Attentato ad Ankara, l'Hdp: «Il Pkk non c'entra»

Kürkçü, presidente del "Podemos turco", a Lettera43.it: «Tutto conduce all'Isis». Su Erdogan: «Usa il Califfato per annientare i curdi, per lui sono una minaccia».

di Attilio De Alberi

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14 Marzo 2016

L’ultimo attentato terroristico che ha colpito Ankara, che è costato la vita a 37 persone, s’innesta in uno scenario inquietante per ciò che riguarda il futuro democratico del Paese.
Il presidente Recep Tayyip Erdogan, all'indomani del'attacco, ha incolpato il Pkk e intensificato i raid sulle postazioni curde nel Nord dell'Iraq, mentre la polizia turca ha arrestato 10 persone, tra cui i familiari di un sospetto.
Tuttavia, non manca chi ritiene prive di fondamento - e totalmente strumentali - le accuse del Sultano. 
LO SCETTICISMO DI KÜRKÇÜ. Tra questi, Ertuğrul Kürkçü, presidente onorario dell’Hdp e membro del parlamento, che per la sua opposizione al colpo di Stato del 1971 venne condannato a morte, salvo poi essere rilasciato dopo 14 anni di carcere: «È assai improbabile [che la responsabilità sia del Pkk]», spiega a Lettera43.it, «visto che [l'organizzazione] nelle tre decadi di attività non ha mai colpito la popolazione civile su questa scala».
LA REPRESSIONE GOVERNATIVA. L'Hdp, terzo partito del Paese, denominato Podemos turco per le sue posizioni progressiste e finito nel mirino della repressione governativa, è noto per la sua battaglia per l’autonomia dei curdi nell’ambito della repubblica turca.
Un'autonomia che Erdogan si rifiuta di riconoscere. Perché, spiega Kürkçü, «i curdi si sono legati a un movimento democratico radicale e secolare che fa a pugni con la sua visione dello Stato».

 

  • Ertuğrul Kürkçü, presidente onorario dell’Hdp.

 

