Camorra, Trentola Ducenta: il paese del blitz

Sequestri milionari e 28 arresti. Trentola torna sotto i riflettori. Con l'ombra di Cosentino. Chi è il sindaco latitante accusato di collusione con i casalesi.

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10 Dicembre 2015

Trentola Ducenta, in provincia di Caserta.

Trentola Ducenta, in provincia di Caserta.

A Trentola Ducenta c'è chi si è svegliato col sorriso. «È il nostro 25 aprile», dice qualcuno non trattenendo la gioia.
La notizia del blitz che ha portato a 28 ordinanze di misura cautelare, tra cui quella nei confronti del sindaco Michele Griffo accusato di concorso esterno al clan dei Casalesi e latitante, e il sequestro del mega centro commerciale Jambo dal valore di 60 milioni di euro (dove secondo l'accusa si tenevano i summit tra il boss allora latitante Michele Zagaria e i suoi) scivola di casa in casa e per le strade di questo paese del basso Casertano.
IL «CRATERE» DELLA CAMORRA. Non è un'oasi felice Trentola, centro di poco più di 18 mila anime che confina con Aversa, Villa Literno, Casapesenna, nomi noti alla cronaca di camorra. E che dista una manciata di chilometri dal «cratere» dei Casalesi - come lo definisce Gianni Solino di Libera Caserta - cioè il feudo del clan che da Casal di Principe tocca San Cipriano, e arriva a Castel Volturno.
Qui fino a pochi anni fa si sparava per strada, come dimostra la lapide in ricordo di Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi uccisi nel 2008 mentre stavano riparando il loro camion per aver denunciato una richiesta di pizzo.
IL COVO DI SETOLA. E sempre a Trentola, in un monolocale in via San Giuseppe Cottolengo, aveva scelto di trascorrere la sua latitanza Giuseppe Setola. Ma nel blitz del 2009 nel covo venne trovata solo sua moglie Stefania Martinelli. Lui era fuggito attraverso le fogne.
E a Trentola, secondo quanto raccontato dal pentito Dario De Simone, uno dei capi clan e uomo di Francesco Bidognetti, avvenivano gli incontri con Nicola Cosentino prima e dopo le elezioni del 1995.
«I nostri incontri, sempre casuali», ha raccontato il pentito, «sono avvenuti la domenica pomeriggio quando io mi recavo a Trentola Ducenta a casa di mio suocero mentre lui si recava dal padre della moglie; le due abitazioni erano confinanti, affacciavano infatti sullo stesso cortile. Nel corso degli incontri mi chiese l’appoggio alle Regionali; così mi impegnai, tramite i miei uomini sul territorio, a farlo eleggere nei comuni di mia competenza, cioè Aversa, Teverola, Trentola, San Marcellino e Gricignano. Nella sola Trentola ottenne 700 preferenze».
L'OMBRA DI COSENTINO. Il legame tra l'ex sottosegretario pidiellino, arrestato con l'accusa di collusione con il clan dei Casalesi, e Trentola è poi continuato negli anni: il 29 aprile 2015 Nick 'o mericano è stato raggiunto da una nuova ordinanza di arresto dopo il ritrovamento di mozzarelle, documenti e persino un i-Pod nella sua cella di Terni. Con lui sono finiti agli arresti anche una guarda carceraria e il cognato Giuseppe Esposito. Che, caso vuole, era stato eletto consigliere comunale con la lista civica Insieme per la città e nominato assessore proprio da Griffo.
E qui una parte del cerchio si chiude.

Quella casa famiglia nella villa sequestrata al pentito De Simone

Michele Griffo.

Michele Griffo.

