Quirinale, la reggia dorata che ospita Sergio Mattarella

Un bilancio 2014 da 237 milioni: più di Eliseo (110) e Buckingham Palace (60). Corte di 1.674 persone. Quadri, arazzi e ceramiche papali. Lo sfarzo del Colle.

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03 Febbraio 2015

Piazza del Quirinale.

(© Getty Images) Piazza del Quirinale.

Negli appartamenti della chiesa di Sant'Andrea, costruita dal Bernini per i gesuiti di fronte alla 'manica lunga' del Quirinale, c'è una finestra vietata.
Se la apri e ti affacci, spunta subito un carabiniere col mitra che ti fa netto segno di riaccostare gli infissi e tornare dentro a farti gli affari tuoi.
Proibito guardare, perché quel vano alto punta dritto dritto, da pochi metri, dentro il palazzo dove vive e lavora il capo dello Stato insieme a tutta la sua corte formata da 1.674 persone tra funzionari, consiglieri, militari, dipendenti e collaboratori esterni di ogni ordine e grado.
Sergio Mattarella si insedia dunque nella reggia che fu villa estiva dei papi prima e dimora stabile dei Savoia poi, per diventare l'odierno cuore e motore della presidenza della Repubblica con tutti i suoi uffici e segreti.
BILANCIO DA 237 MILIONI. Durante il suo doppio mandato, Giorgio Napolitano ha avviato una politica di bonifica del bilancio, che per il 2014 ammontava a 237 milioni di euro (meno 30% rispetto a 10 anni prima) e una drastica riduzione del personale (cioè il 90% dei costi totali) che nel 2006 era composto da 2.181 unità.
I TEDESCHI NE SPENDONO 28. Il Quirinale, nonostante i risparmi, si conferma una reggia anche dal punto di vista dei costi: perché, per fare qualche paragone, la presidenza tedesca spende appena 28 milioni di euro all'anno e ha soltanto 160 persone al suo servizio, Buckingham Palace conta su un budget di 60 milioni mentre l'Eliseo francese, per quanto prodigo di spese, si arresta alla cifra di 110-115 milioni di euro l'anno, meno della metà rispetto alla nostro Colle.

 

Quadri, mobili e ceramiche papali dentro una reggia sfarzosa

La regina Elisabetta con Giorgio Napolitano nelle sale del Quirinale.

(© Getty Images) La regina Elisabetta con Giorgio Napolitano nelle sale del Quirinale.

Una reggia non è solo la residenza del sovrano, ma è anche il 'segno' forte del suo potere.
Così, dopo la presa di Roma, i Savoia scelsero di sfrattare il papa-re, lo confinarono in Vaticano e fecero del Palazzo la propria dimora.
Scelta logica, che si nutre di una antica e profonda simbologia.
COLLE PER ECCELLENZA. Il Quirinale, area sacra dedicata a Quirino, divinità protettrice dell'Urbe e dei suoi abitanti, è sin dall'epoca dei Romani detto «il Colle» per eccellenza.
E i nuovi re della nuova Italia trovarono la reggia già splendente per le opere d'arte commissionate o acquistate nei secoli dai pontefici.
Ma la Casa Savoia non disponeva dei quattrini della Chiesa e, a seguito delle guerre di indipendenza e conquista della Penisola, si ritrovò quasi in bolletta.
Le ristrettezze economiche non impedirono tuttavia alla famiglia reale di arredare ancora la residenza con opere d'arte preziose e degne di questo nome.
CAPOLAVORI SACCHEGGIATI. I Savoia così saccheggiarono i capolavori degli Stati pre Italia unita: quadri, mobili e ceramiche papali (che il Vaticano chiese inutilmente di riavere per decenni).
Quindi portarono al Quirinale (solo per fare qualche esempio) gli arazzi settecenteschi napoletani del ciclo di Don Chisciotte, sottratti al Regno delle due Sicile, mentre da Palazzo Vecchio di Firenze (già Granducato di Toscana) trafugarono un'altra serie di arazzi, medicei e cinquecenteschi.
Anche gli ex Ducati di Parma e Modena subirono gravi spoliazioni di opere che ancora oggi fanno bella mostra di sé nelle sale della presidenza.

 

Un esercito di consiglieri, camerlenghi e mandarini

Il governo Renzi al Quirinale nel giorno del giuramento.

(© Getty Images) Il governo Renzi al Quirinale nel giorno del giuramento.

