Charlie Hebdo, imam Elzir: l'Islam non va offeso

Elzir, presidente dell'unione musulmani in Italia (Ucoii), condanna la strage. «Oltre la libertà di stampa però serve rispetto. Le caricature sono come insulti».

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07 Gennaio 2015

Un «attacco vile e criminale», ma «non è l'Islam a incitare all'odio e al terrorismo».
Izzedin Elzir, imam di Firenze e dal 2010 presidente dell'Ucoii, l'unione delle comunità islamiche italiane, la più diffusa organizzazione musulmana del nostro Paese, parla della strage di Parigi.
«ATTONITO E SGOMENTO». Si dice «attonito e sgomento» per quanto è accaduto nella mattina del 7 gennaio, quando tre uomini armati e incappucciati hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico francese, Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone, 10 giornalisti e due poliziotti.
Tuttavia, avverte a Lettera43.it, «non giustifico ciò che è accaduto, ma la satira non deve offendere nessuno».

 

  • L'imam Elzir con Matteo Renzi nel 2011. © Getty Images

 

DOMANDA. Elzir, l'identità degli attentatori non è ancora nota, ma alcuni elementi fanno pensare a un atto terroristico di matrice islamista.
RISPOSTA. Voglio esprimere totale sdegno e assoluta condanna per il vile attentato a Charlie Hebdo. E solidarietà alle famiglie delle vittime, alla Francia e a tutta la stampa. Si è trattato di un attacco vile. Di fronte a questi atti barbari dobbiamo lavorare di più sul dialogo, sul confronto, sul rispetto, perché crediamo che sia l'unica strada possibile per raggiungere una convivenza pacifica.
D. Nelle immagini riprese dalle telecamere si sentono gli attentatori gridare «Allahu Akbar». Una “rivendicazione politica”?
R. Ogni criminale cerca di usare qualcosa per supportare le sue tesi. Non dimentichiamo che i boss mafiosi sono stati trovati con le Bibbie accanto ai loro letti. Ma non per questo possiamo dire che la Bibbia, o il Corano o qualsiasi altro libro religioso incitano all'odio e al terrorismo. Dobbiamo prendere atto che ci sono degli estremisti che compiono atti di terrorismo e dobbiamo lavorare tutti insieme per sconfiggerli.
D. C'è chi chiede una presa di posizione più forte del mondo musulmano contro il fondamentalismo. Pensate a delle iniziative?
R.
Certamente bisogna condannare duramente questi atti. Quello che è accaduto è una barbarie. Ma chi chiede questo dica anche cosa bisogna fare. Perché noi lavoriamo da tanti anni per cercare di costruire il dialogo, sapendo che la strada è difficile, ma anche che è l'unica possibile. Capire l'altro, comprendere il diverso, cercare di essere equilibrati è l'unica arma che abbiamo.
D. Come si fa a dialogare con chi assalta una redazione di giornalisti inermi?
R.
Di fronte a un attacco così bisogna solo condannare, ora non è il momento di fare analisi. Ma dopo dovremo cercare di dare delle risposte, come uomini di fede e come politici, come forze dell'ordine. Tutta la società deve lavorare insieme per fermare il terrorismo.
D. In Iraq e in Siria sgozzano i giornalisti. In Francia viene attaccato un giornale di satira. Perché spaventa così tanto la libertà di informazione?
R.
La libertà in generale spaventa i terroristi, non va bene per loro. L'estremismo colpisce sempre la libertà, tutte le libertà. In questo caso quella di stampa, in altri le libertà religiose. Perciò dobbiamo lavorare insieme per creare spazi di libertà dove non ci sono. E dove ci sono di appoggiarli in maniera molto chiara.
D. Charlie Hebdo con la sua satira non ha mai risparmiato nessuno, dal papa a Maometto. Ma i suoi giornalisti erano stati minacciati solo per le vignette che riguardavano il Profeta. Crede siano all'origine di questo attentato?
R.
Non voglio dare nessuna giustificazione a quanto avvenuto, è stato un atto barbaro. Ma la libertà sappiamo che è anche responsabilità. La libertà non vuol dire offendere la fede religiosa, islamica o non islamica. La satira ben venga, ma l'importante è che lo faccia non offendendo nessuno. Ma, ripeto, non è il momento di parlare di questo argomento perché di fronte alla morte dobbiamo solo condannare il gesto.
D. Decine di giornalisti vengono uccisi solo perché fanno il loro lavoro. Non è il momento di parlare del rapporto tra mondo musulmano e libertà di informazione?
R. Noi siamo per la libertà di stampa, ma con rispetto. Quando vengono presi di mira il Profeta o il Corano per il mondo islamico non sono caricature, ma vengono vissute come offese. Però ripeto: questo è un discorso che dovremo fare, ma che non giustifica assolutamente quello che è accaduto oggi, che io condanno con tutta la mia forza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 08/gen/2015 | 09 :21

Fare un'azione terroristica in realtà è molto facile, ma l'Islam ha le sue colpe
Gli USA, grazie allo spropositato uso di psicofarmaci, sono la patria dei pazzi armati, che vanno dallo schizzoide all'estremista neonazista. Anche il norvegese Breivik ha dimostrato nel 2011 che ammazzare 77 persone è piuttosto semplice. E probabilmente questi tre terroristi hanno agito per conto loro. Ma resta il fatto che l'Islam qualche problema con la libertà ce l'ha e che l'unica democrazia funzionante di tutto il mondo medio-orientale e magrebino è Israele.

v15cu50 08/gen/2015 | 08 :10

PANDEMIA
Altro che Ebola, peste, aviaria e Aids...! Ne uccide piu' la religione che la spada.

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