Egitto, tecnologia italiana in mano ai servizi deviati

L'azienda milanese Hacking Team ha fornito programmi di sorveglianza al Trd. Una misteriosa unità dei servizi del Cairo. Sospettata di essere coinvolta nella morte di Regeni.

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25 Febbraio 2016

da Bruxelles

 

Giulio Regeni.

(© Ansa) Giulio Regeni.

Il 25 febbraio, a un mese esatto dal rapimento del ricercatore italiano Giulio Regeni, ritrovato morto il 3 febbraio dopo essere stato torturato, a Bruxelles sono in pochi a interrogarsi sull'accaduto e soprattutto a chiedere conto dei rapporti politici ed economici tra gli Stati Ue e l'Egitto, partner che danni riceve dall'Unione europea miliardi di euro in sovvenzioni, prestiti e assistenza macrofinanziaria a sostegno del processo di democratizzazione.
UN BUDGET DA RECORD. A farlo è l'eurodeputata liberale olandese Marietje Schaake che, dopo la pubblicazione del rapporto della Ong britannica Privacy International, ha lanciato l'allarme su un particolare dipartimento dei servizi segreti egiziani e sui rapporti che questo ha con le aziende e i governi europei.
Il 24 febbraio l'organizzazione britannica ha infatti pubblicato un'indagine sul Trd (Technical research department), «una unità segreta che molto probabilmente sta all’interno del Gis (General Intelligence Service)», e che sembra non avere «alcuna base giuridica», si legge nel rapporto, «ma dispone del più grande budget per l'acquisto di tecnologie di sorveglianza di qualsiasi altro corpo del governo egiziano».
TOTALE SEGRETEZZA. Rispetto ad altri servizi di intelligence egiziani, il Trd si muoverebbe inoltre nella «totale segretezza, al punto che la sua esistenza non è mai stata dichiarata dal governo». Per questo «non è collegata a un ministero, ma rende conto del suo operato solo al presidente».
Per quanto sia risaputo che le agenzie di intelligence svolgono un ruolo centrale negli apparati di sicurezza dei governi, spiega il rapporto, «quando non sono controllate, il loro ruolo diventa  più vago, la loro capacità di svilupparsi cresce in maniera esponenziale e le loro finalità vanno ben oltre la tutela della sicurezza delle persone».

 

 

Schaake denuncia l'impunità delle agenzie di sicurezza egiziane

Abdel Fattah al Sisi e Matteo Renzi, leader di Egitto e Italia.

(© GettyImages) Abdel Fattah al Sisi e Matteo Renzi, leader di Egitto e Italia.

Insomma il rischio è che agiscano come schegge impazzite, spesso facendo proprio il contrario di quello che dovrebbero fare: assicurare la difesa dei cittadini.
Ed è quello che è successo in Egitto. «Stiamo scoprendo che ci sono alcuni elementi della rete dei servizi segreti che sono sfuggiti al controllo. In tutta la storia recente del governo autocratico e della rivoluzione, il Trd ha continuato ad agire nell'ombra senza sosta», è la denuncia.
IL LINK TRA LA MORTE DI REGENI E I SERVIZI. Per questo l'europarlamentare Schaake si è rivolta ai colleghi di Bruxelles per fermare insieme «la crescente impunità delle agenzie di sicurezza egiziane, come è stato dimostrato dai recenti ostacoli nelle indagini sulla scomparsa e l'omicidio dello studente italiano Giulio Regeni».
Tutti gli Stati membri Ue «devono sospendere le licenze di esportazione di attrezzature militari e di sorveglianza a tutti gli utenti finali in Egitto fino a quando un'indagine indipendente sul caso Regeni non sarà conclusa», è la richiesta dell'eurodeputata. «L'Ue perde la sua credibilità quando i diritti umani dei giornalisti, degli attivisti e degli altri cittadini rischiano di essere controllati dai servizi di sicurezza segreti che usano le tecnologie prodotte in Europa».
Consentire la vendita di sistemi di sorveglianza «verso Paesi in cui le agenzie di sicurezza agiscono impunemente non dovrebbe mai essere legale», ha ricordato l'europarlamentare liberale.
L'ALLERTA SICUREZZA DELLE ISTITUZIONI UE. E infatti già nel 2013 il Consiglio Ue aveva sospeso le licenze di esportazione verso l'Egitto di armi e materiali utilizzabili a fini di repressione interna. Non solo: a gennaio 2015 il Parlamento europeo aveva scritto una risoluzione chiedendo ai 28 Paesi Ue la messa al bando delle esportazioni di tecnologie di intrusione e sorveglianza nel Paese.
Eppure, nonostante il veto, c'è chi ha continuato a fare affari. Il rapporto britannico presenta le prove del fatto che le imprese europee hanno rifornito questa unità con sistemi di sorveglianza avanzati.
Il Trd ha praticamente sviluppato le proprie capacità grazie alle compagnie occidentali - tra cui la tedesca Nokia Siemens Networks (Nsn) e l'italiana Hacking Team - che hanno venduto loro tecnologie di sorveglianza sofisticate, nonostante l'Egitto sia stato, e in effetti sia ancora, in preda a violenti conflitti, è la denuncia dell'Ong.
Nel 2011 il Trd avrebbe infatti comprato un sistema per la gestione di intercettazioni e un centro di monitoraggio per telefoni mobili e fissi da Nokia Siemens Network oltre che malware per la sorveglianza mirata.

I contratti di Hacking Team col Trd: uno da 412 mila euro, l'altro da 680 mila

Hacking Team ha sede a Milano, in via della Moscova.

Hacking Team ha sede a Milano, in via della Moscova.

Ma è l'Italia che ha continuato a fare affari anche di recente, scrive Privacy International: nel 2015 «il Trd era uno dei principali clienti di Hacking Team».
L'azienda milanese che vende software di intrusione e sorveglianza mirata ai governi, vittima di un attacco informatico la scorsa estate, avrebbe concordato due contratti col Trd: uno dal valore di 412 mila euro attraverso un mediatore locale, Gnsegroup, che parte del conglomerato egiziano Mansour (la seconda famiglia più ricca del Paese). E uno da 680 mila euro, non ancora formalizzato e negoziato attraverso una società intermediaria di consulenza nota come A6.
«Di fatto dunque il nostro Paese è l’unico dell’Unione europea che, dalla presa del potere del generale al Sisi, ha inviato armi utilizzabili per la repressione interna all’Egitto», hanno denunciato con una risoluzione i deputati M5s delle Commissioni Esteri e Difesa.
«QUALI VALUTAZIONI HA FATTO ROMA?». Una rivelazione che «mostra ancora una volta la mancanza di responsabilità e di supervisione del mercato dei sistemi di sorveglianza», ha scritto la politica olandese sul suo sito intenet. «E a tal proposito le autorità di esportazione italiane hanno bisogno di stare più attente e organizzarsi meglio».
«Quale valutazione hanno fatto prima di approvare le licenze di Hacking Team a Paesi come l'Egitto?», ha chiesto la deputata europea, «sapevano in quali mani all'interno del governo egiziano sarebbero finiti quelle attrezzature? E se no, come possono valutare correttamente l'impatto sulla sicurezza e i diritti umani di una richiesta di licenza?»
Domande alle quali l'Italia non è ancora riuscita a dare una risposta, insieme a quelle legate alla misteriosa morte di Regeni.

 

Twitter @antodem

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