con africani, indiani, cinesi o islamici magrebini o mediorientali. Anche quando parlano l'italiano, hanno però modi di pensare differenti. Questa è la mia esperienza. Ma come superare questi ostacoli in tempi brevi, nessuno lo spiega bene.
Questo però non vuol dire che non si possa vivere, lavorare e crescere insieme. In realtà oggi gli unici con cui ci sono seri problemi sono gli islamici, ma i problemi hanno origine politica legata a fatti che si verificano in altre arre geografiche, più che sociale o economica, e il 99% degli immigrati aspira solo a farsi la sua vita. Prova ne sia che anche in Belgio, fino a ieri l'altro, non c'era nessun problema

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
prev
next