Bologna, crescono le faide dentro il M5s

Candidature a sindaco per investitura e senza primarie. Espulsioni. Scissioni. Rancori. Ecco perché la città rischia di trasformarsi da culla a Caporetto M5s.

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26 Novembre 2015

Il VaffaDay di Bologna, nel 2007.

Il VaffaDay di Bologna, nel 2007.

A Bologna tutto è cominciato e a «Bologna tutto finirà», scommette qualcuno. Forse addirittura con lo stesso slogan: quel «Vaffanculo» con cui Beppe Grillo battezzò Piazza Maggiore.
Era l'8 settembre 2007, il primo V-Day, c'era tutto l'entusiasmo anti-Casta: 200 mila persone, secondo l'organizzazione, 50 mila per la Questura.
«Questa è una nuova Woodstock», gridava Grillo dal palco con alle spalle Palazzo d'Accursio, «i partiti sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia».
Otto anni e molte esplusioni dopo, nella città laboratorio dei 5 stelle si respira aria da redde rationem.
LA CANDIDATURA DI ANDRAGHETTI. Le Amministrative, del resto, si avvicinano e i vecchi rancori tornano a galla.
L'ultima spina l'ha piantata Lorenzo Andraghetti, grillino della prima ora, ex consigliere di quartiere ed ex collaboratrore del deputato Paolo Bernini. 
Provò a candidarsi alle Parlamentarie del 2012 ma venne eslcuso e ci riprovò, senza successo alle selezioni per le Europee. Il 23 novembre ha deciso di sfidare Massimo Bugani, appoggiato da una lista di 36 fedelissimi, acclamato candidato a sindaco di Bologna senza primarie e ufficialmente «per mancanza di altri candidati».
Un po' come è accaduto a Torino con Chiara Appendino. Il tutto benedetto dal blog di Grillo che lo ha pubblicamente definito dal palco della kermesse imolese un consigliere «straordinario e illuminato».
L'INVESTITURA DEL LEADER. Una investitura pesante, che però non è andata giù a molti sotto le Due Torri. Tanto che è stata lanciata una petizione su Change.org che, al momento, ha raccolto una sessantina di adesioni.
«Al contrario di tutte le altre città italiane», dice l'appello, «a Bologna, per le Amministrative 2016, non abbiamo avuto la possibilità di votare il nostro candidato sindaco. Avete creato un movimento di onesti che quindi non possono lasciar passare uno strappo alle regole di tale entità. Chiediamo quindi che il tutto si svolga con la massima trasparenza, nostro cavallo di battaglia. O si è onesti fin dall'inizio o non lo si è». Il tutto accompagnato da una lettera aperta a Grillo in persona.
Lettera43.it ha provato a chiedere a Bugani se sia o meno disposto a partecipare a primarie e come sono stati scelti i 36 della sua lista, ma non ha ottenuto alcuna risposta.
IL J'ACCUSE SU FACEBOOK. Su Facebook, Andraghetti non ha usato i guanti di velluto. «Non è più possibile che una persona sola possa continuare a violare regolamenti interni e principi originari del M5s», ha tuonato.
Le accuse indirizzate all'ormai ex amico sono pesanti: «Dall'avvento di Bugani a capo del M5s c'è il vuoto. Un vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di meritocrazia. Un 5 stelle bolognese senza più un'anima, che espelle chi non è d'accordo e critica Bugani o chi entra in concorrenza con lui, che non accetta la biodiversità di idee e di pensiero. Muto di fronte all'espulsione immotivata di attivisti storici, alla delegittimazione dell'Assemblea sovrana degli attivisti, alle mancate promesse fatte in campagna elettorale da Bugani nel 2011 come la remissione del mandato ogni 6 mesi».
L'ESEMPIO PIZZAROTTI. La polemica poi esce dalle mura di Bologna, viaggia sulla via Emilia e arriva a Parma, dove il sindaco pentastellato Federico Pizzarotti è ormai considerato un corpo estraneo da parte della nomenklatura 5 stelle.
«Il mio programma», scrive sempre Andraghetti, «sarà quello dei Comuni a 5 stelle basato sull'esempio della città di Parma governata da Pizzarotti. Un sindaco stimato dentro e fuori al M5s ma che proprio Bugani non ha mai perso l’occasione per attaccare strumentalmente».

