Operazione Crociata, i cloni della 'ndrangheta lombarda

Decapitato il "locale" di Mariano Comense. Protagonisti figli e nipoti del vecchio boss Muscatello. L'ombra di una guerra di successione fermata dalla Calabria. L'inchiesta della Dda.

di

|

23 Febbraio 2016

Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Dolci.

Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Dolci.

L'inchiesta Infinito, nel 2010, ha scoperchiato «la Lombardia», struttura territoriale della 'ndrangheta annidata nella regione più ricca d'Italia.
E ha portato a sentenze definitive di condanna a carico di 92 persone, comminando in tutto otto secoli di carcere.
Ma nonostante il colpo subito, e le molte altre inchieste anti-mafia che si sono susseguite negli ultimi sei anni, la 'ndrangheta padana con i suoi 15 'locali' - le cellule dell'organizzazione criminale - ha resistito.
E lo ha fatto grazie ai «replicanti», come li definiscono gli stessi magistrati che oggi continuano a combatterla.
ARRESTI A MARIANO COMENSE. Per capire chi siano, e in che modo le regole tradizionali della 'ndrangheta, custodite in Calabria, abbiano probabilmente evitato l'esplosione di una guerra di successione nella Bassa Comasca, occorre partire dai 28 arresti dell'operazione Crociata.
L'inchiesta, tuttora in corso, è condotta dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano, Alessandra Dolci e Marcello Tatangelo.
L'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Andrea Ghinetti, ha colpito uomini d'onore nati e cresciuti a Mariano Comense, meno di 25 mila abitanti in provincia di Como: seconde e terze generazioni di 'ndrangheta in Lombardia.
MUSCATELLO CONTRO MEDICI. E ha rivelato uno scontro per la conquista del comando tra la storica famiglia Muscatello, decisa a conservarlo, e i rampanti Medici.
Due famiglie appartenenti al medesimo 'locale', tanto a Mariano Comense quanto giù, a Sant'Agata del Bianco, 650 anime in provincia di Reggio Calabria.
Sei anni dopo Infinito, gli indagati si mostrano più accorti.
Niente più summit, 'mangiate', conversazioni compromettenti.
Ma la sostanza del business criminale non è cambiata.
DAL VECCHIO BOSS AL FIGLIO. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico internazionale di droga (centinaia i chili sequestrati dai carabinieri: marijuana, hashish e cocaina) fino ai reati di usura, estorsione e rapina.
Il vecchio Salvatore Muscatello, 81 anni, boss di Mariano Comense condannato nel 2015 a 16 anni di carcere, è agli arresti domiciliari.
A partire dal 2013, raccontano le carte dell'inchiesta, ha iniziato a ricevere le visite quotidiane del figlio, Domenico Muscatello, che ha finito di espiare una pena a 15 anni di reclusione per traffico di droga.
Per i magistrati non si trattava di semplice affetto filiale.
FACEVA IL PORTAVOCE DEL PADRE. Domenico riceve le direttive da portare all’esterno, fa le veci del padre e gli consente così di riprendere il controllo del territorio.
Ma fa anche di più. Tra il 2013 e il 2014 diventa ambasciatore con le famiglie di 'ndrangheta del 'locale' calabrese di riferimento, la casa-madre di Sant'Agata del Bianco.
Approfitta del processo in corso a Reggio Calabria, in cui era imputato per associazione mafiosa e da cui infine è stato assolto, per fare loro visita e per perorare la causa della sua famiglia contro i Medici.

La «capacità di clonazione» delle cosche

I soggetti coinvolti nell'Operazione Crociata.

I soggetti coinvolti nell'Operazione Crociata.