Gran parte del personale della presidenza è costituito da forze dell'ordine: i corazzieri di rappresentanza, certo, ma anche centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri che vegliano sulla sicurezza di un sol uomo.
Dentro, nelle segrete stanze, operano gli uffici che danno supporto e sostegno al politico che di volta in volta si trova ad abitarle.
Intrecci di potere enorme: figure non elette, ma nominalte dal sovrano repubblicano e spesso poco conosciute se non ignorate dall'opinione pubblica.
MARRA È IL RASPUTIN. L'uomo più potente, il Rasputin del Quirinale, colui che sussurra all'orecchio del presidente, è il segretario generale: ruolo oggi copero da Donato Marra, napoletano di 75 anni, docente di diritto parlamentare, insediato da Napolitano dopo aver svolto il giusto cursus onorum passando, tra l'altro, per la poltrona di segretario generale della Camera, dove venne chiamato da Nilde Iotti.
CAPRARA PORTAVOCE. Nello stuolo di consiglieri, i mandarini del Quirinale, figurano tra gli altri il segretario generale onorario Gaetano Gifuni, già uomo di Confindustria negli Anni 50 e 60, condotto sul Colle da Oscar Luigi Scalfaro, il generale della Guardia di finanza Rolando Mosca Moschini (Affari militari), il giornalista Maurizio Caprara (portavoce della presidenza), anch'egli napoletano, nipote di quel Massimo Caprara che fu segretario di Palmiro Togliatti.
L'ETERNO SECHI. La figura forse più familiare del Quirinale, immancabile come gli arazzi alle pareti, è il sardo Salvatore Sechi, fedelissimo di tutti i presidenti sin dai tempi del suo conterraneo Francesco Cossiga, il quale lo portò con sé al Colle dove oggi riveste il ruolo di «consulente del presidente in materia di prassi costituzionali».
Sechi, 78 anni, ha quindi il compito di guidare il capo dello Stato nello scivoloso percorso della cosiddetta «Costituzione materiale», ovvero qul corpo di regole non scritte ma in genere rispettate cucite, dal Dopoguerra a oggi, attorno a quella che è la Carta fondamentale dei diritti in Italia.

Mattarella sarà arbitro o anche giocatore?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a piedi per le vie di Roma.

(© Ansa) Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a piedi per le vie di Roma.

E sono proprio queste prassi, in parte cristallizzate ma sempre suscettibili di modifiche, a fare dell'inquilino del Quirinale una sorta di pirandelliano personaggio in cerca di autore.
Semplice garante delle leggi e arbitro del confronto politico, oppure giocatore a pieno titolo di un grande schema che coinvolge governo, parlamento, magistratura, forze armate ed enti locali? Dipende.
GRONCHI A GAMBA TESA. Giovanni Gronchi, eletto nel 1955, entrò immediatamente nella partita a gamba tesa.
Consigliato dal gesuita Antonio Messineo (il suo Richelieu), accettò come autentiche le dimissioni «di cortesia» (previste dalle prassi costituzionali) che il presidente del Consiglio Scelba gli presentò a nome suo e del governo come atto formale e dovuto.
Scelba, a sorpresa, fu cacciato via in meno di un mese, con la creazione di un precedente mai replicato, ma che può sempre essere rispolverato all'occorrenza.
SEGNI IL GOLPISTA. Ci fu poi Antonio Segni, il presidente golpista che organizzò il 'Piano Solo': avrebbe dovuto permettere alle forze armate, a gruppi di fascisti e ai servizi segreti di prendere il potere in Italia.
Oltre a questi esempi clamorosi, nelle segrete stanze della reggia ex pontificia e sabauda ciascun presidente ha giocato a modo suo: il doppio Cossiga (sassarese come Segni), prima silente e discreto, poi divenuto il rumoroso 'Picconatore' di fine mandato, ma anche Scalfaro che facendo abilmente sponda sulla Lega liquidò in pochi mesi il primo esecutivo Berlusconi.
NAPOLITANO TESSITORE. Fino a Napolitano, sottile tessitore, insieme a Marra e Gifuni, della tela che, alla faccia delle riforme elettorali con l'indicazione del premier nella lista, ha saputo costruire ben tre governi (Monti, Letta e Renzi) privi di qualunque passaggio per le urne.
TRAME E GIOCHI PROIBITI. Nel 1955 il giornalista Enrico Mattei (un omonimo del presidente dell'Eni) scrisse che «con Gronchi il Quirinale diventa Palazzo», dunque un Cremlino, una reggia zeppa di sussurri, trame e giochi che debbono rimanere segreti, la cui difesa è affidata anche alla simbologia e allo sfoggio del potere: ecco perché, se ti affacci alla finestra alta di Sant'Andrea al Quirinale, il carabiniere ti fa seccamente cenno di tornare dentro e pensare ai fatti tuoi.

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Carlo Ulisse Rossi 01/apr/2015 | 23 :07

I tedeschi spendono 28 milioni
I tedeschi spendono 28 milioni,cioè 211 milioni l'anno di meno dell'Italia, che bastano a costruire 200 nuove scuole l'anno, oppure a costruire 15 nuovi ospedali. E' possibile che nessuno si rende conto di questo sprego di risorse.

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