Fine vita, Englaro: «Quella di Eluana non è eutanasia»

Il 'Fine vita' approda in parlamento a marzo. Con il testamento biologico. Beppino Englaro a Lettera43: «Era ora. Ma non si faccia confusione».

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14 Gennaio 2016

Sono passati sette anni dalla morte di Eluana Englaro, 24 dall'incidente che l'avrebbe costretta a restare legata a una pompa per la nutrizione e l'idratazione. Contro la sua volontà. Per vederla rispettata, e lasciar andare la figlia, Beppino Englaro ha dovuto combattere una lunga battaglia giudiziaria cominciata nel 1999. Sono dovuti passare altri 17 anni perché il parlamento si decidesse a calendarizzare l'esame di una proposta di legge sul fine vita e il testamento biologico.
PROPOSTA DI INIZIATIVA POPOLARE. L'iter parlamentare comincerà a marzo, spinto dall'associazione Luca Coscioni e da 225 parlamentari. Nel testo si sancisce il diritto di un paziente maggiorenne a decidere per l'interruzione o rifiutare l'inizio di un trattamento sanitario, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale così come della terapia nutrizionale.
La chiamano eutanasia, ma Beppino Englaro non è d'accordo: «Non capisco perché si ostinino a definirla così, quando si tratta semplicemente di autodeterminazione riguardo alle cure», ha spiegato a Lettera43.it, «in questo modo fanno confusione e usano una terminologia che non ha niente a che vedere con la vicenda di Eluana».
E magari fare il gioco delle gerarchie ecclesiastiche e di quella parte di politica per cui il tema del fine vita è ancora un tabù: «Quando uscì la sentenza su Eluana, Bagnasco parlò di eutanasia», ricorda Englaro, «Quagliariello disse che mia figlia non era morta, ma era stata uccisa. È sbagliato che la parola eutanasia sia accostata alla sua storia».

 

  • Beppino Englaro (©ImagoEconomica).

 

DOMANDA. Non è una questione solo lessicale?
RISPOSTA.
Assolutamente no. Sono due cose diverse. Eutanasia attiva, eutanasia passiva, sono distinzioni sciocche. L'autodeterminazione nella vicenda di Eluana consisteva nel dire 'no grazie' alle cure, 'lasciatemi morire'. L'eutanasia dice 'uccidimi'.
D. E lei che ne pensa?
R.
Che è un problema che va affrontato, ma in Italia è ancora un reato. Il diritto di Eluana a dire no all'offerta terapeutica è stato sancito da dei giudici, le pare possibile che i giudici legittimino un reato?
D. No.
R.
Appunto. Basta leggersi la sentenza della Corte di Cassazione. La posizione di Eluana era costituzionalmente inattaccabile.
D. E anche la sua.
R.
Io mi sono solo fatto portavoce delle volontà di mia figlia. Si immagini che Eluana aveva 10 anni quando disse a me e a sua madre: «Cosa c'entrate voi con la mia vita?». Pensi a cosa avrebbe detto al medico o ai politici che non la volevano lasciar morire.
D. Un diritto che, al di là del nome datogli, potrebbe essere riconosciuto.
R.
Ci avevano già provato nella legislatura precedente, ma non sono riusciti ad arrivare a conclusione. È un tema che riguarda tutti, è il momento di andare incontro a quello che la gente chiede.
D. Finora però non l'avevano fatto.
R.
Ne facevano una questione di priorità. Beh, credo che quando un tema riguarda tutti dovrebbe essere prioritario.
D. E tutto è cominciato con Eluana.
R.
Non esisteva nemmeno quando io ho iniziato a parlarne, nel lontano gennaio del 1992. E la risposta è arrivata solo 15 anni e 9 mesi dopo con la sentenza del 16 ottobre 2007.
D. Ci vollero i giudici.
R.
Sì, perché il parlamento non fu in grado di dare una risposta. E sollevò pure il conflitto di attribuzione quando arrivò la sentenza.
D. Pensa che questa possa essere la volta buona?
R.
No, perché il tema è molto divisivo. Non sarà facile, ma sarebbe del tutto Costituzionale e in linea con i principi della Convenzione di Oviedo, che l'Italia ha sottoscritto nel 2001 ma per cui, 15 anni dopo, ancora mancano i decreti attuativi.
D. Intanto approda in parlamento ed è già un primo traguardo.
R.
Sono stati costretti dalla vicenda, dalla storia di Eluana. Lei non aveva voce, noi parlavamo secondo le sue volontà. Una legge ad hoc deve garantire al cittadino lo strumento del testamento biologico. Per questo bisogna dire grazie a Eluana.
D. Che invece ha dovuto attendere 17 anni.
R.
Mentre negli Stati Uniti c'era una legge al riguardo dal 1976, i medici hanno potuto disporre della salute e della vita di mia figlia e i giudici per anni le hanno negato un diritto. È stata una vittima sacrificale.
D. Ma voi non vi siete mai dati per vinti.
R.
Abbiamo portato alla luce del sole un diritto fondamentale. Per noi era la cosa più naturale del mondo, avremmo voluto dire basta da subito, ma quella di Eluana era una situazione che non si era mai verificata. Aveva visto quello che era successo al suo amico Alessandro, finito in stato vegetativo a seguito della rianimazione ad oltranza, e temeva di essere portata nella stessa condizione. Nella sua vicenda i medici chiarino immediatamente a noi genitori che le incognite alle quali si andava incontro erano a 360 gradi e lo sbocco che aveva avuto Alessandro non si poteva escludere. E lei avrebbe detto «no grazie».
D. Ma non poteva.
R.
No, ma noi davamo per scontato di poterle dar voce, così come ci aveva chiesto.
D. Però in pochi sembravano capirlo.
R. Ci siamo trovati di fronte a un'Italia che non era pronta. Eluana aveva le migliori cure possibili e nessuno avrebbe mai pensato che potesse rifiutarle. Oggi uno può scrivere ciò che vuole e che non vuole, e non lasciare ai genitori una condanna come quella che abbiamo vissuto noi.
D. E l'Italia di oggi pensa possa essere pronta?
R. Lo è. Quando la vicenda di Eluana era sui giornali, i sondaggi dicevano che il 70%-80% degli italiani era favorevole. Hanno capito che la nostra posizione non tocca niente e nessuno, e dà per scontato che chi prende decisioni diverse debba essere rispettato.
D. Se la legge andasse in porto lei farà testamento biologico?
R. Non ho bisogno della legge, l'ho già fatto perché è un mio diritto costituzionalmente riconosciuto. Tutti possono farlo anche oggi, con un avvocato. E ho anche scelto i delegati che portino al medico e ai magistrati le mie decisioni in modo che vengano applicate in tempi reali.
D. Può dirci chi sono i suoi delegati?
R. La curatrice speciale di Eluana, l'avvocato Franca Alessio di Lecco, che ha le stesse idee di Eluana e ha vissuto la battaglia con noi, e la sua socia l'avvocato Leila Creti. Voglio vedere quale medico e quale magistrato mi dice di no come dissero a Eluana.

 

Twitter @GabrieleLippi1

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