Il calo di voti e la crisi del Movimento

(© Ansa)

Che il M5s a Bologna abbia subito una battuta d'arresto, però, non è un'opinione.
Sotto la guida di Bugani, dalle Regionali 2010 a quelle 2014 i voti in città sono calati da 14.231 a 12.364, in controtendenza col resto d'Italia. Mentre un recente sondaggio commissionato dal Pd in vista del voto del 2016 dà il M5s e la Lega Nord al 20%.
«GRILLO NON VUOLE VINCERE». Il sospetto è che «Grillo in realtà non voglia vincere. Né a Bologna, né a livello nazionale», si sussurra tra i Cinquestelle agli angoli del Crescentone. E che così com'è «il M5s è morto, va rifondato visto che si comporta come il Pd».
«Cosa fece il Partito democratico quando Grillo si presentò alle primarie?», è il ragionamento di alcuni attivisti bolognesi. «Venne escluso perché appartenente a un movimento ostile. E cosa stanno facendo loro adesso?».
«SIAMO AL PARTITO CARISMATICO». Addio regole, addio procedura. «Decidono Grillo e Casaleggio», si lamentano i dissidenti, «il M5s è diventato un partito carismatico. In cui il leader è la legge. E può con un clic decidere della vita o della morte politica di un iscritto, disattivandolo dal blog, la sede del Movimento».
E visti i numeri del M5s, dove un candidato vince le primarie con 74 preferenze come accaduto a Milano, eliminare con un clic anche solo una decina di iscritti al blog significa uccidere una 'corrente'.
Il fatto, poi, che Grillo abbia eliminato il suo nome dal simbolo non fa né caldo né freddo: «Deve togliersi lui dai coglioni, ecco la verità», dicono gli attivisti più frustrati dalla situazione.

Così è stato tradito il Vaffa

La dissidente grillina Federica Salsi.

La dissidente grillina Federica Salsi.

