«La Turchia fornisce armi ad al Qaeda»

Un'inchiesta militare svela che i servizi turchi trasportano missili e munizioni oltre la frontiera siriana. Il governo impone la censura. Ma i documenti finiscono in Rete. 

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16 Gennaio 2015

Esercito contro servizi segreti, fughe di notizie e documenti militari riservati fatti sparire.
L'ultimo scandalo scoppiato in casa del presidente turco Recep Tayyp Erdogan dovrebbe porre molti interrogativi ai Paesi Ue sulla condotta che Ankara sta tenendo nella guerra al terrorismo in Siria.
Mentre l'Italia litiga sul presunto riscatto pagato per liberare le due cooperanti Vanessa Marzullo e Greta Ramelli basandosi su informazioni rilanciate da esponenti del Califfato, un'inchiesta dell'esercito turco dimostrerebbe che «i servizi di Ankara hanno fornito armi ai combattenti di al Qaeda in Siria».
LE CARTE CENSURATE. I documenti firmati dal comando generale della gendarmeria turca sono stati intercettati da un gruppo di hacker, pubblicati in Rete il 13 gennaio e rapidamente rimossi.
Il governo ne ha bloccato la diffusione. E ha minacciato di bloccare anche Facebook e Twitter se non avessero oscurato le informazioni sull'inchiesta. Ma il loro contenuto è stato sintetizzato su al Monitor, una delle più autorevoli testate online sul Medio Oriente. Secondo quanto scritto dal reporter Fehim Tastekin, le carte proverebbero che il Mit, il servizio segreto turco, ha organizzato numerosi viaggi in camion per trasportare missili, mortai e munizioni anti aeree oltre il confine siriano. 

 

  • Una delle pagine dell'inchiesta sul traffico di armi apparsa sul web e poi rimossa.

«Container carichi di missili, razzi e munizioni anti aeree»

Mezzi corazzati della Turchia al confine con la Siria.

(© Ansa) Mezzi corazzati della Turchia al confine con la Siria.

L'inchiesta sui viaggi dei camion del Mit era stata avviata nel gennaio del 2014. L'esecutivo di Erdogan ha sostenuto in questi mesi che gli agenti portassero aiuti ai turchi in Siria. E contestato l'intero impianto dell'indagine ordinata dal procuratore Aziz Takci.
I documenti pubblicati dimostrano, invece, che l'indagine s'aveva da fare. E che i servizi segreti hanno cercato di bloccarla fino all'ultimo, provando a ostacolare le perquisizioni fino ad arrivare allo scontro fisico con i militari.
IL BLITZ SUI CAMION. Il 19 gennaio 2014, spiegano le carte pubblicate dagli hacker e riassunte da Tastekin, la gendarmeria della provincia di Adana avrebbe ricevuto la notizia di un carico sospetto sui camion del Mit e inviato sul posto un gruppo di militari con un mandato di perquisizione.
I militari volevano scortare i tre camion verso il vicino commando di Seyhan. Ma alcuni agenti del Mit che li seguivano su un'Audi hanno bloccato la strada. Quando i militari hanno sequestrato le chiavi dei veicoli, gli 007 hanno iniziato a suggerire ai conducenti di dire che c'era un guasto. E secondo al Monitor hanno anche commesso violenza fisica contro i soldati.
Quando gli 'ispettori' hanno aperto i portelloni dei camion hanno trovato alcuni container contenenti 45-55 missili o razzi, 30-40 casse con scritte in caratteri cirillici piene di munizioni e 5-6 sacchi con proiettli anti aerei.
L'INTERVENTO DEL GOVERNATORE. A quel punto, sempre secondo la ricostruzione di al Monitor, il governatore di Adana, Huseyin Avni Cos, sarebbe arrivato sul posto, avrebbe dichiarato che gli agenti erano in missione per conto del primo ministro e mostrato come garanzia una lettera firmata dal direttore regionale del Mit e controfirmata da lui stesso per far proseguire i camion.
Secondo le testimonianze di uno dei conducenti, il carico sarebbe stato preso all'aereoporto Esenbonga di Ankara ed era destinato a arrivare Reyhanli, alla frontiera con la Siria. A quel punto i conducenti sarebbero stati sistemati in hotel. E il camion avrebbe superato il confine.
LE PRESSIONI DEL GOVERNO. Il guidatore ha raccontato di aver fatto numerosi viaggi sempre sotto il controllo del Mit. Ma ha spiegato anche che quella era la prima volta che passavano dall'aeroporto e che assistevano alle operazioni di carico.
Le indagini sono proseguite, ma a luglio il procuratore militare turco ha avocato la competenza sul caso ai tribunali ordinari e lo ha affidato alla corte militare. La decisione secondo al Monitor sarebbe stata presa sotto le pressioni del governo. Ma la vicenda non si è affatto chiusa.

Magistrati e militari sotto indagine e black out sul caso

Recep Tayyip Erdogan.

(© GettyImages) Recep Tayyip Erdogan.

Giovedì 15 gennaio i cinque magistrati che hanno avviato l'indagine - Süleyman Bağrıyanık, Ahmet Karaca, Aziz Takcı, Özcan Şişman e Yaşar Kavalcıklıoğlu - sono stati messi sotto inchiesta. Non è chiaro se verranno rimossi dal loro ruolo.
I 13 militari che nel gennaio del 2014 hanno eseguito il blitz contro gli 007 sono stati accusati di controspionaggio: rischiano 20 anni di prigione. E intanto la corte di Adana ha proibito la diffusione di ogni informazione sulla vicenda.
LOTTA POLITICA INTERNA. I critici sostengono che le indagini e le fughe di notizie sarebbero stata pianificate da componenti dell'esercito appartenenti al Movimento di Fethullah Gülen, nemico politico di Erdogan.
Potrebbero essere dunque il frutto di una lotta politica all'interno del Paese. Ma, in ogni caso, quei documenti raccontano di un traffico di armi in uscita dal Paese su cui gli alleati europei dovrebbero chiedere chiarezza. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

adl 17/gen/2015 | 11 :32

.........IMMAGINO CHE IN PRIMA FILA A PARIGI.....................
OLTRE AI COCCODRILLI, GLI STRUZZI, GLI ASINI, I MAIALI, ED I QUAQUARAQUA' C'ERA PURE IL PREMIER DEL PAESE PROSSIMO CANDIDATO AD ENTRARE NELLA UE !!!!!!!!
I POLITICAMENTE CORROTTI, QUANDO PROPORRANNO L'INGRESSO DELLO STATO ISLAMICO NELLA UE ?????
ALMENO, SE NON ALTRO DIVIDIAMO CON LORO L'ONERE DEL MANTENIMENTO DI CAXXONI E JUNKAXXONI.

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