Grecia, la partita delle privatizzazioni

Quattordici aeroporti regionali ai tedeschi. Il porto di Pireo nel mirino dei cinesi. Le società ferroviarie in quello dei russi. Tsipras privatizza. Ma non nell'energia.

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25 Febbraio 2015

Dalle parti di Bruxelles si onorano i bandi di gara più dei debiti. E così nella lettera inviata all'Ue, Atene ha scritto che il governo greco «si impegna a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando», ma «rivedrà quelle non ancora lanciate puntando a migliorare i benefici a lungo termine per il governo». 
DAGLI AEROPORTI REGIONALI AL PIREO. Nei fatti significa che la vendita dei sei chilometri quadrati del vecchio aeroporto di Atene, le concessioni quarantennali per 14 aeroporti regionali, la privatizzazione del porto del Pireo e di Salonnico e delle società ferroviarie e la vendita del 66% della rete elettrica (su cui punta l'italiana Terna) che il governo appena insediato aveva stoppato possono proseguire.
SCONTRO NEL GOVERNO GRECO. Dai tedeschi della Fraport ai cinesi della Cosco, dalla Russia ad Abu Dhabi, gli investitori che hanno puntato sull'acquisto dei gioielli ellenici messi in vendita dai predecessori di Alexis Tsipras possono festeggiare.
Mentre nel governo greco è già scontro. Il ministro dell'Energia Panagiotis Lafanazis, infatti, resiste e ribadisce a mezzo stampa il suo 'no' alla privatizzazione delle società dell'energia, smentendo l'accordo con Bruxelles. 

L'Authority per le privatizzazioni: un piano da 22 miliardi di euro

L'area di sei chilometri quadrati del vecchio aeroporto di Atene venduta per circa 900 milioni di euro.

(© Gettyimages) L'area di sei chilometri quadrati del vecchio aeroporto di Atene venduta per circa 900 milioni di euro.

Il piano firmato con la Troika dai predecessori di Tsipras prevedeva privatizzazioni per 22 miliardi di euro. Ne sono entrati solo 8.
Per governare l'intero processo nel 2011 con la legge di emergenza per la strategia fiscale 2012-2015 è stato istituito il Fondo di sviluppo degli asset della Repubblica ellenica (Hradf), una vera e propria authority delle privatizzazioni che ha selezionato tra 3 mila beni i 1.000 più appetibili per gli investitori privati: centinaia di immobili e terreni lungo la costa, castelli e anche meravigliose terme naturali, 22 infrastrutture pubbliche (porti, autostrade, aeroporti) e 10 società che comprendono utility dell'acqua, fornitori e gestori di energia elettrica e anche il giacimento di gas naturale di Zalova. Nell'ultimo report di dicembre 2014, il Fondo contava 21 privatizzazioni completate, 15 in progress e 13 in preparazione e citava i progetti migliori andati in porto.
OTE A DEUTSCHE TELEKOM. Quali? Per esempio, la vendita a Deutsche Telekom per 392 milioni di euro del 10% della compagnia telefonica greca Ote, di cui già dal 2008 Dt deteneva il 40% del capitale. E l'acquisto per 400 milioni di euro del 66% di Desfa, proprietaria della rete ellenica di distribuzione del gas naturale, da parte della società azera Socar (su cui deve ancora arrivare il via libera dell'Ue).
Ma i progetti più ricchi (e contestati dal nuovo governo) sono la concessione per 40 anni dei 14 aeroporti regionali al consorzio greco-tedesco Fraport-Slentel e la vendita del sito del vecchio aereoporto internazionale di Atene, un'area di sei chilometri quadrati, la più grande zona urbana libera d'Europa, a una società ellenica in affari con partner cinesi e degli Emirati.  

 

Gli aeroporti ai tedeschi e la più grande area urbana libera a Cina e Emirati

Uno dei 14 aereoporti di cui sono state assegnate le concessioni.

(© Hardf) Uno dei 14 aereoporti di cui sono state assegnate le concessioni.

