Milano, Curzio Maltese: «Sala fa male alla sinistra»

Antagonista del candidato Pd, che definisce organico alla destra, Maltese scende in campo per Palazzo Marino. Con una speranza: «Al mio fianco vorrei Pisapia».

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01 Marzo 2016

da Bruxelles

 

Dalla capitale europea è atterrato nel capoluogo lombardo, fresco di candidatura a sindaco di Milano.
Lo scrittore, giornalista ed europarlamentare Curzio Maltese è stato chiamato alle armi dalla lista L'Altra Europa con Tsipras per fermare la corsa a Palazzo Marino di Beppe Sala, il commissario di Expo, che Matteo Renzi ha voluto al timone della capitale finanziaria italiana per il Partito democratico.
«NO AL MODELLO EXPO». Per dire «no al modello Sala» e soprattutto al «modello Expo, che è solo un grande spot», Maltese, dal 2014 eurodeputato presso la commissione Cultura e Istruzione del parlamento di Bruxelles, è arrivato a Milano lunedì mattina 29 febbraio. Ed è già al lavoro per formare la Lista Civica Milano in Comune.
«Non sono candidato», chiarisce subito con Lettera43.it, forse non ancora abituato all'idea, forse intimorito dalla missione affidatagli, «me lo hanno chiesto, ma io non ho manie di primeggiare, so che serve un sindaco unitario, e per questo ho chiesto subito a Civati, ma lui ha rifiutato».

 

  • Curzio Maltese, europarlamentare per la lista L'Altra Europa con Tsipras.

 

