Pansa: «Così il petrolio dell'Isis può entrare in Ue»

L'Occidente acquista il greggio dello Stato Islamico? Pansa, ex ad Finmeccanica: «Mancano i controlli sui broker, non è da escludere». E sul traffico d'armi...

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18 Novembre 2015

Un milione e mezzo di dollari. Tanto guadagna ogni giorno l'Isis con il commercio del petrolio. Una bella cifra, soprattutto se si considera che in questo affare il Califfato non ha investito un dollaro.
I pozzi, in Iraq soprattutto, sono stati conquistati. E l'unica spesa viva da sostenere è il costo di estrazione che, in Iraq come in Arabia Saudita, è relativamente basso.
Ma i clienti chi sono?
Per lo più locali, iracheni e siriani. Persino i ribelli anti Assad, nemici del Califfato, sono costretti ad acquistare l'oro nero dai nemici.
Ma non è escluso che, attraverso intermediari, questo petrolio possa essere venduto anche al di fuori dai fumosi confini dello Stato Islamico.
IL RUOLO DEI BROKER. Non essendo dotato di raffinerie - molte delle quali sono state distrutte dai blitz della coalizione a guida Usa - lo Stato islamico è costretto a trasportare il greggio con autobotti ed esportarlo, anche grazie all'aiuto delle tantissime società di brokeraggio che operano nell'area.
«A quanto ci risulta», conferma a Lettera43.it Alessandro Pansa, direttore del master in corporate Finance della Luiss Business School ed ex ad di Finmeccanica, «l'Isis non controlla né porti, né oleodotti, né gasdotti. Anche se un discorso a parte va fatto per la Libia».
Pure nella nostra ex colonia, infatti, l'Isis ha messo radici, sfruttando il caos politico scoppiato dopo la morte di Gheddafi. Il Paese ha due governi - quello ufficiale di Tripoli e quello di Tobruk - con due ministri del Petrolio e due rappresentanti della Compagnia petrolifera di Stato (National Oil Corporation, Noc) - e grosse sacche di territorio in mano a milizie e tribù.
L'HUB DI MELLITAH. Ma l'ex Jamahiriya merita un discorso a parte anche perché ospita l'hub di Mellitah, tra Sirte (in mano ai jihadisti) e il confine tunisino, controllato da una joint venture tra Eni e la Noc. 
È da lì che partono le pipeline che trasportano gas e petrolio in Italia e, quindi, in Europa.
Per dare l'idea, secondo i dati dell’Unione petrolifera, nel 2014 l’Italia ha importato dalla Libia qualcosa come 3,3 milioni di tonnellate di petrolio, il 6,7% del totale, e 6,4 miliardi di metri cubi di gas, il 12% del totale. Percentuale aumentata, fa notare Pansa, dopo le sanzioni nei confronti della Russia, altro nostro fornitore.
 

  • Alessandro Pansa, direttore del master in corporate Finance della Luiss Business School ed ex ad di Finmeccanica.

 

DOMANDA. È possibile che una parte di quel petrolio e quel gas venga acquistato dal Califfato?
RISPOSTA. Va premessa una cosa: l'hub non è controllato dall'Isis. Però non è escluso che alcuni pozzi o giacimenti libici lo siano.
D. E potrebbe raggiungere l'Europa attraverso pipeline e gasdotti?
R. Il petrolio arriva a Mellitah da molti fornitori. E l'Eni - agendo in totale trasparenza e correttezza - lo acquista pagandolo alla Banca centrale libica.
D. E dove finiscono i soldi?
R. La Banca centrale a sua volta distribuisce i proventi a Tripoli, a Tobruk e a chi fornisce il petrolio. E quindi forse, ma è un'ipotesi, anche all'Isis.
D. In generale, come funziona il mercato degli idrocarburi nei territori occupati dallo Stato islamico?
R. Possedendo solo i pozzi, è verosimile che il Califfato per esportare il petrolio si serva di alcune società di broker.
D. Qual è il loro ruolo?
R. Lo acquistano dall'Isis, lo trasportano e lo piazzano presso le raffinerie.
D. Di che società si tratta?
R. Solitamente sono società che hanno sede in Paesi diciamo accondiscendenti nei confronti del Califfato, oppure in paradisi societari e fiscali.
D. Non è possibile effettuare controlli, quindi...
R. Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di società poco trasparenti e senza una vera sostanza economica. Inoltre operano in aree dove i controlli sono quasi inesistenti.
D. E quindi grazie a questa triangolazione il petrolio può uscire dal Califfato ed essere acquistato senza problemi.
R. Il sistema permette di aggirare le normative occidentali. E questo non avviene solo per il petrogas ma per ogni bene di pregio, dalle armi ai minerali fino all'uranio.
D. Acquistare il petrolio del Califfato conviene?
R. Sì, è venduto a un prezzo inferiore a quello di mercato.
D. Anche se il barile è sceso a 40 dollari?
R. Questo non c'entra. Va considerato che il petrolio iracheno, come quello saudita, ha costi d'estrazione bassi. Anche applicando uno sconto del 20% per i jihadisti è comunque un guadagno, dal momento che non hanno alcun investimento da ammortizzare.
D. È praticamente un surplus...
R. È così. E poi se non ci fosse una convenienza le società di brokeraggio non rischierebbero.
D. Lei diceva che questo sistema vale anche per il traffico d'armi...
R. Sì, con una differenza importante però: si tratta di 'merci' ben visibili. Trasportare pezzi grossi e delicati - come bazooka o missili - non è una passeggiata.
D. E le munizioni invece?
R. È più semplice porcurarsele perché sono prodotte anche da Paesi limitrofi o comunque sottoposti a meno controlli.
D. Come intervengono gli intermediari?
R. Solitamente si mascherano da società di consulenze o di ingegneria. Sono simili a quelli che trattano petrolio e gas, solo più raffinati.
D. E come fanno a venderle all'Isis?
R. Acquistano partite d'armi più o meno regolarmente, anche se quando si trafficano clandestinamente armi non si è mai nella legalità. Poi le rivendono a soggetti che non potrebbero acquistarle. Come accade anche in altri casi con i Paesi sottoposti a embargo.
D. Suv attrezzati, camionette, piccole autoblindo. Ma da dove arrivano le armi dell'Isis?
R. Una parte viene comprata sul mercato clandestino e un'altra parte deriva da quanto gli eserciti occidentali hanno lasciato nei Paesi dove hanno combattuto, come Afghanistan e Iraq. Costava più rimetterle in sesto o rottamarle che abbandonarle sul campo.


Twitter @franzic76

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 19/nov/2015 | 09 :28

Il petrolio dell'ISIS
Molto chiaro. E poi, forse che noi non abbiamo sempre comperato materie prime da qualsiasi dittatore, indipendentemente da guerre, massacri, etc..?

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