La tedesca Fraport, che a novembre 2014 si è aggiudicata le concessioni sugli aeroporti regionali greci in consorzio con la Sentel (una divisione del gruppo energetico greco Copelouzos, di proprietà di una delle famiglie più ricche di Grecia), è uno dei top player globali del settore aeroportuale.
Amministra l'aeroporto di Francoforte e altri cinque scali europei, tre asiatici – uno è quello internazionale di New Delhi -, uno in Africa e un altro in America Latina. E a settembre ha battuto l'italiana Save e si è aggiudicata anche la gestione dell'hub di Lubiana in Slovenia. Per gestire per 40 anni i 14 scali ellenici dovrebbe versare nelle casse di Atene 1,2 miliardi di euro sull'unghia e 23 milioni all'anno di pagamenti.
ARMATORI E SOCIETÀ STRANIERE. L'area del vecchio aeroporto di Atene ormai abbandonata è stata, invece, acquistata da una società di real estate greca, la Lamda Development, gruppo Latsis dal nome dell'omonima famiglia di armatori ellenici - gli stessi a cui Syriza vorrebbe far pagare il conto della crisi - che controlla una decina di società nei settori immobiliare, bancario, petrolifero e della marina, attraverso una finanziaria lussemburghese.
Tramite la Lamda, i Latsis hanno fatto da intermediario per due investitori stranieri, il gruppo di Abu Dhabi al Maabar e la società cinese Fosun, che già aveva fatto shopping del Club Meditérranée.
«VALUTAZIONI AL RIBASSO». Il governo Tsipras aveva annunciato di voler congelare sia le concessioni sugli aeroporti ai tedeschi sia la cessione dell'area urbana. Le gare sono state chiuse rispettivamente a novembre e a marzo 2014. Ma i pagamenti non sarebbero ancora stati corrisposti.
Intervistato il 26 gennaio dall'Agefi, l'agenzia elvetica di notizie finanziarie, il responsabile delle politiche internazionali di Syriza, Yorgos Tsipras, aveva spiegato che le valutazioni sui beni greci erano state fatte «al ribasso» e che il terreno del vecchio aeroporto di Atene sarebbe stato «utilizzato assicurando l'equilibrio tra spazi verdi, zone residenziali e lasciando una piccola parte al settore commerciale».
BANDI LANCIATI DA RISPETTARE. Negli stessi giorni Tsipras aveva annunciato anche lo stop alla concessione dei 14 aereoporti. Ma l'attuale accordo con l'Europa prevede il rispetto delle gare assegnate. E anche dei bandi di gara già lanciati, compreso quello sulla privatizzazione dell'Autorità portuale del Pireo e del 66% della rete elettrica.
Tuttavia il 25 febbraio il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha precisato che la legge consente al governo di cambiare i termini delle cessioni ancora in corso. 

 

Cinesi in pole per i porti, braccio di ferro sulla rete elettrica

Un'immagine dell'attività al porto del Pireo (gennaio 2015)

(© Gettyimages) Un'immagine dell'attività al porto del Pireo (gennaio 2015)

