Michela Marzano: «Il Pd ha umiliato i gay»

La deputata dem a Lettera43.it: «Per il ddl Cirinnà sono incapaci di adottare, di essere fedeli. Il M5s? Ha capito come funziona la politica...».

di Alessandro Trevisani

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26 Febbraio 2016

Michela Marzano, deputata dem e docente di Filosofia all'Université Descartes a Parigi, l’aveva detto: non appena il Cirinnà, mutilato di stepchild e obbligo alla fedeltà, passerà anche alla Camera (dove dovrebbe arrivare nel giro di un mese), lei uscirà dalle fila del Pd ed entrerà nel Gruppo Misto.
«Dite che lascio il Pd? È il Pd che ha lasciato l’idea di uguaglianza, umiliando gli omosessuali», dichiara dopo il via libera del Senato al testo.
È accanto a un’altra “transfuga” del Pd - la senigalliese Beatrice Brignone, passata con Pippo Civati lo scorso giugno - che Marzano presenta il suo libro, Papà, mamma e gender (Utet), davanti a circa 400 persone.
Ennesima tappa di un pellegrinaggio laico che in realtà è un continuo rispondere, spiegare, “argomentare”.
«RENZI HA FATTO LA STORIA... DEL MEDIOEVO». Parola, quest’ultima, che torna più volte nella serata. Alle carenze dell’argomentazione politica Marzano imputa la sconfitta del movimento Lgbt, che dal suo punto di vista è la sconfitta del Paese.
«Renzi dice che ha fatto la storia? Sì, è vero, ha fatto la storia del Medioevo». E ne ha pure per il Papa: «Ha parlato di frustrazione insita nella ‘teoria del gender’. Ma non è il suo campo, e i suoi consiglieri l’hanno traviato, ne sono sicura. A me hanno insegnato a parlare di cose di cui sono competente».

 

  • Michela Marzano.

 

DOMANDA. Il ddl Cirinnà, così come lo state votando, non è comunque un passo avanti?
RISPOSTA. No. È una legge che umilia le persone omosessuali. Le stiamo considerando incapaci di adottare, di essere fedeli. Di essere serie.
D. Secondo lei, cosa manca all’Italia per avere una legge completa e rispettosa dei diritti di tutti?
R.
Mancano i mezzi culturali e il coraggio politico di contraddire il mondo così come va. Manca un’idea di Paese da perseguire a prescindere dalla perdita del consenso.
D. Che si può fare, allora?
R.
Informarsi, leggere. Smetterla di vedersi in tre o in quattro a cantarsela e suonarsela. Leggere, da soli, e poi trasmettere. Io ono stanchissima, ma racconto e trasmetto.
D. Che racconto è stato quello della legge Cirinnà?
R.
Confuso. La stepchild andava spiegata in italiano. Bastava dire che si andava a colmare una disuguaglianza tra persone di sessi diversi. Abbiamo alzato una cortina fumogena.
D. E che c’è dietro il fumo?
R.
C’è l’omofobia. Profonda. Sui diritti molti reagiscono aggredendo, perché, lo spiegava Freud, l’alterità esterna ci rivela l’alterità ‘interna’, qualcosa di noi stessi che non ci piace.
D. Lei è cattolica: non si sente in contraddizione con la Chiesa?
R.
Le rispondo con le parole del cardinale Carlo Maria Martini: «Sulla sessualità esiste un conflitto di interpretazioni». La sessualità procreativa non è la sola idea di sessualità nella Chiesa.
D. C’è stata troppa anatomia nel discorso politico intorno al Cirinnà?
R.
Troppa, sì. Prendiamo la lingua francese. Geniteur e parent sono cose diverse: il primo genera, l’altro è padre e madre.
D. E che cos’è per lei la maternità?
R.
Raccogliere la vita per evitare che cada nel vuoto del non senso.
D. Torniamo alla politica. Renzi ha vinto o ha perso, con questa legge?
R.
Dal suo punto di vista ha vinto. Ma questo non conta. Le persone omosessuali hanno perso.
D. La legge approda alla Camera. Lei la voterà?
R.
Non lo so. Me lo chiedo ogni minuto.
D. Se il Cirinnà passa così com’è ora lascerà il Pd?
R.
Entrerò nel Gruppo Misto.
D. La seguiranno altri colleghi?
R.
Non mi risulta.
D. Sul canguro i 5 stelle sono stati in buona fede?
R.
Forse sì, ma anche in commissione avevano fatto diversi dietrofront. Forse hanno capito come funziona la politica.
D. E come funziona?
R.
Si è pronti a tutto, sempre. Non c’è coerenza intorno ai valori. Non c’è rispetto. Ma io non ho capito una cosa.
D. Sarebbe?
R. Perché Renzi non ha messo la fiducia sul Cirinnà così com'era? Avrebbe vinto a mani basse, perché lo scopo di un parlamentare, lo diceva Victor Hugo, è uno solo: durare.

 

Twitter @aletrevisani

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