Milano, Tussi: «Renzi nel Pci farebbe fotocopie»

Tussi, candidato comunista a Milano: «Veltroni, D'Alema e Bersani spazzati via? Sono quasi peggio di lui». Sala? «Come Parisi». I social? «Inutili, si veda il M5s».

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09 Marzo 2016

Tiziano Tussi non ha velleità di vittoria. 
Lui, candidato sindaco a Milano per il Partito Comunista di Marco Rizzo, ha l'obiettivo ben chiaro in testa: «Riuscire a entrare in Consiglio comunale per portare avanti battaglie a favore del proletariato sarebbe un successo».
«GLI INTELLETTUALI SI SONO VENDUTI». Tussi, cresciuto alla Bovisa, periferia Nord, ha studiato filosofia alla Statale negli anni della Scuola milanese di Mario Dal Pra e Ludovico Geymonat.
Poi la politica negli anni caldi. Ora è professore di Storia e Filosofia del liceo, insegna al Severi, prima era al Parini, istituti che hanno in parte creato in questi anni la classe dirigente della città: «Ma la borghesia illuminata non esiste più, non c'è più interesse per la politica e invece bisognerebbe studiare di più, soprattutto la sinistra italiana dovrebbe studiare di più», dice a Lettera43.it. «Anche gli intellettuali si sono venduti ai talk show, ormai non c'è più niente».
«D'ALEMA? QUASI PEGGIO DI RENZI». Tussi è un comunista, non lo nasconde. «Bisogna sempre partire da Marx e Engels», spiega nella sua casa di via Volturno, quartiere Isola, a pochi passi da dove nacque Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia ormai in declino.
Il Cav, dice Tussi, «è stato un effetto del sistema, non la causa. Renzi è la stessa cosa, ai tempi del Pci lo avrebbero mandato a fare le fotocopie in sezione. Invece è riuscito a spazzare via Veltroni, D'Alema e Bersani perché sono quasi peggio di lui».
«I SOCIAL? ESPOSIZIONE ARTIFICIALE». A differenza degli sfidanti Beppe Sala e Stefano Parisi, Tussi non aveva profili social: «Ma i miei ex allievi, ora universitari, mi hanno detto che lo dovevo proprio fare e i compagni del partito me lo hanno già approntato, intendo il profilo Facebook. Lo userò solo come mezzo di comunicazione. Nulla di più».
Perché, spiega, «i social sono un'esposizione artificiale, non c'è un ritorno sociale diretto tra questi mezzi e la vita reale, basta guardare le polemiche sul candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Milano (Patrizia Bedori, ndr) che pure Dario Fo dà già per sconfitta».  

 

  • Il premier Matteo Renzi e, nel riquadro, Tiziano Tussi.

 

