Banche, Vaciago: «Ecco dove ha sbagliato l'Italia»

Mentre i Paesi Ue affrontavano il tema delle sofferenze bancarie, l'Italia diceva che andava tutto bene. Vaciago: ora è tardi. Il no alla bad bank? Colpa di Padoan.

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19 Gennaio 2016

Soffiano venti di tempesta in Borsa sulle banche italiane.
A innescare le vendite sul settore è stata la notizia che la Bce vuole inviare questionari agli istituti di credito europei per un esame dei non performing loans, quelli che in Italia chiamiamo 'sofferenze', e per verificare il livello delle coperture.
MILANO, -21% DA LUGLIO. «Una pratica di supervisione standard», ha precisato l'Eurotower, che ha generato il panico in un mercato che già risente delle tensioni internazionali legate al rallentamento dell'economia cinese e ai ribassi del petrolio.
Dallo scorso luglio, ovvero da quando il Ftse Mib aveva toccato quota 24 mila punti, Piazza Affari ha perso il 21%. A guidare i ribassi è stato il titolo del Monte dei Paschi di Siena, che da luglio ha bruciato il 60% della capitalizzazione. E che il 20 gennaio è stato sospeso, toccando un calo teorico del 16%.
«I MERCATI SONO NERVOSI». Intanto il rapporto mensile dell'Abi ha messo in luce che, a novembre 2015, le sofferenze totali del sistema italiano si attestavano a 201 miliardi di euro, 2 miliardi in più rispetto al mese precedente.
Che cosa sta succedendo quindi alle banche? «Semplice: i mercati, già in agitazione da agosto a causa delle tensioni internazionali, hanno accolto la notizia del supplemento di indagini con nervosismo. Eppure si è parlato dell'invio di un questionario, non stavano certo arrivando i carabinieri in banca», dice a Lettera43.it l'economista Giacomo Vaciago, 73 anni, già consigliere del governo Prodi.

 

  • L'economista Giacomo Vaciago.

 

DOMANDA. Ogni volta che c'è una turbolenza sui mercati, i bancari registrano perdite importanti.
RISPOSTA.
Certamente, la ripresa è troppo debole. E le banche, che non hanno mai risolto il problema delle sofferenze, sono vittime delle vendite. 
D. Eppure il problema dei non performing loans è noto dal 2009. Come mai non si è intervenuto?
R.
All'estero le banche sono state salvate e chi ha commesso reati è stato punito. In Italia, spesso, questa gente è stata promossa.
D. Si può ipotizzare che sia in atto un attacco speculativo?
R.
In questo momento a vendere titoli bancari sono tutti, italiani e stranieri. Per verificare eventuali speculazioni la Consob ha aperto un'indagine. Non sono nemmeno sicuro che ci sia una tendenza ribassista. 
D. Si è quindi scatenato il panic selling?
R.
Probabilmente c'è semplicemente pessimismo o comunque avversione al rischio. Di sicuro, in un contesto caratterizzato da tensioni internazionali di varia natura, complice il tema delle sofferenze mai risolto e le liti tra Roma e Bruxelles, non ci poteva che essere un'ondata di vendite. 
D. Ci sono responsabilità politiche dietro la situazione in Borsa? 
R.
 L'unica responsabilità politica è di Bankitalia e del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che non sono riusciti a portare a casa l'ok da parte di Bruxelles alla realizzazione di una bad bank (ovvero una società creata allo scopo di gestire i crediti anomali di una banca, ndr).
D. Si spieghi meglio.
R.
Tutti gli altri Paesi europei, come Germania e Spagna, hanno già risolto i loro problemi con le sofferenze bancarie quando ancora era possibile un intervento statale a sostengo degli istituti di credito. 
D. Ma ora non è più possibile farlo.
R.
La Commissione ci dice che abbiamo perso il treno, l'avremmo dovuto fare nel 2013. Come stabilito da una direttiva approvata anche dall'Italia.
D. Che cosa vorrebbe il governo italiano?
R.
Renzi propone una bad bank che, con garanzia pubblica, attraverso la Cassa depositi e prestiti, ripulisca i bilanci della banche. Poi vorrebbe procedere a una cartolarizzazione (ovvero la cessione tramite titoli obbligazionari, ndr) degli immobili delle banche. Ma ormai tutto questo non è possibile. I precedenti governi non l'hanno voluto fare e ora, dal primo gennaio, è in vigore pure il sistema del bail-in, per cui per il fallimento della banca non paga più il contribuente ma l'azionista.
D. Che cosa si prospetta quindi?
R.
Al momento, se non si decide diversamente, una soluzione lacrime e sangue: le banche vanno dimezzate. Ci sono troppi istituti con poco capitale. Ci sono tante banche non vitali. La Spagna, che pure ha dato vita a una bad bank, ha lasciato morire metà dei suoi istituti di credito.
D. Come si dovrebbe muovere quindi il governo?
R.
Dovrebbe mettere a punto un accordo con Bruxelles che permetta di dar vita a una bad bank. E glielo si dovrebbe chiedere come favore, evitando litigi.
D. In questo modo si potrebbero evitare esuberi bancari?
R.
Il ridimensionamento delle banche sarebbe più lento, ci sarebbe modo di gestire le fusioni in modo meno traumatico. Altrimenti, senza alcun intervento statale, ci sarebbe un processo di acquisizioni dove le banche più deboli sarebbero assorbite da quelle più grandi in tempi rapidi.
D. Cosa pensa dello scontro tra Roma e Bruxelles?
R.
Tra i due litiganti Juncker è quello che sbaglia di più: non ha capito che l'Italia è frenata dalle banche e che quindi è necessario concertare una soluzione.
D. Si tratta di un problema di crescita del Paese...
R.
Ovviamente. L'Italia cresce così poco perché non ha mai risolto i suoi problemi del credito. Ribadisco, il nostro Paese non può ripartire con il freno a mano tirato.
D. Insomma, le banche vanno risanate per il bene dell'Italia. 
R.
Con il ridimensionamento e con il risanamento degli istituti di credito, i banchieri riprenderebbero a sostenere l'economia, ovvero riscoprirebbero la loro missione originaria: prestare soldi.  

 

Twitter @PierLuigiCara

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