DOMANDA. Se il Pkk non c'entra, a chi può essere riconducibile l'attentato di Ankara?
RISPOSTA. Questo attentato somiglia di più agli attacchi precedenti a Suruç, Diyarbakır e Ankara in ottobre che il governo ha associato all'Isis. Tutti è tre con un target civile. Comunque può anche essere collegato a un gruppo scheggia del Pkk chiamato Tak (Falchi del Kurdistan, ndr), anche se per ora non esiste alcuna rivendicazione. 
D. Al di là di questo gravissimo episodio, la situazione in Turchia per ciò che riguarda la pace e la democrazia sembra aggravarsi. Cosa si può fare?
R.
Bisogna chiedersi cosa si può fare a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.
D. Ovvero?
R. La situazione a livello militare si sta aggravando ed è di questi giorni l’invio di nuove truppe per l’attacco del distretto di Yüksekova, nella zona curda del Paese. Si prevede che i combattimenti andranno avanti per almeno altri due mesi. Ma la problematica si estende alla parte occidentale del Paese e nel mio distretto 10 membri dell’Hdp sono stati arrestati con l’accusa di diffondere propaganda terroristica.
D. Cosa avevano fatto?
R. Avevano partecipato al funerale di una ragazza uccisa a Istanbul. Quello che stiamo cercando di fare è costruire un fronte il più largo possibile per ripristinare un ordine costituzionale democratico.
D. E a livello internazionale?
R.
Ci appelliamo regolarmente alla solidarietà di tutti quelli che in Europa non approvano questa involuzione del regime e chiediamo che venga denunciata.
D. A parte l’Hdp quali altre forze all’interno del Paese si oppongono a questa deriva?
R.
C’è il Partito repubblicano che, come il nostro, è all’opposizione in parlamento, ma poi c’è tutta una serie di gruppi nella società civile, sindacati, organizzazioni di professionisti, movimenti per i diritti civili, che si battono per la fine di questa brutale repressione.
D. Si può parlare di un colpo di Stato strisciante?
R.
Noi ne parliamo dal giugno del 2015 quando, dopo i risultati elettorali il governo, pur non essendo stato eletto, Erdogan continuò a dominare il Paese e impose nuove elezioni. L’esempio più recente è il rifiuto del verdetto della Corte Costituzionale a favore dei giornalisti arrestati per aver pubblicato le prove del coinvolgimento ufficiale nella vendita di armi all'Isis.
D. Qual è la relazione tra l’Hdp e il Pkk?
R.
L’unica cosa che ci accomuna è la difesa dei diritti del popolo curdo nell’ambito dello Stato turco.
D. Né l’Hdp né il Pkk chiedono quindi l’indipendenza dei curdi?
R.
Assolutamente no. Quello che chiediamo è l’autonomia. Lo stesso Ocalan (il capo storico del Pkk, ndr), dal carcere, ha difeso l’integrità dello Stato turco. E questa richiesta è coerente con la Carta Europea sulle Autonomie.
D. Si era giunti a una tregua tra Erdogan e il Pkk, ma non ha funzionato. Come mai?
R.
Le responsabilità vanno cercate nel governo stesso.
D. Ma come si spiega questo accanimento di Erdogan contro i curdi?
R.
Innanzitutto Erdogan sente di non poter usare i curdi contro l’opposizione, e poi i curdi si sono legati a un movimento democratico radicale e secolare che fa a pugni con la sua visione dello Stato.
D. Qual è la differenza tra il secolarismo dell’Hdp e quello di Ataturk, il padre della Repubblica turca dopo la caduta dell’Impero Ottomano?
R.
Noi crediamo che Stato e religione debbano essere totalmente separati, cosa che Ataturk non predicava.
D Ed Erdogan?
R.
Erdogan sta addirittura cercando di minare la Costituzione di Ataturk mettendo la religione al di sopra dello Stato.
D. Perché Erdogan appoggia, direttamente o indirettamente, l'Isis?
R.
Lo fa in funzione anti-Pkk, ma anche contro il cantone autonomo curdo del Rojava, in Siria, al confine con la Turchia, da lui visto come una minaccia.
D. Paradossalmente, il dittatore siriano Bashar al Assad sembra meno ostile verso i curdi del Rojava.
R.
Sì, perché li vede come un alleato contro l'Isis che, insieme ad altri gruppi interni, è il suo principale nemico.
D. Nel lungo periodo, in Siria ci si potrà muovere verso un assetto federalista?
R.
Sì, grazie alla pressione di Usa, Russia ed Europa.
D. Quale sarebbe la vostra soluzione della crisi siriana?
R.
L’Hdp chiede alla Turchia e ad altre potenze di smettere d’interferire nella guerra per procura nel Paese. E chiede alla comunità internazionale di supportare la riunificazione della Siria sotto uno Stato democratico basato su un forte governo locale e regionale, equidistante verso tutte le etnie e le credenze.
D. Questo significherebbe la fine di uno Stato retto da un solo partito?
R.
Sì, la nuova Siria non potrà che essere pluralista.
D. E Assad?
R.
Inevitabilmente, dopo un periodo di transizione, dovrebbe dare le dimissioni.
D. La vostra ricetta contro l'Isis?
R.
Primo: tagliare tutto il supporto esterno e i canali di rifornimento, soprattutto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Secondo: permettere al popolo siriano di unirsi per spezzare la sua macchina militare. Terzo: fornire ai sunniti ogni opportunità per la partecipazione alla società civile e allo Stato. Quattro: creare un regime che non discrimini qualsiasi gruppo religioso.
D. Come vedete la richiesta da parte del governo turco di 6 miliardi di euro per tenere sotto controllo il flusso dei rifugiati?
R.
Insieme alle altre richieste da parte di Erdogan, come l’entrata dei cittadini turchi in Europa senza visto, mi pare di assistere a una volgare trattativa sulla pelle dei rifugiati.
D. Ma questi finirebbero in campi di accoglienza?
R. Al momento solo il 10% è in campi di accoglienza. Il resto potrebbero e dovrebbero essere integrati anche a livello lavorativo nella società turca.
D. La Turchia dovrebbe far parte della Ue?
R. L’Hdp è critico nei confronti delle attuali politiche economiche delle Ue, ma al tempo stesso è favorevole al processo di entrata della Turchia. A una condizione.
D. Quale?
R. Che si dedichi attenzione al percorso che deve portare a una democrazia funzionante nel nostro Paese.

 

Twitter @AttilioWhite

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