Ildefonso Falcones: «Catalogna? Pericolo escalation»

La Generalitat vota per l'indipendenza. La Corte costituzionale dice no. Falcones: «Temo una spirale violenta. Referendum? Dovrebbero votare tutti gli spagnoli».

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02 Gennaio 2016

Due elezioni, una dichiarazione di indipendenza, tanto caos. Barcellona e Madrid si affrontano ad armi pari: con due parlamenti incapaci di esprimere un governo.
La Catalogna aspetta ancora il suo presidente dalle elezioni del 27 settembre, ma intanto ha già dato il suo personalissimo addio alla Corona di Spagna.
Perché un voto, alla Generalitat, c'è stato, il 9 novembre, e il fronte indipendentista ha dato il via al processo di 'disconnessione'. Un atto che non ha colto impreparata la Corte costituzionale spagnola, che il 2 dicembre ha dichiarato nullo quel voto.
Lo strappo si è definitivamente consumato. Difficile pensare che Cup e Junts Pel Sí possano tornare sui loro passi e arrendersi. «Hanno giocato tutta la loro carriera politica sull'indipendenza», spiega a Lettera43.it lo scrittore Ildefonso Falcones, catalano ma fermamente anti-indipendentista.
La sua posizione nei confronti della vicenda è critica, ma a differenza di altri non sottovaluta la portata delle istanze di chi vorrebbe lasciare la Spagna: «Ci sono partiti e organizzazioni che da anni annunciano la volontà più o meno esplicita di ottenere l'indipendenza», prosegue Falcones. «Sembra che questi avvisi non siano stati presi sul serio fino a questo fatidico primo passo che è la cosiddetta disconnessione».
E ora il pericolo è quello di cadere in una «spirale di violenza indesiderabile».

 

  • Il romanziere catalano Ildefonso Falcones.

 