L'altra parte del cerchio racconta invece di una brutta pagina di politica. Che ora, con la latitanza del sindaco al potere da 20 anni - e che in vista delle prossime elezioni aveva già presentato una propria lista - assume una luce diversa.
A Trentola, in una proprietà confiscata proprio al killer dei Casalesi De Simone, si trova la casa famiglia Società dei Felicioni della Comunità di Capodarco.
LE ACCUSE ALLA COMUNITÀ. Appena eletto, però, Griffo disdisse il comodato d'uso e usò parole pesanti. «La Capodarco non è nessuna associazione antimafia o anticamorra», sentenziò, «è un’associazione a delinquere, 'a cchiù delinquente d'Italia, che prende i soldi per ogni bambino che sta là dentro». E aggiunse: «Per quanto mi riguarda non avrà mai più questo tipo di cose, può venire anche il padreterno, né mi intimoriscono né penso di stare nel torto». 
Il Tar alla fine diede ragione alla Comunità, per la quale scesero in campo Libera e il Comitato don Diana.
«Arrivò a Trentola anche il capo della Dda De Rao», ricorda Solino, che aggiunge: «Alla fine il sindaco fece un passo indietro, forse per motivi di opportunità politica. Evidentemente si era reso conto di averla combinata grossa».
UNA LEZIONE DI DIGNITÀ. Ora alla casa famiglia si respira un'aria decisamente più serena. «Penso ai nostri ragazzi, ai nostri figli», dice a Lettera43.it Fortuna, «noi ne siamo usciti a testa alta, con dignità ed è importante come educatori».
Eppure rimbombano ancora nelle sue orecchie le parole di De Simone, che nel 2012 al Mattino si disse «contentissimo» di sapere che la sua ex  proprietà accogliesse ragazzi con problemi. «Il sindaco Griffo sbaglia, la comunità è utile», ribadì mostrando forse un po' troppo interesse per la faccenda. «Dinanzi a dei bambini che non hanno avuto la fortuna di nascere in una famiglia sana e al sicuro, è dovere del Comune badare a loro».
Parole e toni che ora sembrano tanto un messaggio lanciato al primo cittadino latitante.
UNA SUDDITANZA DURATA 20 ANNI. «È la sua giusta fine: essere un latitante», si sfoga un'abitante. «Prima latitava nelle istituzioni rappresentando un altro potere, ora latita proprio come un camorrista». «In paese da 20 anni c'era come una cappa, c'era sudditanza nei confronti del sindaco», gli fa eco un altro, «come se ci si chiudesse gli occhi davanti ai suoi metodi mafiosi».
Ma non è la prima volta che questo piccolo centro dell'agro aversano e il suo primo cittadino finiscono sotto i riflettori nazionali.
LA DONAZIONE ALLA SCUOLA DI NOVARA. Il 13 aprile 2014 Griffo decise di donare 11.500 euro al collega di Pisano Novarese, 800 abitanti sul lgo Maggiore, per il completamento dei lavori della scuola elementare e materna.
Il sindaco piemontese aveva risposto all'appello lanciato dell'allora neo-premier Renzi ai primi cittadini: «Segnalateci una scuola da ristrutturare per ogni Comune». Prima di Renzi, però, si mosse Griffo che in questo modo si conquistò un'ospitata anche a Uno Mattina.
«Ho letto l’articolo e ho deciso di dare una mano a quei bambini», spiegò. «Il Sud è sensibile e attento. È un atto di solidarietà tra Comuni e anche un segnale al governo. Così i bambini di Pisano sapranno che il Sud ha aiutato la loro scuola».
L'AUTO-SPOT: «SIAMO VIRTUOSI». Del resto, continuò Griffo, nel suo spot  «il nostro Comune è un bell’esempio di amministrazione virtuosa: è ben gestito, rispetta il patto di stabilità, riduce le spese. Abbiamo una differenziata al 75% e una delle Tares più basse d’Italia. Non riceviamo indennità di carica: vanno al sociale. A bilancio consuntivo avanzeremo circa 900 mila euro».
Tutto lodevole. Ma non si capisce allora perché Griffo aveva inviato una mail al premier chiedendo al governo 400 mila euiro per un progetto scolastico da portare a termine.
E non è finita qui. Lo scorso novembre, il sindaco è tornato a fare parlare di sé per aver difeso l'operato del preside di un istituto del paese che aveva rifiutato l'iscrizione di una 11enne malata di Aids, affidata - il mondo è piccolo - proprio dalla Comunità dei Felicioni. «È un professionista che ha sempre pensato al bene della scuola», commentò il sindaco definendo la scuola un «fiore all'occhiello di Trentola». Fortunatamente, professionista o meno, la piccola alla fine è stata iscritta. 

La fase 2 della lotta alla camorra

Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi.

Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi.

Il blitz del 10 dicembre con i suoi arresti e sequestri è sicuramente una buona notizia per la gente dell'agro aversano. Ma il lavoro ancora da fare è ancora lungo.
«Dopo la fase 1 della lotta alla camorra», spiega Solino di Libera, «bisogna passare alla fase 2». Tradotto: alla decapitazione dei clan a livello militare - che però ha trovato compimento nel «cratere»  e non nelle zone limitrofe più a nord come Marcianise e San Felice al Cancello dove ancora la mafia ha forza di fuoco - occorre estirpare i fiancheggiatori, combattere «la mala impresa che fa affari anche se cambia il padrone».
I DANNI DELLA MALA IMPRESA. I politici, infatti, «spesso sono il capro espiatorio. E ci si dimentica di come la cattiva impresa schiacci quella sana».
Non solo. Se i capi clan sono stati arrestati,  resistono sul territorio i nipoti, i figli, i cugini. «Che non è che fanno un lavoro diverso», aggiunge Solino.
Per il rappresentante di Libera eliminare «il serbatoio imprenditoriale» della camorra resta la priorità. «Se non si procede con il sequestro dei beni, con la denuncia dei legami imprenditoriali della camorra allora anche le grandi cose che sono state fatte finora rischiano di perdere valore, di essere inutili».
IL PESO DEL DENARO. Il perché è presto detto. «Anche se il clan è stato sgominato, se continuo ad avere soldi posso reclutare manovalanza anche all'esterno, da Napoli per esempio» è il ragionamento.
Insomma alla camorra bisogna fare terra bruciata intorno. In modo che perda realmente il potere.
Anche per questo, mette in guardia Solino, «nel pieno rispetto dell'operato della magistratura mi auguro che il mega centro commerciale Jambo sequestrato non finisca come molte altre attività simili: affidate a gestioni che poi ne hanno causato il fallimento».
Perché in quel centro - al cui interno si trovano un centinaio di negozi e un grande supermercato -  «lavorano migliaia di persone». Se chiudesse moltissime famiglie si troverebbero sul lastrico.
E la camorra ne trarrebbe vantaggio: «Vedete che fa lo Stato? Vi affama». L'anti-Stato criminale continuerebbe così a essere l'unica alternativa. A Trentola e non solo.


Twitter: @franzic76

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