Diga di Mosul, le conseguenze di un attacco dell'Isis

Il crollo della diga di Mosul farebbe 1,7 mln di morti. E sommergerebbe Baghdad. L'esperto: «Per il Califfo è un'arma di distruzione di massa. Facile da innescare».

di

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06 Marzo 2016

da Beirut

 

Alcuni soldati presidiano l'accesso alla diga di Mosul.

Alcuni soldati presidiano l'accesso alla diga di Mosul.

La diga di Mosul sarà il nuovo teatro di operazione per l’esercito italiano in Iraq: 450 militari del nostro Paese saranno impegnati a difendere i lavori, realizzati dall'azienda romagnola Trevi, per la messa in sicurezza dell’impianto.
Le truppe italiane saranno schierate in quello che, molto probabilmente, diventerà il fronte più strategico e caldo della guerra sul terreno contro l'Isis in Iraq.
TIKRIT SAREBBE CANCELLATA. «Quella diga rappresenta per l'Isis la migliore, e molto semplice da innescare, arma di distruzione di massa», dice Ahmed Zahtar, esperto militare di origine irachena. «Tutti parlano dei rischi di crollo spontaneo della barriera, non sento nessuno sottolineare che proprio la sua instabilità strutturale renderebbe estremamente facile a un manipolo di pazzi provocare il crollo. Viste le condizioni in cui si trova basterebbero poche piccole esplosioni per scatenare l’Apocalisse».
Gli scenari che sono tracciati nel caso del crollo della diga sono drammatici. Si prevede un numero di morti che va dai 500 mila al milione e 700 mila, Mosul e Tikrit sarebbero cancellate da onde alte fino a15 metri e anche Baghdad finirebbe sommersa. Gran parte dell’Iraq resterebbe senza energia elettrica. L’inondazione devasterebbe una delle aree agricole più fertili del pianeta.
UN'ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA. L'Isis militarmente arretra in Siria e anche in Iraq la situazione sul campo non sembra volgere a favore degli uomini del Califfo.
«Questo quadro di difficoltà militare», dice Zahtar, «spinge ad amplificare le preoccupazioni sul possibile uso della diga come arma. Abu Bakr al-Baghdadi sta metttendo in conto di perdere Raqqa, molti quadri della sua organizzazione sono stati mandati nella più tranquilla Libia e molti miliziani sono stati, invece, trasferiti in Iraq pronti a difendere Mosul. Il Califfo non vuole assolutamente perdere la città simbolo del suo regno del terrore, o almeno vuole che ciò accada con un suo vantaggio».
«UN DIVERSIVO FENOMENALE». I vantaggi di un disastro di enormi proporzioni per l'Isis sarebbero molteplici: «Prima di tutto tra le vittime dell’inondazione ci sarebbero le forze avversarie», spiega Zahtar. «Poi la necessità di soccorrere la popolazione creerebbe un fenomenale diversivo per gli uomini del Califfo, a quel punto già in ritirata».
Infine, «l’eco mediatica della tragedia darebbe un'enorme visibilità, molto utile per il futuro, al tragico canto del cigno del Califfato in Iraq».

 

Da Tabqa a Mosul: dighe al centro della strategia jihadista

La diga di Tabqa, aperta nel 1973.

La diga di Tabqa, aperta nel 1973.

Il controllo delle grandi dighe della Regione è sempre stato al centro delle strategie militari del Califfato.
Tra le prime conquiste, agli inizi del 2013, la vecchia diga siriana di Tabqa, che sbarra l’Eufrate appena uscito dalla Turchia. Tabqa è la più grande diga di terra del mondo ed è la principale fonte di acqua dolce ed energia per 5 milioni di persone, compresi gli abitanti di Aleppo.
PER L'ISIS È MERCE DI SCAMBIO. Anche quella di Mosul, per alcuni mesi nel 2014, rimase sotto il controllo dell’Isis, liberata poi dai peshmerga curdi dell’Ypg che tutt'ora la presidiano.
«Le usano come armi contro la popolazione, tagliando acqua ed energia. E come merce di scambio per rifornimenti o prigionieri negli assedi incrociati di Der er-Zor e Aleppo», spiega Zahtar.
Operativa dal 1984, la diga è stata costruita su un terreno di gesso e calcare che subisce una continua erosione a contatto con l’acqua, aprendo cavità nelle sue fondamenta.
CONTRATTO DA 273 MILIONI. Il contratto tra il governo iracheno e Trevi, firmato il 2 marzo, ammonta a 273 milioni di euro, che Baghdad ha ottenuto in prestito dalla Banca Mondiale.
I lavori, della durata di 18 mesi (ma non viene precisata la data di inizio), consisteranno nel consolidamento delle fondamenta con iniezioni di cemento e nella riparazione di una delle due 'saracinesche' di scarico che servono per regolare il livello dell'acqua nel bacino.
«Quando le truppe italiane arriveranno saranno responsabili per la sicurezza della diga, così non ci sarà nessuna controversia su chi è responsabile», ha detto Haider al-Abadi, del governo iracheno.
LE FAIDE NEL GOVERNO IRACHENO. L’esecutivo di Baghdad è però una realtà politica eterogenea, dove non mancano scontri e divergenze interne. A dicembre, il ministro delle Risorse idriche, Mohsin Shammari, aveva affermato che «l’Iraq non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora».
E all’invio dei militari italiani si era opposto nettamente il leader radicale sciita Moqtada Sadr, già protagonista negli anni scorsi dell’insurrezione armata contro le truppe Usa.
I 450 soldati italiani che difenderanno i lavori della Trevi si andranno ad aggiungere agli altri 880 già presenti, ufficialmente, per addestrare le forze curdo-irachene nella lotta all’Isis.

 

Twitter @MauroPompili

© RIPRODUZIONE RISERVATA

adl 07/mar/2016 | 13 :07

SPERANDO CHE NON ACCADA MAI.....................................
....perché se accadesse le firme SULL'APOCALISSE sarebbero molte:
TURCHIA/ARABIA/QATAR ed ancora USA ed UE.
"Anche quella di Mosul, per alcuni mesi nel 2014, rimase sotto il controllo dell’Isis, liberata poi dai peshmerga curdi dell’Ypg che tutt'ora la presidiano".......dice il giornalista, che dimentica di far notare che ERDOGAN sta bombardando l'YPG con i 3 mld. degli Ueiani complici !!!!!!!!!!
QUANDO I DIASASTER MEN/WOMEN UEIANI FARANNO ENTRARE LA TURCHIA IN UE I GIORNALI DELL'ESTABLISHMENT MEDIATICO PROERDOGAN NON RISCHIERANNO NESSUNA CHIUSURA PER MANO DEL CALIFFO !!!!!!!!

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