DOMANDA. Cosa pensa della presa di posizione degli indipendentisti e della disconnessione?
RISPOSTA.
Quella che chiamano disconnessione non è altro che il risultato dell'approccio frivolo dei poteri dello Stato, i partiti politici, la società civile ed economica alle intenzioni dei separatisti catalani.
D. Il voto del parlamento è un passo determinante?
R.
Non è rappresentativo del sentimento della popolazione (bisogna ricordare che non c'è stato alcun referendum), ma è significativo perché rende manifesta la legittimità parlamentaria della maggioranza indipendentista, che è prevedibile continui per la sua strada.
D. I partiti indipendentisti non hanno ottenuto la maggioranza dei voti alle ultime elezioni, ma hanno la maggioranza in parlamento. E con questa possono ottenere l'indipendenza. Le sembra giusto?
R.
La maggioranza parlamentare si ottiene attraverso determinati meccanismi elettorali. Negarne la legittimità sarebbe come negare tutte le leggi che, in funzione di questi meccanismi, sono stata approvate durante l'autonomia catalana.
D. Quindi anche una secessione si può decidere con una maggioranza parlamentare?
R.
Il punto è proprio questo: bisogna decidere se una decisione tanto importante può essere presa con una maggioranza assoluta e non abbia invece bisogno di una maggioranza qualificata, come quella richiesta per modificare lo Statuto catalano o addirittura superiore. Ovviamente il tutto ammesso che si ritenga accettabile una secessione unilaterale con atto parlamentare.
D. Gli indipendentisti dicono di essere in maggioranza, e alla consultazione popolare del 2014 hanno ottenuto l'80% dei voti.
R.
Quel risultato non ha alcuna rappresentatività, quella consultazione merita di essere qualificata come una pagliacciata. Ciò che è strano è che non abbiano ottenuto il 99,9% come negli anni migliori della dittatura.
D. Quindi gli indipendentisti non sono così forti?
R.
No, attenzione. Non si può ignorare il fatto che - siano esse il 40% o l'80% - ci sono tante persone che invocano l'indipendenza e alle quali bisogna dare una risposta valida.
D. In un suo articolo per la Repubblica, lo scrittore Javier Cercas ha definito il voto favorevole alla disconnessione come «uno dei fatti più gravi della storia di Spagna», arrivando a definire golpisti gli indipendentisti e facendo un paragone con il colpo di Stato del 1981. Lei è d'accordo?
R.
Al momento non mi pare ci sia stato ricorso alla violenza, né l'esercito ha tentato di prendere in mano il potere come avvenuto nel 1981. Inoltre, al momento, i meccanismi giuridici dello Stato stanno funzionando, ed è tutto da vedere se questo golpe si produrrà o meno. No, il paragone non regge.
D. E gli indipendentisti sono paragonabili ai golpisti?
R.
Finora, in un modo o nell'altro, hanno sempre scelto la strada pacifica per reclamare ciò che considerano un loro diritto. Guai a sottovalutare la situazione, ma compararla a un colpo di Stato è fuori luogo.
D. Sempre Cercas sostiene che molti dei catalani che hanno votato indipendentista alle elezioni di settembre si sono già pentiti. Lei conosce qualche elettore indipendentista pentito?
R.
No, nessuno, e mi pare strano che si siano pentiti dal momento che sapevano bene che l'obiettivo principale di Cup e Junts Pel Sì era proprio l'indipendenza. Sta succedendo esattamente quello che i due partiti avevano annunciato come unico elemento di programma. Non ne avevano altri. Se davvero si sono pentiti significa che hanno votato in maniera frivola e insensata.
D. Il primo ministro Mariano Rajoy parla di sfida alla democrazia. Davvero è così? La democrazia è in pericolo per colpa degli indipendentisti catalani?
R.
Per il momento la democrazia sta usando le sue risorse e i suoi meccanismi di difesa. Confidiamo che questa situazione non arrivi alle sue massime conseguenze.
D. Ma non sarebbe democrazia anche un referendum che dia ai catalani la possibilità di autodeterminarsi come popolo e decidere se restare spagnoli o no?
R.
Il problema del referendum catalano consiste nel fatto che la sovranità della Catalogna, di Madrid o dell'Andalusia appartiene a tutto il popolo spagnolo. Da un punto di vista giuridico questo referendum dovrebbe tenersi a livello nazionale. Rispettare le leggi e la costituzione: questo sarebbe veramente democratico.
D. Non crede che anche Rajoy abbia commesso i suoi errori contribuendo a creare questa situazione?
R.
Non è stato Rajoy a crearla, né nessun altro all'infuori di chi pretende l'indipendenza. Detto questo, quando il problema era già sul tavolo, sono in tanti ad aver sbagliato. Rajoy compreso.
D. La Corte costituzionale ha annullato la dichiarazione di indipendenza. Ora cosa può succedere?
R.
Tutti gli atti umani hanno due fasi: la genesi dell'idea e l'esecuzione. Finora ci stiamo muovendo nel piano delle idee: leggi, accordi, sentenze.
D. Tutto molto poco concreto, insomma.
R.
Chi sarà incaricato di eseguire la sentenza della Corte costituzionale? Qualche ufficiale arresterà il presidente della Generalitat se non si adegua alla sentenza? Lo porteranno in carcere? Qualche altro ufficiale, o il popolo, si opporrà all'arresto?
D. Lo scenario non sembra dei più ottimisti.
R.
Nessuno ne parla, nessuno si sbilancia, ma ciò che può accadere lo sappiamo, l'abbiamo visto in altri processi. E questo significa solo una cosa: a meno che gli indipendentisti non cedano e rinuncino ai loro progetti, potremmo entrare in una indesiderabile spirale di violenza.
D. Tutto questo è complicato ulteriormente dalla difficoltà nel formare un nuovo governo. La Cup, per ora, non ha ancora accordato la fiducia a Mas. Crede che sia possibile tornare al voto?
R.
Potrebbe anche succedere, ma penso che gli indipendentisti arriveranno a un accordo in extremis per impedire nuove elezioni che quasi sicuramente pregiudicherebbero i loro interessi.
D. E intanto la Uefa multa il Barcellona per le esteladas esibite dai suoi tifosi nella finale di Champions League di Berlino e al Camp Nou.
R.
I club e le associazioni - e la Uefa non è altro che un'associazione - hanno le loro norme precise. E devono essere rispettate dagli affiliati.
D. Ma non le sembra una limitazione della libertà?
R.
Separare la politica dallo sport? Non credo. Anzi, potrebbe anche essere giusto nei confronti di chi desidera partecipare a un evento sportivo senza sentirsi strumentalizzato politicamente. Esistono luoghi per la lotta politica che non sono gli stadi. Anche la carta Olimpica impedisce qualsiasi forma di propaganda politica, religiosa e razziale durante lo svolgimento delle gare.
D. Pensa che sia ancora possibile un accordo tra Catalogna e Spagna?
R.
Ho fiducia, ma mi sembra molto difficile, per non dire impossibile, che avvenga con gli attuali rappresentanti catalani, che sull'indipendenza hanno puntato la loro carriera politica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 02/gen/2016 | 13 :47

Il diritto alla autodeterminazione dei popoli è sancito dall'ONU con il consenso di tutti gli Stati membri, quindi anche la Spagna. La partita per me sta così: i cittadini della Catalogna sono Popolo riconosciuto, hanno quindi il diritto di aspirare all'indipendenza e la hanno chiesta in modo formale. La risposte sono due: il nuovo Parlamento spagnolo (sarà interessante sapere cosa risponderà Podemos e gli altri nuovi entrati) e poi la EU. Se gli indipendentisti si riconoscono in Europa hanno molte possibilità di di raggiungere i loro obbiettivi, se no, no! Già ora sono fuori dalla fase di "Diritto" e sono entrati in quella di "Forza" ed a questo proposito in altri tempi la mano sarebbe già corsa alla spada. Ci sono molti tipi di indipendenza come di sovranità.

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