DOMANDA. Tussi, lei è candidato col Pci: la notizia è che esiste ancora il Partito Comunista in Italia...
RISPOSTA. Prima c'era Rifondazione, poi il Pdc. Rizzo è stato europarlamentare, poi ha rotto con Diliberto. Ha fondato Sinistra Popolare, ora è diventato Partito Comunista. In qualche modo ha ricompattato qualche centinaio di militanti di quel partito e di altri. C'è una struttura nazionale, si presenta a Milano, Torino, Roma e Napoli. Qualcuno ha cincischiato con la lista Tsipras, poi c'è anche il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando...
D. I voti non sono molti.
R. Ogni volta che si presentano prendono sempre la metà di quelli della volta precedente, magari due domande potrebbero farsele...
D. Perchè nessuno vota più comunista?
R.
Non è obbligatorio essere comunisti. Il punto è che se sei comunista devi essere una persona moderna. Quando si sono fatte delle cose importanti si guardava alla modernità. Non possiamo stare qui a pensare di fare la rivoluzione con le classi operaie come la fece Lenin nel 1917 in Russia. In Cina, Mao la rivoluzione l'ha fatta con i contadini, ma erano altri tempi. Bisogna guardare il nostro tempo e non esaltare il passato.
D. E da dove si parte?
R. Serve capire il tempo in cui si vive, studiare. Il capitalismo è sempre stato globalizzato, ma ora è più complesso capire come si muove l'economia finanziaria per contrastarla. Ma noi, i comunisti, non possiamo rispondere semplicemente con 'Viva la classe operaia'.
D. Lei però parla di proletariato.
R.
La proletarizzazione della società ci sarà sempre e aumenterà la differenza tra le classi sociali. Ora non si può parlare più di classe operaia tout court, serve metodo.
D. Perché non l'hanno fatto prima?
R.
Negli Anni 60 e 70 eravamo tutti di sinistra. Mezzo mondo era comunista, era più semplice. Ora è più difficile, bisogna studiare a fondo per operare, essere attinenti ai tempi in cui vive.
D. C'è il Partito democratico, c'è Possibile di Pippo Civati...
R.
Ma sono tutti uguali. Ci sono partiti che nascono per screzi personali. Proposte di sinistra non ce ne sono, è tutto un centro centro. Dovrebbero chiamarsi così tutti i partiti.
D. Neppure a livello europeo vede speranze?
R.
Io vedo poche cose, ci sono stati dei tentativi in Grecia, ora c'è Podemos, ma alla fine sono movimenti molto evanescenti. Bisogna trovare una capacità strutturata contro il sistema, elaborare idee e lavorare. Al momento o c'è dogmatismo o c'è evanescenza.
D. Perché è andata così?
R.
La caduta dell'Urss è stata l'inizio della disfatta, ma non perché lì c'era un mondo migliore, anzi. Ma esisteva comunque un retroterra di idee che adesso non esiste più.
D. Diversi vecchi esponenti del Pci italiano, tra cui Emanuele Macaluso, sostengono di non aver capito cosa stesse accadendo.
R.
Il muro l'hanno fatto cadere e poi è crollato tutto, anche il Pci. Poi è nata Rifondazione, ma si sono aggiunte associazioni di volontariato, ong che non hanno nulla a che fare con un partito strutturato.
D. E adesso?
R.
Ora a Milano abbiamo un candidato di centrosinistra che è uguale a quello del centrodestra, Sala e Parisi sono la stessa cosa. Il primo è riuscito a fregare pure quel poco di sinistra che sia Balzani che Majorino dicevano di impersonare.
D. Potevano unirsi per contrastarlo?
R.
O sono tonti nel non averlo capito, oppure sono complici.
D. Ora c'è chi lo chiede al pm di Mani Pulite Gherardo Colombo...
R.
Una candidatura che non si spiega. C'è anche Curzio Maltese, un altro miracolato alle ultime Europee con la Lista Tsipras
D. La sinistra e la magistratura sono andate a braccetto per molti anni. Pensare che un tempo per la sinistra i magistrati, la polizia e le forze dell'ordine andavano contrastati...
R.
Perché erano forze oppressive. Ovviamente non tutto nella magistratura è negativo, ma certo uno che ha a che fare la giustizia di adesso, con processi così lunghi, poi non può votare che Berlusconi.
D. Il vostro programma?
R.
La politica non è una televendita. Vendo questo, acquisto quello. Se riusciremo a dare un taglio proletario alle nostre politiche questo sarà un successo. Proletario è un bellissimo termine.
D. In Comune a Milano c'è Basilio Rizzo con Rifondazione Comunista.
R.
Uno che ha votato per mettere Franco Servello al Famedio con Giovanni Pesce. E con lui è d’accordo Pisapia. Non sei obbligato a dire che sei di sinistra, nessuno obbliga nessuno. Ma se dici di essere di sinistra fai qualcosa di sinistra.
D. Lei ha votato per Pisapia alle scorse elezioni?
R. Sì e ho sbagliato. Ma l'ho fatto perché non ce la facevo più a vedere la Moratti e De Corato alla guida di Milano. Ora non lo rifarei. Sono tutti di un centro centro. Nessuna differenza sostanziale.

 

Twitter @ARoldering

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boubakar 11/mar/2016 | 19 :15

Nostalgie vane.
Il signore ha nostalgia di un'epoca remota dove la fatica era lavoro e impresa. Il consumismo ha introdotto il concetto di vita agiata per tutti, senza troppa fatica. Una delle scorciatoie è la politica, in particolare quella italiana, che vive in un mare di privilegi, a carico di impresa e lavoro.
Gli esempi più vergognosi sono fu Craxi e Bertinotti, seguiti a ruota da tutti gli altri, compreso Rizzo & Co. La loro prole, come quella di Cossutta, ne godono per diritto ereditario e non quello proletatrio.

laddago 10/mar/2016 | 11 :10

praticamente non dice nulla. Imbarazzante e non fa nemmeno più tenerezza.
Sarebbe divertente vederlo come sindaco

new zealand 10/mar/2016 | 09 :38

Ricorderei al sig. Tussi cosa era il PCI
in pochissime parole un partito dal pensiero unico, sempre perfettamente allineato dietro il capo, che non si discuteva, e l'alleato sovietico, che emanava e controllava il capo. Così l'aveva voluto Togliatti, braccio destro di Stalin, padre e padrone del partito per decenni, così fedele e utile da riuscire a sopravvivere al suo terribile duce. L'obbedienza doveva essere assoluta, di questo cromosoma il PCI non si libererà mai.
Tutt'altra cosa era l'altro partito della sinistra italiana, il PSI nenniano e craxiano, assolutamente più tollerante, libero, aperto alla discussione.
Chiaro che questo quadro non si adatta al carattere di Renzi ne tanto meno ad un partito socialdemocratico di tipo moderno, che punta a vincere le elezioni e a governare una nazione.

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