DOMANDA. Dopo un sindaco avvocato, Milano potrebbe avere un sindaco giornalista, che però ha già preso il 'vizietto' della politica?
RISPOSTA.
Ho solo dato la mia disponibilità a fare una lista per le comunali, come si fa in altre città, che sia alternativa al Pd di Renzi. E visto che Milano è la mia città, qui sono nato e cresciuto, ci tengo a dare il mio contributo.
D. Milano ha bisogno di aiuto?
R.
Sì, perchè è stata governata molto male dalle giunte di destra. Negli ultimi cinque anni aveva rialzato la testa con la giunta Pisapia, quindi non vedo perchè ora si dovrebbe riconsegnarla, peraltro con i voti del centrosinistra, a uno che stava con Letizia Moratti.
D. Insomma, per lei Sala è uno di destra?
R.
Sì, poi vedo che ora ha cambiato modo di vestire, indossa la maglietta di Che Guevara, ma la pensa esattamente come quando stava con la Moratti. Il suo modello è privatizzare le municipalizzate, attuare una politica liberista che non c'entra niente con quello che ha fatto la giunta Pisapia e che dovrebbe fare la sinistra in una città come Milano.
D. Lei invece che cosa vorrebbe fare?
R.
Voglio creare le condizioni per avere davvero una lista unitaria, alternativa al modello Sala.
D. Una bella sfida o una mission impossible?
R.
Non direi impossibile, anche perché alle primarie del Pd non è che Sala abbia avuto tutto questo plebiscito. Penso ci siano molte persone a Milano, tra i quali molti amici miei, e ne ho tanti, che non vogliano il city manager.
D. Quindi c'è una parte dell'elettorato di sinistra disposto a votare Maltese?
R. 
Questo non lo so ora, devo verificare. Sono un politico, ma solo da poco, e tra l'altro non frequento tantissimo l'ambiente, quindi non ho il polso della situazione.
D. E cosa sa allora?
R.
So quello che vedo e sento parlando con la gente normale, che fa altri lavori. Persone che non andranno a votare alle comunali perché non si riconoscono in nessuno dei candidati che ci sono ora.
D. Quali sono le differenze tra Sala e l'uomo del centrodestra Stefano Parisi?
R.
Sono solo alcuni piccoli particolari, come quelli delle vignette della Settimana enigmistica (dice ironico, ndr). Credo abbiano la stessa visione della città: uno ha lavorato con Albertini e l'altro con la Moratti. Paradossalmente Parisi ha un passato più di sinistra perchè è stato socialista, è stato nella Cgil. Mentre Sala politicamente si è sempre espresso come la destra.
D. Potrebbero fare una Große Koalition?
R.
Purtroppo la politica è un po' così dappertutto: al parlamento europeo i socialisti e i conservatori votano nello stesso modo. E questa è una tragedia per la sinistra, basta vedere le elezioni di tutti i Paesi Ue: quando i partiti socialisti sono alleati con la destra, prendono delle sonore legnate.
D. Perché?
R.
Perché questa idea liberista della sinistra danneggia la sinistra stessa. E a Milano è questo il rischio. Poi vedo tanto trionfalismo, però se l'elettore deve scegliere tra due che più o meno hanno in testa lo stesso modello di città, sceglie il modello originario di destra.
D. Qual è esattamente?
R.
Quello delle municipalizzate, che tra l'altro producono utili, da privatizzare; quello delle aree dismesse dove costruire ancora e ancora, come se non si fosse già costruito abbastanza, e tra l'altro anche inutilmente con pochissima attenzione alla qualità della vita e dell'ambiente.
D. Eppure il tema dell'Expo 2015 era nutrire il pianeta, energia per la vita...
R.
Quello è stato uno spot gigantesco, ma di ricadute vere sull'economia ne ha avute pochissime, il punto e mezzo di Pil non c'è stato, l'economia cittadina non ha avuto chissà quanto, è stata solo una bella fiera.
D. Allora i milanesi si sono solo lasciati abbagliare dalle luci dell'Albero della vita?
R.
No, il problema è che ancora ci devono dire la verità sull'Expo, come è andata veramente, perché non pare sia proprio stato un successo economico. Ma soprattutto ora sono preoccupato per il dopo Expo.
D. Perché?
R.
Vogliono fare lo Human tecnopole, un altro spot enorme che costerà un sacco di soldi e distruggerà quella poca ricerca scientifica che si fa ancora in Italia, come ha spiegato bene la senatrice a vita e biologa Elena Cattaneo.
D. Oltre a bloccare questo progetto, qual è la prima cosa che vorrebbe fare se diventasse sindaco?
R.
Risolvere il problema degli appartamenti sfitti del Comune: 9.500 case vuote in una città che ha così tanti problemi da quel punto di vista non sono accettabili, sono tra l'altro una risorsa del Comune che ora non produce nulla.
D. Mettere le mani sull'immobiliare a Milano, anche se solo quello comunale, è una bella patata bollente...
R.
Credo che il Comune sia responsabile di come viene gestito il patrimonio, se ci sono 9.500 appartamenti sfitti c'è un problema. Questa è la prima emergenza.
D. E Pisapia non è riuscito a risolverla?
R.
Purtroppo no. Poi bisogna far funzionare bene le municipalizzate, non venderle.
D. Una persona come l'ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, assessore all'Urbanistica e dimissionaria della giunta Pisapia, potrebbe darle una mano in questo progetto?
R.
Ci sono tante persone di grande qualità che vorrei chiamare e credo che per Milano molti sarebbero disponibili.
D. Chi vorrebbe avere in squadra?
