Quirinale, via al toto nomi: Renzi fa l'equilibrista

Visco piace a destra e a sinistra. Mattarella mette d'accordo renziani e popolari. Pinotti stuzzica la gauche del Pd. Ma su ognuno di loro manca l'ampio consenso.

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15 Gennaio 2015

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco.

(© ImagoEconomica) Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco.

Giorgio Napolitano si è dimesso: ora il totonomi può partire ufficialmente.
E stando ai rumors delle ultimissime ore, a Palazzo Chigi la rosa diventa sempre più ampia, rendendo difficile quella sintesi che dovrà necessariamente essere fatta in tempi brevi per proporre la candidatura di una figura al di sopra delle parti e «largamente condivisa» dalle altre forze politiche, come vorrebbe Matteo Renzi.
L’identikit più o meno è stato tracciato: un uomo (o una donna) delle istituzioni, che non abbia partecipato assiduamente alla guerra dei 20 anni con Silvio Berlusconi, nemico giurato dell’antipolitica, con ottime referenze in Europa e buone entrature anche in America, Russia e Asia. Detta così sembra il classico ago nel pagliaio, invece qualche nome che risponde alla descrizione c’è.
VISCO E MATTARELLA IN PRIMA FILA. A partire da Ignazio Visco, attuale numero di Banca d’Italia, conosciuto e apprezzato a livello internazionale, sempre fuori dalle beghe tra centrodestra e centrosinistra ma con molti estimatori in entrambe gli schieramenti.
A seguire c’è Sergio Mattarella, 74 anni a luglio, più volte ministro nella sua lunga carriera, durante la quale ha firmato la legge elettorale maggioritaria, il cosiddetto Mattarellum, che ancora oggi è indicata da buona parte dell’arco costituzionale come la migliore possibile per l’Italia. Anche al di fuori dei confini italiani Mattarella è conosciuto e apprezzato. L’unica nota stonata è la sua mai nascosta poca simpatia per Berlusconi.
PINOTTI STIMATA ALL'ESTERO. Nel carniere di Renzi c’è comunque spazio anche per le donne. In primis Roberta Pinotti, comunista dal cuore diplomatico, attuale ministro della Difesa, non ostile a eventuali larghe intese e decisamente stimata sia in Occidente sia in Asia. A suo sfavore, però, gioca paradossalmente la fedeltà al presidente del Consiglio. Caratteristica che potrebbe far storcere il naso a molti in Forza Italia e nella minoranza Dem.
Nella lista ci sono anche altri nomi, ma con chance decisamente meno alte rispetto a questi tre. Per dovere di cronaca Lettera43.it li elenca, così come suggeriscono alcune fonti parlamentari. Si tratta dell’attuale presidente della Cassa Depositi e prestiti, Franco Bassanini, dell’ex premier Romano Prodi, della senatrice Pd Anna Finocchiaro e della vice presidente della Camera, Marina Sereni.

Un ex funzionario di Palazzo Chigi: «Manca un nome condiviso»

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti accanto al premier Renzi.

(© Ansa) Il ministro della Difesa Roberta Pinotti accanto al premier Renzi.

Espletato il rito del totonomi, vanno analizzati anche i possibili scenari legati alle varie candidature. Perché se a ogni compromesso corrisponde una contropartita, per ogni papabile c’è sempre un prezzo da pagare.
E mettere d’accordo almeno la metà più uno di 1.009 grandi elettori (sei senatori a vita più i 315 ordinari, 630 deputati e 58 rappresentanti delle Regioni) chiamati a scegliere il successore di Napolitano, è un esercizio da esperti equilibristi della politica.
I MALUMORI DEGLI EX DS. Mattarella piace a una parte di renziani e popolari della pattuglia dem.
Prova ne sarebbe la cena del 13 gennaio tra 57 grandi elettori in un ristorante di Roma, durante la quale – stando agli spifferi di Palazzo – si sarebbe creato un silenzioso ma cospicuo comitato promotore dell’ex ministro, a cui potrebbero prendere parte anche due commensali d’eccezione come il vice segretario dem, Lorenzo Guerini, e il deputato Matteo Richetti, entrambi di estrazione democristiana, e quindi culturalmente vicini a Mattarella.
Il padre della legge elettorale maggioritaria, però, non piace a quella parte di sinistra dura e pura (ex Ds, Sel e area Cgil per intenderci), che teme un’asse troppo centrista tra Quirinale e Palazzo Chigi.
LE RUGGINI RENZI-BANKITALIA. Discorso opposto, ma con identico finale, invece per Pinotti. Il titolare della Difesa ha un passato incontrovertibilmente di sinistra, elemento questo che metterebbe a tacere l’anima gauche del Pd.
Di contro, però, a destra più di uno (soprattutto nella corrente che fa capo a Raffaele Fitto) storcerebbe il muso, per dirla alla Matteo Salvini, per un altro comunista al Colle. E per di più estremamente in sintonia col nemico Renzi. Caratteristica, quest’ultima, che creerebbe uno strano asse con d’alemiani, cuperliani, civatiani e bersaniani.
Per esclusione, dunque, il più convincente dei candidati in lizza sembra essere proprio il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Ma le apparenze a volte ingannano, perché in questo caso i dubbi sarebbero tutti del premier, che con Palazzo Koch non ha mai avuto rapporti idilliaci da quando è alla guida del governo.
«PREMIER E CAV SONO IN CONFUSIONE». «La verità è che Renzi, Berlusconi e gli altri sono in confusione», spiega a Lettera43.it un ex funzionario di Palazzo Chigi. «Non hanno un nome condiviso e hanno fretta di concludere presto le votazioni. In questo modo il rischio che esca fuori un presidente della Repubblica sbagliato è altissimo».
Presagi e previsioni che da oggi accompagneranno la vita politica dell’Italia, fino a quando non sarà stato scelto il successore di Napolitano. E stando alle prime indiscrezioni trapelate sulla nuova corsa al Quirinale, non sarà una cosa facile. Esattamente come due anni fa.

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Canoi 15/gen/2015 | 12 :55

Renzi non ha metodo, non sa negoziare; impone e basta. Il suo compito tradisce il suo interesse cioè mettere un presidente che gli rinnovi l'incarico.

Canoi 15/gen/2015 | 09 :27

Se l'approccio di Renzi è quello che scrivete non combinerà nulla. Non si fanno nomi prima del 29 gennaio quando si andrà a votare e anche allora deve aspettare che i nomi li facciano gli altri per sentire l'orientamento dei suoi. Quando si comincia così si espone il candidato all'impallinamento. Il fatto è che Renzi impone senza convincere e questo modo, in Parlamento, è sbagliato.

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