In particolare contro uno di loro: Francesco Salvatore Medici, indagato per associazione mafiosa.
Una new entry assoluta in Lombardia.
Non coinvolto nell'operazione Infinito, si è trasferito a Mariano Comense da un'altra regione dopo l'arresto del fratello, Giuseppe Antonio Medici, nel 2010.
Secondo i magistrati per prenderne il posto nel 'locale'.
Un esempio di quella «capacità di clonazione» che porta gli inquirenti a parlare di 'ndrangheta «replicante».
L'OBIETTIVO: LA CROCIATA. I Medici volevano 'allargarsi'. Si lamentavano della gestione Muscatello e hanno iniziato quindi a muoversi con sempre maggiore autonomia sul fronte delle estorsioni e dell’organizzazione interna.
Francesco Salvatore era in possesso della 'dote' di Padrino, ma puntava a un grado superiore: la Crociata.
Il vecchio Muscatello, però, non era d'accordo.
E attraverso il figlio ha mosso contro i rivali l'autorità della tradizione, con due accuse precise: 'abbandono' e 'debolezza'.
L'IMPORTANZA DEL VECCHIO CODICE. La prima riguarda il mancato sostegno economico della famiglia, quando il boss era detenuto.
La seconda, invece, rimanda alla presunta tossicodipendenza di Francesco Salvatore Medici.
Due mancanze che, secondo il codice della 'ndrangheta, renderebbero il Padrino non meritevole della promozione.
In Calabria le ragioni dei Muscatello sono state accolte.
I Medici, richiamati all'ordine, sono stati ricondotti sotto l'autorità dei Muscatello e colpiti con il 'fermo' di tutte le cariche.
Il vecchio boss, d'altra parte, non è uno qualunque. La sua importanza in Lombardia si comprende alla luce dei rapporti che lo legano storicamente a esponenti di vertice della 'ndrangheta calabrese.
AMICIZIE MAFIOSE TRASVERSALI. Per esempio la sua amicizia con il defunto Antonio Pelle detto Gambazza, capo dell'omonima cosca di San Luca.
È stato lo stesso boss a sottolineare il rapporto nel corso del processo Infinito, ricordando che quando erano ragazzini «andavano a pascolare il gregge insieme».
Questo legame amicale, secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito a conferirgli grande importanza nel contesto lombardo.
Una conversazione intercettata dai carabinieri di Monza lo sancisce chiaramente: «Finché qui ci saranno i Muscatello, saranno soltanto loro a comandare».

Indagati i nipotini del boss: classe 1989 e 1992

Alcune intercettazioni nell'ambito dell'Operazione Crociata.

Alcune intercettazioni nell'ambito dell'Operazione Crociata.

I Muscatello, al plurale.
Nei suoi viaggi in Calabria Domenico Muscatello non era solo.
Con lui c'erano infatti i giovanissimi nipoti.
In un'occasione Stjven Muscatello, nato a Como nel 1989.
In altre due Ludovico Muscatello, nato a Mariano Comense nel 1992. Fra loro sono cugini, figli di due fratelli.
Il nonno è il vecchio boss Salvatore e i due giovani sono entrambi indagati per associazione mafiosa, assieme al fratello maggiore di Ludovico, che porta il nome del nonno.
I fratelli Muscatello, secondo l'accusa, avrebbero già una 'dote' piuttosto elevata: uguale o superiore a quella dello 'sgarrista'.
SOPRAVVISSUTO ALL'AGGUATO. E Ludovico Muscatello, nonostante la sua giovane età, ha già rischiato di morire.
Il 10 ottobre 2015 è stato ferito in un agguato con sei colpi di pistola. L'episodio, finora oscuro, si inserisce nello scontro tra famiglie successivamente 'stoppato' dalla Calabria che la Dda di Milano sta pazientemente portando alla luce.
IL CORAGGIO DI DENUNCIARE. In questo quadro fosco, che rende la lontana provincia di Como piuttosto simile a quella di Reggio Calabria sotto il profilo del crimine organizzato, c'è una piccola luce, che merita di essere sottolineata.
Quando l'indagine era già avviata, comprese le relative attività di intercettazione a carico degli indagati, negli uffici della procura di Milano si è presentato spontaneamente un imprenditore di origine calabrese, trapiantato in provincia di Como negli Anni 80: Vincenzo Francomano.
Carrozziere e meccanico, Francomano ha denunciato le estorsioni subite da Giuseppe Oliverio, già condannato in passato per traffico di droga e arrestato nell'operazione Crociata.
Oliverio non è indagato per associazione mafiosa. Secondo l'accusa, quindi, non risulta affiliato alla 'ndrangheta.
METODI INTIMIDATORI. Tuttavia, dopo essersi «impossessato 'a costo zero' dell'officina» di Francomano «con metodi intimidatori», la avrebbe trasformata in «un luogo di incontro della criminalità della zona».
Le intercettazioni telefoniche e ambientali a carico di Oliverio, si legge nell'ordinanza del Gip, hanno consentito di dimostrare specifici episodi di traffico di stupefacenti (marijuana e cocaina), con contestuale sequestro della droga.
Episodi che confermerebebro l'esistenza di un gruppo organizzato capeggiato dallo stesso Oliverio.
I MAGISTRATI: «COLLABORATE». Vincenzo Francomano detiene un record.
È «l’unico imprenditore lombardo che si è presentato alla nostra porta per denunciare», ha detto il sostituto procuratore Alessandra Dolci.
L'appello dei magistrati è rivolto a tutti gli altri. Agli imprenditori che subiscono in silenzio. È un invito a collaborare con le autorità, per impedire ai «replicanti» della 'ndrangheta lombarda di estendere il loro potere. Fatto di violenza, abusi e omertà.
 

Twitter @davidegangale

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Export, terremoto, costo del denaro: che nubi su Renzi

Cala la fiducia di famiglie e imprese. Aumenta il debito. Preoccupa la deflazione. L’economia italiana è piena di incognite. Il colpo di grazia? Se la Fed alza i tassi...

prev
next