Mediaset-Vivendi, Berlusconi ha deciso di vendere

Principio di accordo tra Mediaset e Vivendi. Pronta a entrare nell'azienda di B. Intensificati i contatti con Bolloré. L'obiettivo? Creare una pay tivù europea.

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09 Marzo 2016

Vincent Bolloré.

(© Ansa) Vincent Bolloré.

Da via Paleocapa trapela la notizia che il dossier sarebbe nelle mani di Pasquale Cannatelli, amministratore delegato di Fininvest, Giancarlo Foscale, cugino di Silvio Berlusconi, e Salvatore Sciscia: i plenipotenziari del Cav sulle faccende societarie e fiscali.
Quelli storicamente deputati a mettere nero su bianco gli input e le strategie dell’azionista.
E tanto basta alla city milanese per dire che c’è un accordo di fondo per le nozze del secolo nel mondo dei media: quelle tra Vivendi e Mediaset.
UN OCCHIO DI RIGUARDO DA RENZI. Matteo Renzi, attraverso l’ufficio stampa di Palazzo Chigi, ha fatto sapere di «non aver mai detto di essere felice per una fusione Orange–Telecom».
Ma ben presto potrebbe doversi esprimere su un affare non meno impegnativo per i destini italiani delle comunicazioni.
E, si sa, il premier - a differenza di buona parte del suo partito - ha sempre visto Mediaset come un’azienda strategica del Paese da difendere alla stregua di Eni o Finmeccanica.
Tanto che c’è chi ha visto nelle prime scelte del neo direttore generale della Rai, Antonio Campo dell’Orto, la volontà di deporre le armi con Cologno Monzese, infastidita dalla concorrenza portata avanti negli ultimi anni da Sipra a colpi di sconti sugli spazi pubblicitari.
DA MEDIOBANCA ALL’ETERE. Nelle ultime ore sarebbero aumentati i contatti tra Vincent Bolloré e i Berlusconi (fu proprio il francese con Cesare Geronzi a facilitare l'ingresso di Fininvest in Mediobanca) per un’operazione che potrebbe modificare di gran lunga gli equilibri del capitalismo italiano: l’unione dei gruppi media per creare una pay tivù europea, in grado di fare concorrenza a Sky.
Per un progetto simile c’è bisogno di un forte produttore di contenuti (e Vivendi ha nel suo capitale nomi come Canal+, Universal e Sony), un fornitore dell’infrastruttura e un soggetto munifico per comprare diritti televisivi di partite e serial, ormai diventati insostenibili per network che abbiano un perimetro soltanto nazionale.
Ed è in quest’ottica che si stanno muovendo italiani e francesi.
NON SOLO PREMIUM. In passato si è parlato di un interesse di Vivendi per Mediaset Premium.
Ma adesso si starebbe lavorando a un progetto più ampio: Mediaset entrerebbe in una piattaforma europea per la diffusione di contenuti, che avrebbe come primi capofila proprio Premium in Italia e Canal+ in Francia.
Soprattutto i transalpini farebbero il loro ingresso dalla porta principale: direttamente in Mediaset.

Eredi litigiosi e spettro Ruby Ter: Berlusconi ora è pronto a vendere

Silvio Berlusconi.

(© Ansa) Silvio Berlusconi.

Berlusconi in passato era contrario a vendere, ma negli ultimi mesi avrebbe cambiato idea per una serie di ragioni: gli eredi sono sempre più litigiosi, gli investimenti nella pay tivù porteranno un pareggio soltanto l’anno prossimo, il processo Ruby Ter potrebbe essere devastante.
Ma, nel contempo, sa che liberarsi di Premium (che tra l’altro non riesce a superare i 2 milioni di abbonati nonostante la Champions) tenendosi soltanto le televisioni in chiaro segnerebbe la fine del suo impero.
PAROLA D’ORDINE: DILUIRSI. Da qui la decisione di seguire il progetto portato avanti dagli Agnelli e di diluirsi in una realtà più grande.
E viste le dimensioni dei due protagonisti (Vivendi ha una capitalizzazione di 26 miliardi di euro, Mediaset di 4) non è peregrino parlare di un’acquisizione francese, con il Cav che dovrebbe trasformare Fininvest in una scatola di partecipazione più di quanto è ora.
Il condizionale sul futuro assetto azionario è d’obbligo, perché da tempo Bolloré vorrebbe come partner in questa operazione Telefonica (attore forte nella pay tivù in Spagna) per la parte infrastrutturale e la BeinSport di Al Walid per quanto concerne il campo dei diritti.
Allo stesso modo i tempi, nonostante l’accelerazione tra Milano e Parigi, potrebbero essere più lunghi di quanto scommette il mercato (il titolo Mediaset ha chiuso in crescita del 6%), non fosse altro per il via libera degli Antitrust, europeo a nazionali.
Di conseguenza, il primo passo verso le nozze potrebbe riguardare un accordo sui ripetitori tra Inwitt e Ei Towers.
IL NODO TELECOM. Se è probabile un ingresso nell’azionariato di Mediaset scadenzato nel tempo, prima Vivendi deve chiudere non pochi dossier che riguardano la controllata Telecom.
È chiaro che il governo non vedrebbe di buon grado un controllo francese sia nel primo attore telefonico sia nel principale colosso televisivo. In quest’ottica l’uscita di Renzi su Orange potrebbe essere letta come la richiesta a Vivendi di cedere l’ex monopolista a un soggetto industriale forte e non finanziario.
Ma prima ancora c’è da chiarire il ruolo di Telecom nello sviluppo della rete. A differenza di quanto pensano a Palazzo Chigi, la controllata del Tesoro Cassa depositi e prestiti ha aperto le porte di Metroweb – destinata a cablare le grandi città – all’azienda di via Negri. Che però per Renzi non deve avere la maggioranza della società fondata da Scaglia e Micheli.
Bolloré deve essere della partita. Per veicolare la sua paytv ha bisogno di una rete a banda ultra larga che manca al Paese.
E in quest’ottica potrebbe anche mostrarsi più aperto dei suoi predecessori alle richieste della politica.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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Canoi 10/mar/2016 | 10 :47

Il Milan, Mediaset, PDL tutto l'effimero costruito da Berlusconi si sfarina. Mi vien da nobilitare: ..., andava combattendo ed era morto!

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