R.  Mi piacerebbe Pisapia, per esempio. Poi, in generale, non solo a Milano, la questione dell'acqua pubblica la affiderei a Riccardo Petrella. Persona con la quale non ho mai parlato di questo, sia chiaro. Nelle nostre città servono figure esperte, di grande livello internazionale, persone molto oneste e che hanno grande sensibilità per i beni comuni.
D. Beni che invece i city manager vogliono privatizzare...
R. Io non sono contro le privatizzazioni, sia chiaro. Non credo che non debbano mai entrare i privati, non sono un ideologo. Però, giusto per fare un esempio, a Parigi hanno privatizzato l'acqua, hanno fatto un disastro, e poi sono dovuti tornare indietro. Spero che a Milano non si commettano gli stessi errori e che le partecipate si possano far funzionare bene nell'interesse dei cittadini e non dei gruppi di affari. Sinora, purtroppo, le privatizzazioni in Italia sono state delle grandi svendite.
D. Lei su cosa punterebbe invece?
R.
Cultura e turismo: sono due dei punti centrali del rilancio di Milano. Siamo un Paese che ogni giorno perde pezzi di cultura e di turismo culturale. Quanta gente va in altre capitali europee meno belle e attraenti delle nostre?
D. Stefano Boeri non è riuscito a invertire la rotta quando era assessore alla Cultura del comune di Milano?
R.
Boeri è un bravissimo architetto, non è detto che gli riesca tutto.
D. A lei invece riesce tutto, anche di stare a Bruxelles e - come fa la maggior parte degli eurodeputati italiani - appena c'è l'occasione di occupare una poltrona in Italia, tornare a gambe levate?
R. No. Io mi sono solo reso disponibile per provare a fare una lista unitaria, a me della candidatura personale non mi importa nulla.
D. Allora non crede in questa lista di cui dovrebbe essere, almeno per ora, il candidato sindaco?
R.
Ci credo invece, ma non è che mi candido sindaco di Milano perché voglio stare in Italia. Se volessi tornare il posto lo avrei già, mi dimetterei da deputato europeo e rientrerei al quotidiano la Repubblica, dove per ora sono in aspettativa, e dove per altro guadagnavo anche di più di quello che prendo qui a Bruxelles.
D. Però in quel caso lascerebbe la politica.
R.
Non ho certo campato tutta la mia vita facendo il politico. Posso benissimo tornare a fare il giornalista, non è come andare in miniera. Per ora sono in aspettativa malgrado quello che scrive Libero, che fa diffamazione, quando basterebbe fare una telefonata. Ma il direttore Belpietro non riesce a dare una notizia vera neanche quando è lui il protagonista, come nel caso del suo finto attentato.
D. Ce la dia lei una notizia: perché vuole fare il sindaco di Milano?
R.
Eh, questa è l'unica domanda vera. Guadagnerei anche meno di quello che prendo da europarlamentare, ma nella vita non conta solo lo stipendio o la poltrona. Io comunque non mi sono candidato a niente.
D. Ne è sicuro?
R.
Io ho detto che voglio fare una lista, poi siccome tutto viene personalizzato allora tutti dicono: Maltese è il candidato sindaco.
D. Non vuole metterci la faccia allora?
R.
Non sono uno che vuole primeggiare, non ho smanie di potere, e siccome serve un sindaco unitario io l'ho chiesto prima di tutto a chi secondo me poteva essere un buon sindaco, e cioè a Pippo Civati. Ma lui non vuole candidarsi.
D. La sinistra-sinistra non attira più?
R.
Tutt'altro, penso che questa parte politica stia esprimendo buoni sindaci: Luigi De Magistris è meglio degli altri candidati che ci sono a Napoli, Giorgio Airaudo sarebbe un ottimo sindaco a Torino, Stefano Fassina è un uomo preparato, ha una esperienza politica e per me è meglio di Roberto Giachetti o di Alfio Marchini.
D. E Maltese sarebbe meglio di Sala?
R.
Francamente non credo che Sala sarebbe un buon candidato. Il governo tecnico con Mario Monti lo abbiamo già avuto, e non è stato un buon governo.
D. Che cosa non la convince di mr Expo?
R.
Che sia uno organico alla destra, con rapporti con Comunione e liberazione. Capisco che l'Italia è un Paese rassegnato a pagare 60 miliardi di corruzione l'anno, ma in Germania se a un manager arrestano tutti i collaboratori, non è che l'anno dopo gli propongono di candidarsi a sindaco di Berlino.
D. Perchè poi c'è il rischio che gli arrestino anche i collaboratori al Comune?
R.
Esatto, poi sicuramente lui sarà una brava persona...
D. Con lei invece si può stare tranquilli?
R.
A me sinora non hanno arrestato nessun collaboratore. E ne ho avuti diversi.
D. Fedina penale a parte, senza salotti finanziari e imprenditoriali alle spalle pensa davvero di poter diventare sindaco di Milano?
R.
Non tutti gli imprenditori la pensano come Sala. Quanto ai salotti finanziari, che a Milano contano tantissimo, penso che l'unica vera condizione per fare bene il sindaco sia non avere proprio rapporti con loro.
D. Questo è un suggerimento che le ha dato Pisapia?
R.
No, con Pisapia non ho ancora parlato. Certo, se si fosse ricandidato non staremmo a fare tutto questo. Ma so quanto sia difficile amministrare Milano per uno che viene da un altro mondo e che dalla politica ha ricevuto anche molte delusioni.
D. Stessa delusione che potrebbe toccare un giornalista neopolitico, quindi?
R
Io penso che la professione politica, per la quale ho massimo rispetto, sia franata. Penso sia giusto quindi che arrivino altri cittadini che fanno un altro mestiere e poi ritornino a farlo. Quello che trovo un po' strano è che la politca venga appaltata ai city manager, a chi ha fatto l'amministratore pubblico. Insomma, ai Sala e ai Parisi.

 

Twitter @antodem

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