Burkina Faso, la risposta di Al Qaeda all'Isis

La galassia jihadista nordafricana si ricompatta. Per competere con lo Stato islamico. Strazzari docente della Sant'Anna: «L'obiettivo è l'Africa occidentale».

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16 Gennaio 2016

L'hotel Splendid a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

L'hotel Splendid a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Dopo 12 ore di battaglia, si contano una trentina di vittime di 13 nazionalità diverse - tra cui due cittadini francesi - e almeno 130 feriti. È questo il bilancio non ancora definitivo dell'attentato all'hotel Splendid e al caffè ristorante Cappuccino di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. 
LA RIVENDICAZIONE DI AQMI. L'azione è stata rivendicata da Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). «È una vendetta contro la Francia e i miscredenti occidentali», ha affermato il ramo nordafricano di Al Qaeda attraverso un audiomessaggio inviato all'agenzia di stampa mauritana al-Akbar e registrato da un terrorista. «Un attacco per punire gli adoratori della Croce per i crimini commessi in Repubblica Centrafricana, in Mali e nelle altre terre dei musulmani e per vendicare il nostro Profeta, contro gli occupanti delle nostre terre, i saccheggiatori delle nostre ricchezze e coloro che violentano la nostra sicurezza».
A Ouagadougou si trova tra l'altro la base delle forze speciali francesi attive nell'operazione Barkhane, lanciata da Parigi per contrastare il terrorismo in tutta la regione del Sahel.
L'OMBRA DI BELMOKHTAR. Responsabile della strage la brigata al Mourabitoun di Mokhtar Belmokhtar, leader salafita algerino più volte dato per morto. La stessa che si era attribuita la paternità dell'attentato del 20 novembre scorso all'Hotel Radisson blu di Bamako, in Mali.

Al Qaeda nel Maghreb islamico allarga la sfera di influenza

L'assalto all'hotel Splendid segna però un cambio di strategia nel modus operandi della galassia qaedista in Nord Africa. Aqmi starebbe infatti allargando il proprio raggio d'azione, spingendo la propria influenza di fatto in Africa occidentale.
L'OMAGGIO AD AL-ZAWAHIRI. Lo dimostra una telefonata intercorsa tra uno jihadista all'interno dell'albergo con un operatore di Al Andalus sito che diffonde video e proclami qaedisti.
Nella conversazione diffusa in Rete e tradotta dal ricercatore Romain Caillet che l'ha postata in Twitter, viene chiesto al terrorista di mandare un messaggio ad Al- Zawahiri, numero uno di Al Qaeda dopo l'uccisione di Osama bin Laden, a cui l'uomo giura fedeltà e obbedienza.
Non solo: il terrorista esprime la solidarietà del commando agli jihadisti che stanno combattendo in Siria e Yemen.

 


 

Non si tratta di un dettaglio.
«Il richiamo ad Al- Zawahiri»», spiega a Lettera43.it Francesco Strazzari, professore della Scuola Superiore Sant'Anna, «rappresenta l'allineamento perfetto tra Aqmi, al Mourabitoun e Al Qaeda». In un'ottica anti-Isis.
«In passato», ricorda Strazzari, «c'era stata una spaccatura tra Al Zawahiri, Aqmi, organizzazione con base nella Cabilia, cioè la zona del litorale montagnoso algerino e la brigata Al Mourabitoun, originaria del Mali». Questo perché Belmokhtar si era sì allineato con il numero uno di Al Qaeda ma si rifiutava di pagare i pedaggi ai leader locali e regionali. 
L'ASSE QAEDISTA ANTI-ISIS. Ora, continua il docente, «con l'avanzata dell'Isis, queste realtà si sono riavvicinate e la telefonata dall'hotel Splendid con l'omaggio ad Al Zawahiri sembra dimostrarlo». 
Starebbe così prendendo corpo una Al Qaeda dell'Africa occidentale, pronta a dispiegare le proprie forze. 
«Dopo essere sopravvissuto alla guerra civile algerina e alla repressione francese in Mali, ora Belmokhtar manda la sua brigata in Burkina Faso, oltre le sabbie del deserto», aggiunge Strazzari. «L'idea è di allargare il raggio di azione. In questo modo tra l'altro può essere colpito più difficilmente». Il perché è presto detto: «Se ti disperdi in un territorio più ampio, sei più difficile da identificare».
Ma la galassia jihadista dell'area è ancora più complessa.
LA GALASSIA JIHADISTA. Subito dopo l'attentato a Ouagadougou, infatti, Ansar Dine, altra formazione terroristica endogena del Mali settentrionale, ha rivendicato il rapimento di una coppia di medici volontari australiani.
Ansar Dine è stata creata da Iyad ag Ghali, vecchio leone della politica maliana. Ex diplomatico, si convertì al salafismo quando si trovava di istanza a Gedda, in Arabia Saudita, spiega sempre Strazzari.
La sua formazione, che ha legato il suo nome agli scontri del 2012 che hanno trasformato il Nord del Mali in una sorta di emirato, sebbene graviti nella galassia di Aqmi non si può al momento considerare integrata ai qaedisti.
A sua volta, dietro Ansar Dine c'è il Fronte di liberazione di Macina, un piccolo gruppo che fa capo alla parte islamizzata e militante del mondo Teul, una etnia di pastori e trafficanti della galassia qaedista.

Il ritorno in scena di Al Qaeda

(© Ansa)

L'ipotesi è che tutte queste formazioni stiano confluendo in una unica realtà, sotto la bandiera di Al Qaeda.
«A stupire», sottolinea Strazzari, è che «l'organizzazione era stata criticata per mancanza di strategia mediatica. Soprattutto se confrontata all'Isis. Invece sta tornando prepotentemente sulla scena».
Forse anche grazie al piccolo tesoro che in questi anni gli jhadisti sono riusciti a raccogliere grazie ai riscatti e al traffico di droga. Un capitale che l'intelligence Usa stima intorno ai 90 milioni di dollari.
Ora le due multinazionali del terrore possono «giocarsela, nella penisola arabica e nel Nord Africa».
L'ECCEZIONE DI BOKO HARAM. Fatta eccezione per Boko Haram e per le leve più giovani, attirati nell'orbita del Califfato, le altre realtà jihadiste, infatti, non hanno riconosciuto al Baghdadi. Nella cui lista dei most wanted, non a caso, figura proprio Belmokhtar che ha sempre osteggiato la confluenza delle sue brigate nello Stato Islamico.
Sempre ammesso che il vecchio combattente sia ancora vivo, visto che gli Usa lo avevano dichiarato morto il 14 giugno scorso nel corso di un raid statunitense ad Ajdābiya, in Libia. E proprio nella città della Cirenaica, Belmoktar probabilmente si trovava per incontrare il leader di Ansar al-Sharia, formazione responsabile dell'attacco al consolato Usa di Bengasi del 2012 dove rimase ucciso l'ambasciatore Christopher Stevens.
IL PANTANO LIBICO. Segno che anche in Libia l'Isis potrebbe trovare la resistenza delle cellule qaediste che daranno al Califfo filo da torcere. 
«Che Belmokhtar sia vivo o morto poco importa», sottolinea Strazzari, «resta il fatto che qualcuno agisce esattamente come agiva lui».
Tra l'altro in questi giorni ricorre il terzo anniversario dell'assalto terroristico al campo di gas naturale algerino di Ain Amenas, a meno di 100 chilometri dalla Libia, che portò Aqmi e Belmoktar alla ribalta internazionale.
Anche questo un segno?

 

Twitter: @franzic76

 

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