Mantovani: «Mi chiederete scusa, scommettiamo?»

ESCLUSIVO. Dopo 42 giorni di carcere, per la prima volta parla Mario Mantovani: «Tornerò. Le accuse di corruzione? Costruite su odio e invidia di nemici politici».

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30 Novembre 2015

Mario Mantovani, ex vice presidente di Regione Lombardia, ex senatore di Forza Italia, l'uomo che guidò la macchina elettorale di Silvio Berlusconi nelle elezioni del 2006, concede a Lettera43.it la prima intervista dopo essere uscito dal carcere di San Vittore: «Una tortura inutile», spiega dai domiciliari.
«SONO L'UOMO DI PRIMA». «Dopo 42 giorni sono l’uomo di prima. La stessa persona che all’alba di un mattino di ottobre, senza un avviso di garanzia e senza mai essere stato sentito da un magistrato, venne prelevato dalla propria casa, tra lo sgomento e il pianto dei propri familiari, per essere incarcerato».
Sono passati quasi due mesi da quel 13 ottobre.
«IN CARCERE DA POLITICO». Nel mezzo ci sono stati gli interrogatori per accuse pesanti come corruzione, turbativa d’asta e concussione, le polemiche sui giornali, ma pure la solidarietà in galera e fuori.
«In carcere mi sono comportato da politico: anche qui ho cercato di dare risposte».   


  • Mario Mantovani. © Imagoeconomica


DOMANDA. Di risposte avrà dovute darne anche al pubblico ministero Giovanni Polizzi...
RISPOSTA. Oso sperare che si riesca ad archiviare il caso già in udienza preliminare.
D. Forse però potrebbe arrivare il processo.
R. Sarebbe un'altra sconfitta per la giustizia. Più leggo le carte e più mi rendo conto che non vi è traccia di concussione, né di corruzione, né tantomeno di turbativa d’asta.
D. Eppure l’accusa parla di corruzione, di lavori fatti per la collettività e contestati invece come vantaggi personali.
R. Chi mi conosce lo sa bene: sono atteggiamenti che non fanno parte della mia storia, né della mia cultura. E soprattutto non corrispondono alla realtà. Basta dare uno sguardo al blog mantovanionesto.it per vedere smontati uno per uno gli argomenti dell'accusa in modo preciso e circostanziato.
D. Proprio non si pente di nulla?
R. Nella vita privata, e anche in quella pubblica, ho sempre cercato di applicare i sani principi di moralità, rispetto delle leggi e dei codici, di trasparenza e legalità. Chi mi conosce lo sa bene. Pertanto sono accuse che cadranno una dopo l’altra inesorabilmente. Accuse mirabolanti alle quali, d’altro canto, in pochi sono stati disposti a credere fin dall’inizio.
D. È rimasto dentro 41 giorni e 18 ore.
R. Una inutile tortura di 42 giorni, che in una società che si possa definire legittimamente civile dovrebbe essere considerata inaccettabile.
D. Anche se sono misure che possono usare i magistrati per provare la veridicità delle accuse.
R. Il mio caso dovrebbe far riflettere. Non solo perché potrei essere innocente, e lo sono, ma anche perché le intercettazioni, le informazioni e le segnalazioni dei delatori e dei nemici possono essere state interpretate in modo non corrispondente alla realtà.
D. Ovvero?
R. Respingo con forza ogni accusa costruita sulla delazione e sull’odio di nemici politici.
D. Nemici?
R. Persone inconsistenti sul piano etico e civile, mossi da invidia e malanimo.
D. Lei è un uomo di potere.
R. Il potere non è un’espressione che mi si addice. Sono sempre stato eletto nelle istituzioni con ampio consenso  
D. Sicuro di non aver commesso errori in passato?
R. Alle ultime elezioni regionali sono stato il primo degli eletti tra tutti i candidati di tutti i partiti. Sono esiti che non si raggiungono col mero esercizio del potere, ma ascoltando le istanze della gente comune, trasferendole nelle istituzioni che, a mio avviso, hanno l’obbligo di rispondere e, ove possibile, trovare soluzioni adeguate e legittime.
D. A San Vittore ha conosciuto qualcuno? Si dice che in molti si siano rivolti a lei in cerca di aiuto.
R. Credo che la voce sia girata, sì. Mi sono comportato in carcere nel modo con cui da sempre faccio politica: è nella mia natura ascoltare, cercare di dare risposte concrete a chi si rivolge a me con fiducia, è sempre stata la cifra distintiva che ha accompagnato la mia vita.
D. Cosa ha visto? Ce lo racconta?
R. Come può immaginare, in quel luogo di dolore e sgomento che è il carcere, sono vive le attese, i dolori, le speranze e quei sentimenti che hanno favorito l’umanità che di fronte al bisogno fa proprie le situazioni difficili.
D. Ha aiutato qualcuno?
R. È stato naturale mettermi a disposizione di tutti: dal giovane che non sa tradurre le carte di giustizia che lo riguardano, al padre che pensa ai suoi tre figli a casa con la moglie che non lavora e che deve pagare l’affitto, al detenuto che non ha famiglia, avvocato e neppure soldi.
D. Il pm Polizzi però si è lamentato del fatto che troppi politici siano venuti a trovarla...
R. I politici non si sono nascosti e non si sono vergognati di me.
D. Il magistrato parla di «pletora» nella modifica di custodia cautelare.
R. Ho ricevuto molte visite che rappresentano un atto di grande umanità, ma anche un gesto di stima nei miei confronti e di rispetto della democrazia.
D. Chi è venuto?
R. I rappresentanti del popolo di ogni colore politico. E questo la dice lunga sul fatto di chiamar loro «pletora» come è stato fatto, con evidente sdegno, dal magistrato.
D. Cosa resta di questa esperienza?
R. Tanta amarezza, incredulità, volontà di riscossa. Amarezza per il metodo utilizzato dalla giustizia per sottopormi a una verifica di accuse che io reputo infondate.
D. Perché incredulità?
R. Perché una società che si autodefinisce civile non può permettersi di limitare la libertà personale e gettare discredito e disonore verso una persona innocente, su una famiglia nel cui ambito si respira rispetto, condivisione e amore vero e infine su una comunità che vede i propri rappresentanti democraticamente eletti messi mediaticamente alla gogna senza un processo.
D. È arrabbiato? Tornerà a fare politica?
R. Ho dentro di me la volontà di riscossa che sta nel cuore di ciascuno di noi quando si vedono violati i più elementari diritti di libertà, umanità e civiltà.
D. Cosa le è mancato di più in questo mese?
R. La libertà. Il dono più prezioso di cui un uomo possa disporre, comunque compensata dall’affetto e dal coraggio di mia moglie e dei miei figli, dalle visite giornaliere dei tanti colleghi che con me condividono la buona politica e dalle migliaia di messaggi di stima, fiducia e comprensione di amici, collaboratori, sostenitori e semplici elettori, spesso sconosciuti.
D. L'hanno aiutata?
R. Hanno occupato gran parte delle mie giornate tenendo viva in me la speranza di poter proseguire la buona battaglia per una società giusta, onesta e civile. Scommettiamo che molto presto in tanti dovranno chiedermi scusa? 

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