La vendita del porto del Pireo, il più grande del Paese, di quello di Salonicco, delle società ferroviarie Trainose e Rosco e del 66% della rete elettrica fanno parte delle operazioni in progress del Fondo Hardf
Nel portafoglio dell'authority per le privatizzazioni ci sono 12 porti. Ma il Pireo è il boccone più prelibato.
Nel 2008 il governo greco aveva già accordato la gestione delle due banchine principali del Pireo per 35 anni alla cinese Cosco, acronimo di China ocean shipping company, un colosso da quasi 200 navi container che opera in oltre 160 porti del mondo. Costo 500 milioni di euro e investimenti previsti per il riammodernamento superiori ai 3 miliardi.
E il 5 marzo 2014 quando l'Hardf ha lanciato la privatizzazione del 67% della Piraeus Port Authority, la società di gestione dell'intera infrastruttura, i cinesi si sono ripresentati alla porta.
SEI INVESTITORI IN LIZZA. A fine aprile nella shortlist della gara sono rimasti in sei: Apm terminals Bv, campione mondiale con base a Rotterdam e un giro di affari di 33 miliardi nel 2013, la International container terminal services delle Filippine, il fondo di private equity e venture capital Cartesian capital group, la Ports America Group Holdings, il più grande gestore portuale degli Stati Uniti, la Utilico emerging markets, società di investimento in infrastrutture britannica con base alle Bermuda e appunto la società di Stato della Repubblica Popolare cinese, dato tra tutti i commentatori come favorito per la compravendita.
Quando, appena eletto, il governo Tsipras ha dichiarato lo stop alla privatizzazione del Pireo, da Pechino si sono levate critiche e preoccupazioni. Per i cinesi il porto di Atene è il perfetto approdo delle rotte attraverso il canale di Suez e la porta di ingresso per il mercato turco e dei Balcani. E, come ha fatto notare l'Aspen Institute, fondazione liberale made in Italy, la sola presenza nel Pireo dei campioni della logistica cinesi ha moltiplicato il traffico del Pireo di otto volte dal 2009 e attirato nuovi operatori.
SYRIZA A FIANCO DEI PORTUALI. A luglio però il partito del premier ha appoggiato le proteste dei portuali che, spiega l'Aspen, «chiedevano il ripristino della contrattazione collettiva, il riconoscimento del loro particolare lavoro come pericoloso e insalubre, l’abolizione dei turni di 16 ore e il trasporto in ospedale delle vittime d’infortuni sul lavoro in ambulanza e non con vetture private come chiesto dalla Cosco (probabilmente per tenere bassa la percentuale ufficiale di infortuni all’interno della zona del porto da essa occupata)». E ha poi promesso lo stop alla privatizzazione. Ma con la lettera inviata a Bruxelles si è impegnato nella retromarcia. 
Le privatizzazioni dei porti proseguono, anche se i contenuti potrebbero ora essere rimodulati. Per quello di Salonicco sono in lizza otto investitori: gli olandesi della Apm terminals, il fondo di private equity tedesco Deutsche invest equity partners, la svizzera Duferco partecipations holdings, la Icts filippina, un consorzio tra la greca Terna e la Russian Railways, una delle più grandi società di trasporti del mondo di proprietà diretta del Cremlino, la turca Yilport holding, la P&O Steam navigation company di Dubai e la multinazionale giapponese Mitsui.
LE FERROVIE A CUI PUNTANO I RUSSI. Altra gara su cui Tsipras non potrà tornare indietro è quella per le società ferroviarie Rosco e Trainose: anche qui il bando di gara è già stato pubblicato. Nella shortlist per l'acquisizione di Rosco ci sono i russi di Rzd in consorzio con la greca Terna, la Siemens tedesca e la Alstom francese in consorzio con la danese Damco. Per la Trainose ancora Rzd-Terna, i francesi di Sncf e i romeni di Gfr. 
Lo scontro è aperto, invece, sulla privatizzazione del 66% della Admie, la società che gestisce la rete elettrica greca. Il bando è stato pubblicato e si è arrivati anche alla shortlist: in gara per l'acquisizione ci sarebbero l'italiana Terna, la cinese State grid corporation of China, la belga Elia e il fondo pensionistico del Canada Psp. Ma a 24 ore dagli impegni presi con l'Ue, il ministro Lafanazis ha dichiarato che «le società non hanno fatto offerte vincolanti», e quindi «la privatizzazione» non verrà completata. 

Il ministro dell'Energia vuole lo stop alla vendita della società del gas

Uno stabilimento della società elettrica Public Power Corporation (dal sito dell'auhority per le privatizzazioni).

(© Hardf) Uno stabilimento della società elettrica Public Power Corporation (dal sito dell'auhority per le privatizzazioni).

Il ministro dell'Energia vuole bloccare anche la privatizzazione della società di produzione elettrica, Public Power Company, la cessione della quota di minoranza della Hellenic petroleum, la più grande raffineria nazionale, e la vendita di quote della società del gas Depa.
Tutte inserite nel programma firmato con la Troika, a prescindere dalla strategicità o meno degli asset.
UTILITY IN VENDITA. Tra le privatizzazioni programmate dall'authority ci sarebbe anche la vendita della utility dei servizi idrici dell'Attica e della regione di Salonicco. E anche le concessioni da assegnare per lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale e per la gestione dell'autostrada Egnatia Odis, collegamento tra il porto di Igoumeniza e il confine greco turco e quindi parte dei grandi corridoi di traffico europei.
E infine quelle per il nuovo aeroporto internazionale di Atene, in scadenza nel 2026.
PROGETTI ANALIZZATI SEPARATAMENTE. Un banchetto che Tsipras vorrebbe servire con cautela. E rivedendo l'intera gestione del fondo Hardf.
«Ogni progetto sarà analizzato separatamente», è scritto nella lettera di impegni del governo greco. E a parole Varoufakis ha provato a essere ancora più duro: «Non intendiamo cedere l'argenteria di famiglia a prezzi vergognosamente bassi». 

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