Quello che è descritto e vissuto come il tradimento delle origini, di quel Vaffa che rimbombava in Piazza Maggiore, comincia però da lontano.
Dalle espulsioni eccellenti come quella di Giovanni Favia, eletto in Regione Emilia Romagna con un insperato 7%, e cacciato dopo un fuorionda in cui criticava la mancanza di democrazia all'interno del M5s. e di Federica Salsi, consigliera comunale, rea di aver partecipato a un talk contro i diktat del tandem Grillo-Casaleggio.
LA TIVÙ NUOVO PUNTO G. «La tivù è il vostro punto G», tuonò il comico dal blog, «quello che ti dà l'orgasmo nei salotti dei talk show. L'atteso quarto d'ora di celebrità di Andy Warhol. A casa gli amici, i parenti applaudono commossi nel condividere l'emozione di un'effimera celebrità, sorridenti, beati della tua giusta e finalmente raggiunta visibilità. Seduto in poltroncine a schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a comando di claque prezzolate».
Decisamente altri tempi, vista la sovraesposizione mediatica di Di Battista e Di Maio che è lecito supporre provino pluriorgasmi sulle poltroncine di Di Martedì e Ballarò.
LE ESPULSIONI ECCELLENTI. Poi è stata la volta dell'altro consigliere regionale Andrea Defranceschi, sospeso via blog dal Movimento di Grillo e diffidato a utilizzarne il simbolo, dopo che la Corte dei Conti dell'Emilia Romagna aveva chiesto a tutti i partiti di restituire i fondi delle spese del 2013 considerati irregolari. Senza considerare, allargando la lente alla regione, la prima purga pentastellata, quella del ferrarese Valentino Tavolazzi. E della senatrice bolognese di adozione Adele Gambaro, cacciata per aver «diffamato» il M5s.
Ma non è tutto.
IL GRILLIN-LEAKS. Dopo l'entusiasmo iniziale, Bologna si è presto trasformauta in un boccone indigesto per Grillo.
Nel 2013, il Movimento fu scosso dal cosiddetto Bugani-leaks. Un hacker, secondo il meet-up, pubblicò molte mail private di attivisti in cui si pianificava tra il serio e il faceto il comportamento da tenere nei confronti dell'appena espulsa Salsi «ricercatrice di punti G».
Le strategie 'politiche' andavano dal mobbing in Consiglio al cambio delle chiavi degli uffici. Grillo, anche in quel caso, blindò Bugani e l'altro consigliere Marco Piazza. Ma non riuscì a placare il maldipancia dei grillini.
LA SCISSIONE DEL 2013. Sempre nel 2013 Bugani venne affrontato da Andrea Cabassi, responsabile dei 5 stelle bolognesi che, a nome dell'assemblea (trasposizione fisica del forum) chiedeva che anche lui si attenesse alle regole stabilite.
Finì con una scissione: si fece piazza pulita e nacque un MeetUp ufficiale, appoggiato da Grillo e Casaleggio con Bugani difensore del simbolo e del verbo pentastellato («Siamo noi gli esponenti del Movimento 5 stelle di Bologna», si sfogò. «Gli altri non possono parlare di organizzare una festa dell' Unità a 5 stelle, come l'hanno chiamata. Siamo noi i portavoce»).
«L'ASSEMBLEA? UNA CLAQUE». «Ora», spiegano attivisti dissidenti, «l'assemblea è composta da fan di Bugani, se ne è fatta una a suo uso e consumo. Si riuniscono ogni sei mesi e ascoltano senza poter criticare». Da chi è composta? «Basta assistere e vedere: non ci sono più i giovani come all'inizio. Si sono stancati di questa dittatura. Ora si vedono solo anziani e 60enni, ex berlusconiani. Un mare di teste grigie».
Un'accusa rivolta anche ai parlamentari: «Una volta che conoscono soldi e visibilità», si dice nelle sezioni di provincia, «diventano soldatini pronti a obbedire al capo».
E anche ai consiglieri regionali, ancora sotto attacco per l'affaire scontrini.
LA GUERRA DEGLI SCONTRINI. Il 25 novembre, in un incontro nel quartiere Mazzini, sono volati coltelli, dietro la regia della compagna di Nick il Nero, Serena Saetti. 
I rappresentanti sono accusati di non restituire l'eccedenza dello stipendio come promesso in campagna elettorale. I 2.500 euro che i consiglieri dovevano tenere per sé sono infatti diventati 5.900. Apriti cielo.
Quasi inutile la difesa della capogruppo Giulia Gibertoni, sulla graticola anche a Modena dove il MeetUp starebbe per sfiduciarla.
Il mancato versamento, ha spiegato Gibertoni, è dovuto al fatto che la «Regione non ha ancora istituito l’apposito capitolo di bilancio destinato al microcredito, nonostante le continue richieste sia dentro che fuori dall’aula. Per questo se entro gennaio 2016 la Regione non creerà questa voce di bilancio provvederemo a versare le somme trattenute dai nostri stipendi del primo anno di lavoro in Assemblea legislativa al fondo per il microcredito nazionale».
MOVIMENTO A RISCHIO. Veleni, faide, scissioni rischiano così di fare naufragare il M5s proprio là dove è nato.
Come ha scritto lo stesso Cabassi su Facebook: «Credo che se nel 2012 il M5s bolognese si fosse opposto alle prepotenze di Grillo e Casaleggio invece di prostrarsi, oggi forse, avremmo un Movimento democratico e simile a quello di Parma. In mano ai cittadini e infatti scomodo per la coppia di re dei 5s. Bologna era l'osservatorio ideale, il più importante. Qui iniziò tutto,con i migliori presupposti. Poi con il progressivo assoggettamento a G&C è finito tutto. Abbiamo sprecato un'occasione magnifica. Molti di noi hanno sofferto terribilmente il lutto e poi si sono rassegnati, o hanno abbandonato il campo o sono stati cacciati».

 

Twitter: @franzic76
 

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igiulp 27/nov/2015 | 17 :01

.... e il naufragar m'è dolce in questo mare (di regole....ottuse).

Canoi 27/nov/2015 | 10 :10

Ai miei tempi ero favorevole al Governo fatto da comunisti perché in quel modo si bruciavano in pochi mesi e non se ne sarebbe più parlato. Inoltre costringeva democristiani, laici e socialisti a migliorarsi se si dimostrava che non erano insostituibili. Ora non mi dispiacerebbe un Governo di leghisti e grillini, con l'impegno che non li prenderemo a calci. Pochi mesi, un anno o poco più, crolla il sistema e riprendiamo daccapo. Con Lega e M5S se andrebbero Renzi e Berlusconi con evidenti vantaggi.

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